Il Tirreno

Livorno

«Ripartiamo dalle nostre certezze»

Renzo Marmugi
<b>28 ANNI.</b> Manuel Iori, qui contro il Vicenza, vede un Livorno destinato a crescere
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28 ANNI. Manuel Iori, qui contro il Vicenza, vede un Livorno destinato a crescere

Iori: dietro ci siamo, Tavano non è un problema e i gol arriveranno

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 LIVORNO. «Se incontri difficoltà, riprovaci, con più forza, più intelligenza: persevera in modo implacabile». Manuel Iori forse non conosce la piramide del successo di John Wooden, il coach di basket più grande di sempre morto a 99 anni al capolinea di una carriera leggendaria, ma dopo gli stenti e la tristezza col Portogruaro ci mette faccia, cuore, propositi. Perchè, come diceva quel santone americano, «la stella della squadra è la squadra, noi viene prima di me».  Oppure «dai il massimo quando devi dare il massimo: il massimo è richiesto ogni giorno». Principi che si adattano come una seconda pelle al Livorno di Bepi Pillon. 6 punti in 5 giornate, e negli occhi della gente c'è ancora l'ultima sfida, lo zero assoluto col Portogruaro.  Autocritica. «Quella partita - dice il regista amaranto - per tutta la settimana l'avevamo preparata in modo diverso, invece in campo non siamo riusciti a fare cosa ci eravamo prefissati. Cercavamo di sfondare centralmente anziché sulle fasce, e per il Portogruaro è stato facile chiudersi e ridurre al minimo i pericoli. La sensazione, rivedendo le immagini, è che siamo stati lenti e prevedibili. Loro a centrocampo erano disposti a rombo, e se non ti muovi con i tempi giusti ti pescano sempre, il pressing scatta e vai in difficoltà. Sì, abbiamo sofferto. Ma io penso una cosa: ripartiamo dalle nostre certezze».  La difesa. «Non prendiamo gol da due partite - continua Iori - e l'ultimo è arrivato su punizione contro il Siena, e per un nostro erroraccio. Segno che la fase difensiva funziona: col Portogruaro Di Bella era al debutto e ha fatto una buonissima partita, Miglionico rientrava dopo otto mesi ai box ed è stato impeccabile, Perticone terzino destro - un ruolo non suo - esemplare. Se riesci a non subire gol è già un bel punto di partenza, e prima o poi uno lo segni. Ecco, ora il Livorno deve concentrarsi sulla fase offensiva, lavorarci molto perché non è normale fare il primo tiro in porta dopo 93 minuti».  Il caso Tavano. Manuel Iori qui alza i toni: «La squadra - dice non ha mai pensato che Ciccio sia un problema. E' un momento in cui sta avendo difficoltà, magari si trova un po' indietro come condizione, però in ogni allenamento tira il gruppo, si impegna, dà l'esempio. Per noi Tavano è un uomo fondamentale, quello che può fare la differenza. I gol? Li ha sempre segnati e continuerà a segnarli. Tocca anche a noi provare a servirlo meglio, dargli più palloni giocabili, aiutarlo a chiudere in fretta questa parentesi. E se non cominciamo il gioco da dietro, quando ci sono lui e Dionisi, inutile cercare i cross. Bisogna cercare di servirli in profondità, con fraseggi palla a terra».  La condizione. «Mi manca un po' di brillantezza, ma la condizione atletica c'è già. Al 90' col Portogruaro mi sono avventurato in un uno-due con Surraco sulla fascia, segno che stavo ancora bene...».  Il campionato. «In serie B è la continuità di risultati che fa la differenza, se vinci in casa e pareggi fuori vai lontano. Il Siena è la super favorita, da noi però ha pareggiato soltanto grazie a un nostro errore. E se alla classifica del Livorno si aggiungono i due punti persi nel derby e quelli non raccolti a Vicenza per il gol ingiustamente annullato a Dionisi, anche noi a quest'ora saremmo in alto. La verità - sottolinea Manuel Iori - è che siamo una buona squadra, bisogna mettercelo in testa prima di tutto noi».  Prua su Novara. Ricomincia la settimana, si volta pagina. La sesta giornata prevede la trasferta di Novara. «Una squadra organizzata - il pensiero del regista amaranto - con giocatori di valore come Bertani e Rigoni. A Torino anche in nove contro undici nel finale hanno creato occasioni da gol, segno che sono in grado di proporre un buon calcio. In più ci sarà anche il fattore campo sintetico. Io non ci ho mai giocato, anche se a Verona qualche volta mi ci sono allenato. Il ricordo è che la palla si muove molto più velocemente e il rimbalzo è più soffice. Ma tutto dipenderà dalle nostre convinzioni, dalla voglia che butteremo sul campo. Lo ribadisco: ripartiamo dalle nostre certezze».

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di Redazione web