Il Tirreno

Livorno

La «brava gente» di Gino Bacci

Jimmy Morrone
<b>CON PAOLO BERGAMO. </b>Gino Bacci alla Caprillina
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CON PAOLO BERGAMO. Gino Bacci alla Caprillina

Un libro sui livornesi: tanto sport, ma non solo

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 LIVORNO. «Arruffoni, determinati, spavaldi, ma fieri e generosi. Perché, in fondo, noi livornesi siamo brava gente, questa è la nostra forza...». La penna è una garanzia, il punto di vista privilegiato dalla conoscenza e dai legami stretti negli anni di professione fra Milano e Torino con molti dei personaggi raccontati nel libro. Il giornalista Gino Bacci da anni risiede a Monza ma non ha mai strappato il cordone ombelicale con Livorno, la sua Livorno come tiene a sottolineare.  Qualche giorno di ferie a casa e l'occasione per riparlare della sua ultima fatica letteraria, «Livornesi brava gente» (Edizioni Erasmo), presentato alla Caprillina nell'ambito del progetto «Ideodrom» dopo il debutto primaverile allo stadio Picchi. Introdotto da Beppe Ranucci, Bacci ha spaziato oltre l'amaranto, toccando colori come il rossonero e l'azzurro. Da Milanello al Sudafrica. «Al mio amico Massimiliano Allegri lascio il tempo di ambientarsi, poi quando torno su lo chiamo per metterlo in guardia dai giornalisti locali, quali fidarsi e quali no - sorride Bacci con la consueta ironia - la presenza di un livornese puro come "Acciuga" a Milano mi rimanda indietro ai tempi in cui seguivo a Torino la Juventus per Tuttosport, e Italo Allodi un giorno mi prese da parte confidandomi che aveva una sorpresa per me. Quella sorpresa me la regalò giorni dopo, era Armando Picchi allenatore dei bianconeri...». Un in bocca al lupo al tecnico milanista: «Ne ha bisogno, è capitato proprio nel momento in cui la società ha stretto i cordoni della Borsa. Peccato per lui ma è una scelta saggia sul piano finanziario: a mio parere ne vedremo delle belle fra qualche anno». Aneddoti, salmastro, il ricordo struggente di Rossano Giampaglia («un uomo vero e un allenatore intelligente») nella prima parte. Nella seconda invece si concede qualche licenza letteraria in più per mettere in piedi un paio di storie surreali. La presenza dell'ex arbitro internazionale Paolo Bergamo sia nelle pagine del libro che di persona alla Caprillina alla presentazione ha dato modo a Bacci di parlare anche di Nazionale.  «Ai Mondiali in Sudafrica non c'è mancato il gioco e nemmeno la fortuna. C'è mancato Paolo - sostiene il giornalista sportivo livornese - gli arbitri ci hanno trattato male, vedi il gol annullato a Quagliarella, perché i rapporti istituzionali erano al minimo. E ricordate che i designatori, lui e Pairetto, in quel sistema chiamato Calciopoli erano le vittime e non gli artefici». Non solo calcio fra le righe di Bacci: omaggi a Paolo Bettini, Aldo Montano e alla statura morale di Carlo Azeglio Ciampi.

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