Gioco
Schiattarella, lo scugnizzo
◗
PRESENTE. Il mister Pillon spiega, Schiattarella (dietro) lo ascolta «Livorno è una grande occasione, aspettateci alla prova»
3 MINUTI DI LETTURA
MONTEPULCIANO. "Altro che Quagliarella, noi abbiamo Schiattarella", gli dissero i tifosi dell'Ancona quando il 5 ottobre 2009 entrò a Torino e all'89' fece un gol da metà campo in semirovesciata. Uno di quei tiri pazzi, figli del puro istinto che se li indovini diventano prodezze da consegnare alla storia e a Youtube. Proprio come è successo a lui, Pasquale Schiattarella. 23 anni, nato a Mugnano di Napoli, la stessa cittadina di Raffaele Palladino, l'attaccante del Genoa che esplose nel Livorno. Era in scadenza di contratto con l'Ancona e così il presidente Spinelli, uno con gli occhi lunghi, a febbraio l'ha fatto avvicinare per portarlo in amaranto. «Proprio così - dice Schiattarella - il Livorno mi ha contattato con grande tempismo e non è stato difficile trovare un accordo». Contratto fino al 2013, alto 1.78, piede naturale il destro. «Gioco esterno di centrocampo, ma non ho problemi su quale delle due fasce: ad Ancona - dice Schiattarella - mi schieravano in prevalenza a destra, ma qualche volta ho giocato anche dall'altra parte. Mi basta andare in campo ed eseguire gli ordini del mister». Schiattarella lo scugnizzo è un supertifoso del Napoli («Mazzarri è un grande allenatore e l'uomo giusto per quell'ambiente»), ha Quagliarella come idolo («per quel gol che feci a Torino molti mi hanno paragonato a lui, ma non scherziamo») e una storia calcistica cominciata a Benevento (sei mesi) per poi andare nel settore giovanile del Torino all'età di quindici anni e in uno dei vivai più forti d'Italia. «Ricordo i derby contro la Juve dove giocavano Rizza e Volpe, che ho ritrovato qui, e nell'Ancona quelli con l'Ascoli di Luci, un altro mio nuovo compagno». In maglia granata fu una grande scuola di calcio e di vita, l'ultimo anno da Primavera lo ha passato con la prima squadra, andando anche in panchina nell'ultima di campionato contro l'Inter. «Partire da Mugnano per Torino non fu uno scherzo: la mia vita cambiò all'improvviso, dal clima alla mancanza della famiglia. Piangevo tutte le sere, ma sapevo che per me c'erano solo due possibilità: stringere i denti oppure tornare a casa, senza una prospettiva». Nell'estate 2007, a vent'anni, il passaggio all'Ancona, il primo bivio. 17 partite, un gol e la promozione in serie B, dove poi ha giocato per altri due campionati. 22 presenze e nessuna rete nel 2008-09, 36 presenze e 5 gol nell'ultima stagione. E ora il Livorno. «Mi sembra che siamo un buon gruppo, il clima in ritiro mi piace. Questi primi giorni di lavoro sono duri, ma è normale, i carichi sono molto diversi da quello che faremo durante l'anno. Va bene così, bisogna mettere benzina nel motore per andare avanti in un campionato lungo e stressante come la serie B. Un campionato strano: Atalanta e Siena sulla carta dovrebbero spaccare il mondo, ma non è detto. L'esempio recente di Torino e Reggina parla chiaro. Il Livorno? Buona squadra e ottimo allenatore. Dateci il tempo di lavorare e poi vedrete». (re.mar.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
