Sicurezza
Giada e Cinzia, dolcezza di ferro
Mario Orsini
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CHE PUGNO. Giada Landi Landi punta alle Olimpiadi nella boxe, Piazza a far risorgere il basket
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LIVORNO. Bella e brava. Dolce, solare, estroversa e anche un pò permalosa. Giada Landi, 21 anni, livornese, è una delle punte di forza della nazionale rosa di pugilato. Una nazionale che sta crescendo a vista d'occhio anche a livello internazionale. L'ultimo confronto qualche giorno fa a Stintino con la Svezia. Una sfida vinta, dalle azzurre, cinque a tre. Due i pareggi. Uno di questi tra Giada Landi e la svedese Linnea Strandell. Per Giada una mezza battuta d'arresto mal digerita e, per questo, commentata con quell'ironia propria di chi ha nel sangue un po' di salmastro: «Tutti dicono che il match con la Strandell l'avevo vinto. Sul libretto però c'é scritto che ho pareggiato. Siccome fa testo ciò che è scritto sul libretto, dico anch'io che ho pareggiato. Mah».. Ad agosto, nuova replica delle azzurre. La prossima volta si gareggia in Ungheria. Allungando lo sguardo (2012) c'è il sogno di una vita sportiva d'ogni atleta: le Olimpiadi. Quelle londinesi. Arrivarci però non sarà facile. I posti disponibili, a livello femminile, sono solamente tre e precisamente nelle categorie al limite dei 51, 60 e 75 chilogrammi. Giada attualmente gareggia al limite dei 54: tre chili in più, quando il fisico è asciutto come quello di un'acciuga, sono tanti. Con la passione e l'entusiasmo tutto è possibile. «Le Olimpiadi penso siano il sogno un pò di tutti quanti fanno sport. Per questo ultimamente mi sto impegnando per scendere a 51 chilogrammi ed avere almeno l'opportunità di provare ad andarci. Prima però ci sono gli europei, i mondiali e le qualificazioni. Insomma il cammino è lungo. Meglio pensare all'attualità e poi ai sogni». Quattro aggettivi per descrivere il pugile Giada? «Determinata, concentrata, tecnica ed umile». Quindici vittorie su ventidue incontri. Tante o poche? «I record vanno saputi leggere. Non dobbiamo guardare solo vittorie e sconfitte ma con chi sono state conseguite". Quando afferma che è un pugile storcono la bocca? "Ovvio. Ci sono ancora troppi pregiudizi. Bisognerebbe sfatarne qualcuno. In questo sport non c'è violenza. Priorità sono: il rispetto delle regole e dell'avversaria». Dura la vita del pugile in gonnella, quante ore si allena? «Due volte al giorno anche quando non sono in ritiro: quasi quattro ore di fatica fisica e mentale. Tanti sacrifici? Indubbiamente: nel cibo, nelle mancate uscite con gli amici. Io, in ogni caso, in alcuni periodi riesco a fare tutto». In Ungheria con quali aspettative va? «Cercare di vincere pur essendo consapevole che troverò avversarie con molta più esperienza di me». Il pugilato per lei cos'è? «Adesso è la mia vita, non ne posso fare a meno. Mi piace tutto l'allenamento, il sacrificio, il sudare in palestra e infine salire sul quel ring e far vedere in cosa sono migliorata».
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