Il Tirreno

Livorno

Pierucci, fratelli internazionali

Mario Orsini
<b>DYNASTY.</b> Simona e Silvia Pierucci, le prime in famiglia ad aver scelto la carriera di arbitro di scherma
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DYNASTY. Simona e Silvia Pierucci, le prime in famiglia ad aver scelto la carriera di arbitro di scherma

Simona, Silvia e Giuseppe: dalle pedane di scherma all'arbitraggio

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 LIVORNO. Orgoglio di mamma e babbo. Simona e Giuseppe Pierucci, per tutti Beppe, fianco a fianco, hanno diretto la fase finale dei campionati italiani di fioretto di Siracusa. In pedana davanti a loro: Valentina Vezzali, Andrea Baldini, Andrea Cassarà, una bella fetta dell'élite mondiale di questo sport.  Un binomio, quello di Beppe e Simona, ben assortito e affiatato, non solamente per questioni di Dna.  «Con mia sorella Simona ci troviamo a meraviglia. Lei ha tanta esperienza più di me anche a livello internazionale. La ricordo "spietata" tra le pedane, determinata e professionale.  Io ho iniziato nel 2008, quasi per gioco. L'arbitraggio è stato un modo per rientrare in questo mondo che amo».  Beppe Pierucci per chi non conosce, ha trentadue anni (18 giugno), una moglie (Elizabeth) e un figlio di un anno (Giovanni). Nel suo palmares un campionato italiano assoluto individuale di fioretto (2001) e quattro a squadre (con i Carabinieri), un campionato europeo e un argento mondiale under 20 e una miriade di successi ed ottimi piazzamenti. L'addio nel 2006, «per mancanza di stimoli».  Simona, Beppe ma anche Silvia, l'altra sorella, anche lei super arbitro internazionale.  «A Siracusa - risponde l'ex fiorettista - era assente perché in dolce attesa. Altrimenti potevamo fare Pierucci al cubo...». Benché sia il più piccolo e meno esperto, della "straordinaria cucciolata", Beppe ha già dimostrato d'avere carattere e determinazione fuori del comune.  Durante la finalissima del fioretto femminile ha sventolato sotto il naso di Valentina Vezzali, l'icona per eccellenza della scherma mondiale, due cartellini gialli in pochi secondi. Non è da tutti! Altre volte durante le richieste della moviola, da parte dei fiorettisti in gara (prassi comune), ha visionato i filmati e preso le decisioni in modo fulmineo, a differenza di tanti altri colleghi direttori di gara. Il perché di tale facilità a leggere ed interpretare gli assalti lo spiega lui stesso: «Penso che la decisione e la sicurezza siano fondamentali. La scherma è uno sport molto psicologico e zeppo d'emozioni. Se l'atleta percepisce la tua debolezza è la fine. Ogni secondo successivo arriva una contestazione e rischi di fare un bel casino....».  Simona e Beppe cosa hanno in comune?  «Sicurezza e decisione. Simona attingendo all'esperienza. Io a situazioni vissute come atleta. Per indole sono amico di tutti ma quando arbitro non mi devono rompere le p..».  Esperienze internazionali?  «Non molte. L'esame l'ho superato a gennaio a Budapest».  A fare l'arbitro si guadagna bene?  «La paga è ridicola, però c'è il rimborso spese e la possibilità di girare il mondo anche a fianco di persone e atleti che conosci da anni».  Gare importanti che avete diretto?  «La finale a squadre di Baldini e della Vezzali con la Di Francisca. Bella ed emozionante. Lo confesso, ero molto teso. Simona ha arbitrato, tra l'altro, coppe del mondo assolute e under 20».  Più felice di aver diretto Baldini e la Vezzali o che abbia vinto Aldo Montano?  «Ovviamente che abbia vinto Aldo. Siamo come fratelli. Una sua vittoria è come se fosse mia, dal bene che ci vogliamo. Questa volta poi ha vinto lui ed io ho arbitrato le finali. Meglio di così».  Mamma e babbo sono stati felici nel vedervi?  «Sì, li ho sentiti orgogliosi. Loro ci sono sempre stati vicini, ci hanno fatto crescere in questo ambiente. Sono dei super genitori. Un esempio per il mio piccolo Giovanni. Un dolcissimo esempio. Di genitori come loro ce ne vorrebbero di più in questo mondo».  Pensate di andare avanti?  «Assolutamente sì. Almeno fino a Rio de Janeiro 2016. Le Olimpiadi le ho sempre sognate da atleta, vediamo se riesco a disputarle come arbitro».  Con gli arbitri se ben ricordiamo non andava d'accordo. Ora come la mettiamo?  «Tasto dolente. Tanti mi dicono: "ricordati come rompevi". Io non rompevo, sono livornese. Ho il sangue della mia città dentro. Sono passionale al massimo. Non mi piaceva perdere. Poi la contestazione fa parte del gioco. Gli arbitri non sono tutti bravi. Ai miei tempi ce n'erano che si facevano condizionare. Ed io ero bravo a farli condizionare».  Suo figlio farà scherma?  «Giovanni farà quello vorrà. E' chiaro che un indirizzo ci sarà, ma non sarà una forzatura. I bambini si devono divertire, che sia scherma o calcio spero faccia sport con gioia».

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di Redazione web