Il Tirreno

Livorno

Un ragazzo livornese che vive a Genova

Tesina su Igor Protti all'esame di maturità

Sandro Lulli
Igor Protti
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Igor Protti

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 LIVORNO. Questa è una storia curiosa, unica (pure commovente) e merita di essere raccontata. Arriva una mail da Genova. «Mio figlio ha presentato una piccola tesi su Protti all'esame di maturità». Rispondi, accerti, entri contatto col giovane protagonista che ci racconta la sua passione per il Livorno e l'amore per Protti vissuta in esilio. Perché Alessio Matteucci, 19 anni, da quando ha un anno vive a Genova con la famiglia, perché suo padre Angelo è professore d'orchestra al rinomato teatro «Carlo Felice», mentre la madre, Maria Pina, è maestra elementare. «Ma senti - dice - io l'accento livornese non l'ho perso perché vengo spesso in città dove ho i miei nonni. Eppoi la domenica sono sempre lì, non ho perso una partita dal 2000 in poi...».  Aveva nove anni, Alessio, quando Protti tornò dal girovagare: Virescit, Messina, Bari, Lazio, Napoli, Reggiana. Il Livorno rialzò la testa con Jaconi e Mazzarri, tornò in B e riscoprì la serie A. «Credo che Protti sia stato fondamentale per la rinascita. Ha fatto decine e decine di gol, e ci ha lasciato in eredità un aspetto importante: l'amore per la maglia. Ed è quello che mi ha spinto - continua il ragazzo - a eseguire una ricerca sulla sua vita andando anche al di là dell'aspetto calcistico che ho presentato come tesi-ricerca all'esame di maturità per l'Istituto Geometri che è piaciuto molto ai professori».  Fine della storia. Conclusione: questo è ciò che significa essere «Il signore del gol» Igor Protti. Chiamarlo «bandiera» è retorica? Allora viva la retorica. E le «bandiere» non si comprano, si rispettano. Non si usano come scudi, si ascoltano. Igor è il Livorno. Ma non nel Livorno. Tutto a suo tempo.

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di Redazione web