Gioco
Azionariato popolare, il primo ciak
Fabrizio Pucci
«Il 10% delle quote sarebbe un successo, ma il presidente che fa?»
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LIVORNO. Questione di idee: c'è chi le ha e chi prova a metterle in pratica. Il copyright dell'azionariato popolare, come via d'uscita a questa fase di incertezza sul futuro assetto societario è del presidente Spinelli. Chi invece prova a realizzarle è un gruppo di nove tifosi, che dopo tanti rumors, è uscito allo scoperto. E' nato così l'Azionariato Popolare Livornese, il cui progetto è ambizioso visto che punta all'acquisto della società. Anche se per il promotore dell'iniziativa, Michele Fusco, sarebbe già un successo arrivare all'acquisizione del 10% delle quote: «Vogliamo raccogliere consensi, unione di intenti e di persone. Non siamo né con Spinelli, né contro di lui. Cerchiamo di capire quali siano le sue reali intenzioni. Se voglia vendere o no». Fusco descrive l'Azionariato come un sasso gettato nello stagno: «Capiremo se è possibile coinvolgere altri soggetti: l'imprenditoria livornese e le istituzioni». Fusco e i suoi otto compagni d'avventura, tra cui ci sono un pensionato, una casalinga, una commessa e un insegnante di musica, hanno già in mente i prossimi passi del loro cammino: «Vogliamo stabilire un contatto con Spinelli che dovrà fissare il prezzo di vendita. Successivamente, grazie alla consulenza dell'avvocato Giribaldi, firmare un preliminare di acquisto e fissare una data entro cui raccogliere i fondi. Spinelli è comunque libero di trattare la vendita della società con altri soggetti, ma noi vorremmo avere la prelazione». Fusco ha poi affrontato l'aspetto prettamente tecnico dell'azionariato: «Nello statuto sono previsti soci ordinari, previo acquisto di un'azione dal valore di cinquanta euro, e soci sostenitori il cui versamento minimo deve essere di mille euro». Le idee sono chiare. Eppure sono state accolte con diffidenza dalla tifoseria organizzata e anche dal presidente: «Le nostre porte - afferma - il leader dell'Azionariato - sono aperte. Siamo per il confronto. Vogliamo creare un modello di democrazia. Chi ci osteggia lo fa perché non ha capito il senso della nostra iniziativa. Il Livorno è patrimonio della città, dei livornesi. Il nostro è un modo per riappropriarci della società. I soci che garantiscano il reperimento di fondi per la vita della società, potranno presentare il loro programma ed essere candidati alla gestione del Livorno». Già, ma se l'iniziativa dovesse naufragare, che fine faranno i soldi versati dagli azionisti? Fusco non ha dubbi: «Saranno rimborsati».
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