Il Tirreno

Livorno

Dal 1968 a Di Canio, storia di una rivalità politica

Fabrizio Pucci

Amaranto e biancocelesti: incontri ravvicinati e quasi mai pacifici

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 LIVORNO. Altro che amaranto contro biancocelesti. Livorno-Lazio è rossi contro neri, sinistra contro (estrema) destra. Ecco spiegato il motivo di una rivalità che ha poco di sportivo e molto di politico. Ma il primo caso non ha nessuna matrice ideologica. Il 10 marzo 1968 allo stadio Flaminio c'è Lazio-Livorno. Gli amaranto, seguiti da numerosissimi tifosi, disputano una partita magistrale. Al 56' Santon segna il gol-partita. I tifosi biancocelesti non ci stanno e lanciano in campo di tutto: ombrelli, arance, radioline. Le due squadre si salutano nel '72. La Lazio va in serie A, gli amaranto scendono in C. Le strade tornano a incrociarsi solo 32 anni dopo, nel 2004 nella massima serie. E' l'inizio della contrapposizione politica. L'annus horribilis è il 2004/05. Il 10 novembre la Lazio sale all'Ardenza. Si gioca di notte, turno infrasettimanale. Da Roma arrivano in seicento, corredati da bandiere nere, croci celtiche e svastiche. L'uomo simbolo della Livorno rossa è Lucarelli. Quello della Lazio nera, Di Canio. Ma quest'ultimo sta in panchina per 90'. Il bomber amaranto, invece, segna il gol della vittoria proprio mentre i laziali in curva sud intonano «Faccetta nera». I disordini ci sono tra i tifosi ospiti e la polizia, fuori dallo stadio e alla stazione. Diciassette tra poliziotti e carabinieri finiscono al pronto soccorso, vengono fermati alcuni tifosi. Il 10 aprile all'Olimpico c'è il ritorno: bandiere rosse in curva amaranto. Solita simbologia inneggiante al fascismo dall'altra parte. Il fattaccio accade dopo la partita. Stazione di Roma San Pietro: qualcuno, a bordo del convoglio che riporta a casa i livornesi, aziona il freno a mano. I supporters amaranto vengono tutti identificati e portati al commissariato di Roma Prati dove restano in stato di fermo per un giorno e mezzo. Torneranno a Livorno la notte tra il lunedì e il martedì e denunceranno maltrattamenti. L'11 dicembre 2005 il calendario propone di nuovo Livorno-Lazio. E' una giornata da alta tensione: l'arbitro Tombolini prima della partita invita i capitani Lucarelli e Di Canio a tenere un comportamento misurato per evitare di gettare benzina sul fuoco. Ma il laziale è nervoso. Al suo arrivo allo stadio è stato sfiorato da un fumogeno lanciato dai tifosi del Livorno. Però gioca bene. Sul risultato di 0-0 addirittura colpisce un palo. Poi al 56' viene sostituito e, una vlta a bordo campo, si rivolge ai tifosi biancocelesti con il saluto romano: pagherà con un turno di squalifica e diecimila euro di multa. Al ritorno Di Canio è infortunato, segue la partita dalla tribuna. All'Olimpico non mancano gli striscioni nostalgici ma è una giornata tutto sommato tranquilla. Il termometro torna a salire il 17 dicembre 2006, giorno della nuova sfida ardenzina contro i biancocelesti. Il Livorno è reduce dalla qualificazione ai sedicesimi di Coppa Uefa. C'è il clima della grandi occasioni e ci sono anche i laziali. Manca Di Canio, passato alla Cisco Roma, in C2, ma nelle fila amaranto c'è Cristiano Lucarelli. Nel primo tempo Pandev porta in vantaggio la Lazio con un gol segnato sotto la curva Nord e dopo aver insaccato si rivolge ai tifosi del Livorno portandosi le mani alle orecchie come a dire: «Non vi sento». Lucarelli è lontano cento metri, ma vede tutto e si precipita dal giocatore della Lazio e vi entra in collisione. Il colpo è duro.  A Pandev sanguina il naso, può essere la miccia che scalda gli animi. Invece tutto rientra quasi subito. Lucarelli viene solo ammonito e nella ripresa firma il pareggio. Da quel giorno calma piatta, o quasi.  La rivalità resta. Ma nei successivi tre confronti i cronisti di nera non hanno dovuto fare gli straordinari. Il 6 gennaio l'ultima sfida, trasferta vietata ai livornesi. Non ai laziali domani.

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di Redazione web