Il Tirreno

Livorno

Scontri diretti una scena muta

Scontri diretti una scena muta

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 LIVORNO. Bologna, Siena, Atalanta, Bari. Quattro partite con avversarie potenzialmente della stessa fascia di classifica del Livorno, un punto. La storia si ripete, la squadra amaranto si sta scavando la fossa con un girone di ritorno allucinante (4 pareggi in 12 giornate), il "remake" di quel film già visto due anni fa al timone di Giancarlo Camolese.  Siamo alle solite: quando c'è da mordere, da aggredire, da mettere sul piatto della bilancia il fattore campo il Livorno si squaglia. Ed è già successo troppe volte perché si possa invocare la foglia di fico di una squadra frenata dalla paura, paralizzata dalla contestazione dei tifosi annunciata dopo la vergogna di Bergamo, e da un clima surreale.  Alibi ridicolo. A questo gruppo, oltre che qualità, manca personalità. Troppi soldatini, troppa gente col cuore di panna, un cocktail fatto con ingredienti buttati là a caso. Ci sono tanti modi per affondare: il Livorno, a parte gli ultimi 5 minuti, continua a scegliere il peggiore. (re.mar.)

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