Gioco
«Andate a lavorare» la rabbia dei tifosi scuote la domenica
Renzo Marmugi
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I tifosi in Piazzale Montello a fine partita e uno dei petardi sparati ieri dalla curva Nord 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. I tifosi non dimenticano, la partita della vergogna di Bergamo non poteva passare inosservata. La contestazione dei tifosi amaranto era nell'aria, e contestazione è stata. Prima, durante e dopo la partita. Due striscioni enormi a tappezzare la curva nord: "Siete inguardabili - Vergognatevi!" e "Spinelli vattene", appeso proprio in mezzo, là dove gli ultrà avevano lasciato un vuoto. Apposta per rimarcare il loro stato d'animo. Rabbia, delusione, un grande senso di impotenza quando il Bari è passato in vantaggio con un "gollonzo" fortunato e il Livorno non ha cambiato una virgola del suo copione triste e scontato. Un altro striscione della Nord parlava chiaro: "Lenny vanto e orgoglio della vera Livorno", in onore di Lenny Bottai presente sui gradoni della curva. Il solito coro contro il presidente, rimasto a Genova davanti alla tv ("Sono undici anni che lui non spende niente, Aldo Spinelli è il mio presidente"), poi tanto silenzio e un clima quasi surreale, al punto che si potevano sentire perfino le voci dei giocatori in campo. Tre petardi sparati prima dell'intervallo, antipasto di quello che doveva accadere durante il secondo tempo, quando ne sono stati esplosi nove e l'arbitro Saccani ha sospeso per due minuti la partita (dal 22' al 24') invitando anche il dirigente di Polizia ad attivare lo speaker perché invitasse il pubblico a smetterla. Il campo del Livorno è in diffida e quel lancio di bombe carta potrebbe anche far scattare la squalifica. Immediata la risposta della Nord: "Noi facciamo quello che vogliamo". E poi, sempre più forte, "A lavorare, andate a lavorare", all'indirizzo dei giocatori. Un crescendo di contestazione che verso la mezz'ora ha toccato l'apice, quando la curva ha cantato "Il Livorno siamo noi" e poi l'inno amaranto per sottolineare che i tifosi, e soltanto loro, stavano onorando la maglia amaranto. Il principale bersaglio degli slogan della curva è stato Ciccio Tavano, nei confronti del quale la gente ha urlato "Togliti la maglia", riferito al numero 10 appartenuto a Igor Protti. Ma anche Raimondi e Pulzetti hanno avuto una dose personalizzata di offese. Neanche il pareggio in extremis ha placato i bollori della curva. A fine partita almeno duecento persone hanno atteso in piazzale Montello il pullman del Livorno. Applausi a Rubinho e Filippini, i primi a uscire, fischi abbondanti per Diniz e tutti gli altri. Il bus amaranto è partito solo alle 18,05 perché Prutsch e Lucarelli dovevano effettuare il controllo antidoping, e infatti il capitano - in ritardo con la procedura - ha poi lasciato lo stadio sulla macchina del team manager Nassi solo alle 18,30. Cori, offese, qualche monetina contro i vetri del pullman, ma niente di più. Un nutrito gruppo di ultrà ha atteso il torpedone della squadra all'hotel di Porta a Terra dove gli amaranto sabato erano andati in ritiro, e anche qui c'è stata una robusta contestazione verbale sotto l'occhio vigile della polizia. Altre parole contro la squadra - Lucarelli escluso - qualche scaramuccia, poi l'amara sorpresa che tre auto dei giocatori avevano le gomme tagliate. Il Livorno lentamente muore. E la serie A se ne va insieme al sole di un'altra domenica assurda. Tristezza infinita.
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