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Caro Livorno, il Siena si batte così

Fabrizio Pucci
Caro Livorno, il Siena si batte così

Cinque pareggi e due vittorie: nelle ultime sette uscite ardenzine il Siena ha sempre vendemmiato. Per ritrovare l'ultimo successo amaranto in un derby giocato al Picchi bisogna riavvolgere il nastro di ben 12 anni e mezzo: 26 ottobre 1997, serie C1 risultato 3-1. Una vittoria che fu firmata anche da Davide Cordone

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LIVORNO. Cinque pareggi e due vittorie: nelle ultime sette uscite ardenzine il Siena ha sempre vendemmiato. Per ritrovare l'ultimo successo amaranto in un derby giocato al Picchi bisogna riavvolgere il nastro di ben 12 anni e mezzo: 26 ottobre 1997, serie C1 risultato 3-1. Una vittoria che fu firmata anche da Davide Cordone, poderoso centrocampista varesino che quel giorno aprì le marcature. Oggi ha 38 anni e gioca ancora in Promozione. I fasti amaranto sono lontani, ma lui ne parla sempre volentieri: «A Livorno sono stato cinque anni. Ci sono cresciuto come uomo e come calciatore. Ho collezionato qualcosa come 172 presenze e ho segnato 32 reti: come si dice dalle vostre parti "boia, tanta roba". Come posso dimenticarmi della vostra città? Lì ho ancora tanti amici con cui mi sento regolarmente».

Che ricordi hai di quel Livorno-Siena del'97?
«Bellissimi. Quel giorno stabilimmo il record di nove vittorie iniziali consecutive. Lo stadio era pieno come un uovo e non ci fu praticamente partita. Io segnai dopo una manciata di minuti. Poi arrivò il raddoppio di Scalzo. E a inizio secondo tempo Vincioni dal dischetto fece 3-0. Partita chiusa dopo 50'. Questo rende l'idea della forza di quella squadra. Il gruppo era solido. Certo c'era qualcuno a cui talvolta i neuroni andavano in vacanza, ma c'era gente con gli attributi. Purtroppo l'epilogo di quel campionato non fu felice perché perdemmo lo spareggio di Perugia con la Cremonese. Peccato, se fossimo andati in serie B avrei concluso la carriera a Livorno».

Al di là della forza del gruppo, però quella squadra in campo sembrava una macchina perfetta..
«È vero. Andavamo a mille. Gli automatismi tattici erano oliati perché il nucleo storico giocava insieme già da quattro anni. Vincemmo partite con irrisoria facilità. Quella con il Siena fu una di queste».

Che idea ti sei fatto di questo Livorno?
«Mi sembra una buona squadra. Ora occupa una posizione di classifica scomoda, ma può salvarsi. Come? Lottando sempre su ogni pallone. Il Siena è in in ripresa, ma quando l'ho visto, non mi ha fatto una grande impressione. E poi la serie A va mantenuta, perché un piccolo mattone sulla strada della rinascita ce l'ho messo anch'io quando vincemmo il campionato di C2».

In definitiva, anche se i tempi sono cambiati, visto che tu ci sei riuscito nel'97: come si fa a battere il Siena?
«Un'idea ce l'avrei: se il Livorno mi chiama, gioco una manciata di minuti domenica e vi dimostro come si fa. Così debutto in serie A e se ci scappa il gol posso dire di aver segnato in tutte le categorie professionistiche. Al di là delle battute, c'è bisogno di una prestazione di grinta e sacrificio e soprattutto dela gente di Livorno. Se lo stadio sarà pieno come ai miei tempi, state sicuri che per il Siena la vita sarà dura, durissima».

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