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Cosmi sbatte la porta e se ne va

Alessandro Bernini
<strong>PRESIDENTE. </strong>Aldo Spinelli
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PRESIDENTE. Aldo Spinelli

Le dimissioni arrivano a fine della partita, ma erano già state decise giovedì dopo l'allenamento

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LIVORNO. Le dimissioni a orologeria esplodono alle 17.05. Serse Cosmi se ne va, lascia il Livorno per divergenze troppo pesanti col presidente Spinelli. Il timer lo aveva piazzato giovedì, la bomba è rimasta segreta a tutti (tranne che a quattro giocatori) fino a ieri quando è deflagrata alla fine di Livorno-Napoli.
Tanti i retroscena di questa vicenda che rischia di affossare il Livorno, o comunque di minarne l'immagine.

L'addio. Prima i fatti. Il Livorno perde contro il Napoli 2-0, e 10' dopo il fischio finale inizia a circolare la voce di dimissioni in arrivo da parte di Serse Cosmi.
Tutto vero. Cosmi si presenta in sala stampa e gioca d'anticipo: «Niente domande, scusate ma stavolta parlo io». In mano un foglietto, ogni tanto ci scappa una sbirciatina ma sembra che il tecnico conosca a memoria cosa c'è scritto sopra.

Il testo lo leggete anche qua sopra. I concetti essenziali sono tre. 1) «Non ci sono più le condizioni di lavorare qui per per insanabili divergenze di vedute col presidente». 2) «Per restare in serie A serve una società organizzata, rispettosa dei ruoli, e con unità d'intenti». 3) «Non posso spendere energie per gestire i conflitti interni alla società».

Poi Cosmi alza gli occhi per la prima volta e esce dallo schema del suo comunicato. Lo guardi in viso e capisci che fa una fatica da matti a trattenere la commozione, la voce è rotta e per poco non ci scappano le lacrime. «Ringrazio i miei giocatori che in questi tre mesi hanno fatto cose eccezionali, lascio anche nella speranza che questa decisione possa essere di stimolo. Ringrazio tutta la città per l'affetto che mi ha dimostrato, i tifosi che amano davvero questa maglia, e la stampa locale per il rispetto dei ruoli e l'aiuto reale che vedo vuole dare a questa squadra».

Quel giovedì. Dimissioni legate alla sconfitta? Neanche per sogno. Cosmi aveva già deciso di andare via qualunque fosse stato il risultato contro il Napoli. E lo aveva confidato giovedì sera a quattro giocatori, i "senatori" del Livorno: Lucarelli, Galante, Filippini e Danilevecius.
Ma perché proprio giovedì? Al campo era arrivato Aldo Spinelli che aveva alzato la voce contro il tecnico (davanti ai giocatori) per la gestione della squadra, per la scelta della formazione, e per aver dato due giorni di riposo a tutti (domenica e lunedì) nonostante la sconfitta di Cagliari. La goccia che aveva fatto traboccare il vaso.

Cosmi a fine allenamento si è appartato coi quattro, e li ha avvertiti che il matrimonio col Livorno sarebbe finito domenica sera, al di là del risultato. I giocatori, soprattutto Lucarelli, hanno provato a convincere il mister ma non c'è stato niente da fare. E così hanno deciso di tenere segreta la notizia ai compagni, anche per non creare tensioni alla vigilia della partita col Napoli.

Le scelte di formazione. Ma cerchiamo di scavare più a fondo sulle ragioni che hanno portato alla clamorosa rottura tra Cosmi e Spinelli.
Già da tempo il presidente non gradiva alcune scelte nella formazione. Ieri, ad esempio, alcuni testimoni parlano di uno Spinelli infuriato appena scoperto che nella formazione iniziale c'era Lucarelli e non Tomas Danilevicius. Situazione non nuova. Tant'è che ieri sera proprio Lucarelli ha ammesso di essere «forse la principale ragione della frattura tra allenatore e presidente».
Ricostruzione confermata in modo lampante dalle parole di Cosmi quando fa riferimento a «un'insanabile divergenza di vedute rispetto al Presidente sul modo di condurre la guida tecnica della squadra» e al «rispetto dei ruoli».

Le scelte di mercato. E poi a Cosmi non stavano andando giù le mosse di mercato del presidente. Lui aveva chiesto un difensore esperto e ne sono arrivati due giovani, aveva chiesto un centrocampista in più e invece si è ritrovato con uno in meno (Candreva), aveva chiesto un attaccante centrale e invece è arrivato un esterno (Bellucci). E i nomi indicati da lui erano finiti tutti nel cestino.

L'uscita di Cosmi. Serse se ne va a testa alta. Aveva annusato puzza di bruciato: Spinelli lo amava poco, dietro l'angolo un calendario terribile, una serie di 3-4 sconfitte poteva diventare l'alibi perfetto per metterlo in discussione.
C'era un modo per garantirsi il posto fino ai titoli di coda: seguire le indicazioni del presidente, far fuori Lucarelli, non alzare troppo la voce sui temi del mercato. Ma dopo una discreta serie di signorsì, stavolta in panchina c'era un uomo vero «che non si fa mettere i piedi in testa», come ha detto testualmente Lucarelli a fine partita.

L'idea Petrescu. Le dimissioni di Cosmi sembrano irrevocabili, mentre per ora non hanno fatto pervenire uguale missiva il vice Palazzi e il preparatore atletico Bulletti.
Ieri sera fiume di telefonate da casa Spinelli e tre nomi che al momento sembrano avere le maggiori chance. Si parte con Dan Petrescu, ex giocatore del Genoa che ha guidato anche l'Unirea Urziceni in Champions; poi c'è Gigi Cagni, ancora sotto contratto col Parma e dunque con ingaggio da dividere con Ghirardi; infine Zeman, nome affascinante ma la cui convivenza con Spinelli è tutta da dimostrare.
Una cosa è certa. A Livorno si fa sempre una fatica da matti a gustarci la serie A.

LIVORNO: 0   -   NAPOLI: 2 
LIVORNO (3-5-2): De Lucia, Perticone, Rivas, Esposito (16' st Tavano), Raimondi, Moro, Mozart (1' st Filippini), Pulzetti (33' st Marchini sv), Bergvold, Belucci, Lucarelli. (11 Benussi, 44 Bernardini, 87 Vitale, 9 Danilevicius). All.: Cosmi.
NAPOLI (3-4-2-1): De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Grava, Maggio, Gargano, Pazienza, Aronica (24' st Dossena), Cigarini, Hamsik 6 (36' st Zuniga), Denis 6 (48' st Insigne). (1 Iezzo, 96 Contini, 33 Rullo, 91 Maiello). All.: Mazzarri 6.5.
ARBITRO: Mazzoleni di Bergamo 6.
RETI: nel pt 46' Maggio; nel st 46' Cigarini.
NOTE: Espulso: 44' st De Lucia. Ammoniti: Raimondi, Esposito, Cannavaro, Gargano, Mozart, Pazienza per gioco scorretto. De Sanctis e Filippini per comportamento non regolamentare. Al 10' della ripresa De Sanctis ha parato un rigore a Lucarelli. Spettatori oltre 10mila.

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