Gioco
CATANIA-LIVORNO 0-1
Livorno sornione batte il Cataniarete di Danilevicius allo scadere
Alessandro Bernini
Il Livorno sbanca il «Massimino» con Danilevicius mentre stavano scorrendo i titoli di coda di una partita intensa, e fa un bel balzo in classifica. «Abbiamo compiuto un’impresa», commenta un Serse Cosmi entusiasta che ha vinto anche il duello della panchina con Sinisa Mihajlovic all’esordio sulla panchina del Catania. Il Livorno a tratti ha subito ma non è mai ricorso alle barricate
3 MINUTI DI LETTURA
CATANIA. Il sinistro di Tomas Danilevicius arriva al 87’. Letale. Stesso minuto di tre anni fa quando il lituano firmò l’1-0 a Messina: era l’1 ottobre 2006, alla fine il Livorno si salvò. Prendiamo tutto e portiamo a casa, anche la cabala che è sempre una buona alleata. Da urlo il peso specifico di questa vittoria. Strappata coi denti, sofferta, conquistata quando anche il più ottimista avrebbe firmato per il pareggio. Siamo “sotto effetto Cosmi” e il segno X non esiste: 4 vittorie e 4 sconfitte. Forse è meglio così.
Che colpo. Il pareggio faceva comodo, la vittoria ti può cambiare la vita se adesso sei furbo a farla fruttare. A Catania parlavano di “furto”, in realtà il Livorno è solo stato cinico e non ha gettato nel cestino fior di occasioni come i vari Mascara e compagnia. Ha giocato gli ultimi 600 secondi in 11 contro 10 (espulso Mascara) e l’ha buttata dentro, dando un bel colpo di vernice a quel pizzico di sfortuna che aveva fatto finire fuori di millimetri due tiri di Filippini e Candreva deviati dai difensori del Catania.
La chiave tattica. Cosmi ha lasciato il suo timbro su questa vittoria. Perché ha sorpreso tutti e nel 3-5-1-1 ha dirottato Candreva in mezzo al campo per dare ordine, Pulzetti seconda punta, e Filippini sul centrodestra ma spesso dietro a Danilevicius a fare quasi la seconda punta. Gli mancava solo questo a Filippini in carriera.
Risultati? Candreva così così, tra dribbling inutili e rischiosi nella zona centrale del campo, e qualche buon lancio per far respirare la manovra. Filippini invece ha messo in crisi Capuano, costringendo talvolta Llama ad arretrare per dare una mano.
Nel secondo tempo Filippini è arretrato di qualche metro, poi alla mezzora Cosmi ha cambiato ancora: fuori Pulzetti, dentro Marchini, e allora ecco Candreva spostato in avanti come unico supporto a Danilevicius. Viste le assenze e i problemi, chiamatela pure “arte dell’arrangiarsi” nel senso più nobile della parola.
Grande paura. E pensare che l’inizio era stato da brividi. Pensate: in 25’ il Catania aveva creato tre occasioni da rete clamorose, collezionando 5 angoli. Prima Morimoto, poi Llama, infine Mascara, sempre soli davanti alla porta ma incapaci di battere a rete, quasi in confusione.
Solida come una cialda la barriera davanti alla difesa. Anche perché queste palle-gol non erano figlie di pressione, assalti, vigore atletico; macché, tutte arrivate per disimpegni errati (terribili quelli di Candreva e Raimondi) o disattenzioni. Potete immaginare la faccia di Cosmi in quegli attimi.
Poi negli ultimi 10’ del primo tempo il Livorno si è un po’ compattato, ha guadagnato metri, ha capito che di fronte non c’erano dei fenomeni e bastava un pizzico di calma per giocarsela.
Resistenza e pugno. E infatti nella ripresa è stata tutta un’altra partita. Perché il Livorno ha smesso di fare pasticci dietro, si è organizzato in mezzo al campo, ha iniziato anche a ripartire in contropiede. Bravissimo Pulzetti nel lavoro di raccordo, puntuali Knezevic, Miglionico e Perticone in difesa, ottimo Bergvold davanti alla difesa, utile Danilevicius che ha fatto scudo su tanti palloni gettati in avanti. Poi al 48’ il colpo del ko: Danilevicius il killer, un sinistro sparato dal limite dopo un rimpallo vinto. Proprio lui, Tomas, il più amato da Spinelli. C’è stato ancora il tempo di un brivido (palo di Alvarez), poi la festa. Tutti in mezzo al campo a tirarsi l’acqua. Acqua fresca, limpida come i tre punti.
Che colpo. Il pareggio faceva comodo, la vittoria ti può cambiare la vita se adesso sei furbo a farla fruttare. A Catania parlavano di “furto”, in realtà il Livorno è solo stato cinico e non ha gettato nel cestino fior di occasioni come i vari Mascara e compagnia. Ha giocato gli ultimi 600 secondi in 11 contro 10 (espulso Mascara) e l’ha buttata dentro, dando un bel colpo di vernice a quel pizzico di sfortuna che aveva fatto finire fuori di millimetri due tiri di Filippini e Candreva deviati dai difensori del Catania.
La chiave tattica. Cosmi ha lasciato il suo timbro su questa vittoria. Perché ha sorpreso tutti e nel 3-5-1-1 ha dirottato Candreva in mezzo al campo per dare ordine, Pulzetti seconda punta, e Filippini sul centrodestra ma spesso dietro a Danilevicius a fare quasi la seconda punta. Gli mancava solo questo a Filippini in carriera.
Risultati? Candreva così così, tra dribbling inutili e rischiosi nella zona centrale del campo, e qualche buon lancio per far respirare la manovra. Filippini invece ha messo in crisi Capuano, costringendo talvolta Llama ad arretrare per dare una mano.
Nel secondo tempo Filippini è arretrato di qualche metro, poi alla mezzora Cosmi ha cambiato ancora: fuori Pulzetti, dentro Marchini, e allora ecco Candreva spostato in avanti come unico supporto a Danilevicius. Viste le assenze e i problemi, chiamatela pure “arte dell’arrangiarsi” nel senso più nobile della parola.
Grande paura. E pensare che l’inizio era stato da brividi. Pensate: in 25’ il Catania aveva creato tre occasioni da rete clamorose, collezionando 5 angoli. Prima Morimoto, poi Llama, infine Mascara, sempre soli davanti alla porta ma incapaci di battere a rete, quasi in confusione.
Solida come una cialda la barriera davanti alla difesa. Anche perché queste palle-gol non erano figlie di pressione, assalti, vigore atletico; macché, tutte arrivate per disimpegni errati (terribili quelli di Candreva e Raimondi) o disattenzioni. Potete immaginare la faccia di Cosmi in quegli attimi.
Poi negli ultimi 10’ del primo tempo il Livorno si è un po’ compattato, ha guadagnato metri, ha capito che di fronte non c’erano dei fenomeni e bastava un pizzico di calma per giocarsela.
Resistenza e pugno. E infatti nella ripresa è stata tutta un’altra partita. Perché il Livorno ha smesso di fare pasticci dietro, si è organizzato in mezzo al campo, ha iniziato anche a ripartire in contropiede. Bravissimo Pulzetti nel lavoro di raccordo, puntuali Knezevic, Miglionico e Perticone in difesa, ottimo Bergvold davanti alla difesa, utile Danilevicius che ha fatto scudo su tanti palloni gettati in avanti. Poi al 48’ il colpo del ko: Danilevicius il killer, un sinistro sparato dal limite dopo un rimpallo vinto. Proprio lui, Tomas, il più amato da Spinelli. C’è stato ancora il tempo di un brivido (palo di Alvarez), poi la festa. Tutti in mezzo al campo a tirarsi l’acqua. Acqua fresca, limpida come i tre punti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

