Gioco
LIVORNO SPORT
«Grande Cosmi, il più bravo di tutti»
Alessandro Bernini
◗
COPPIA. Serse Cosmi e Luciano Gaucci: insieme hanno portato il Perugia fino alla Coppa Uefa4 MINUTI DI LETTURA
Buongiorno Luciano Gaucci, come va?
Benissimo, tra un pò me ne vado a pranzo. Ma va bene anche a voi a Livorno, ed è tutto merito mio».
Ah sì? Si riferisce a Cosmi?
«Certo. Chi l'ha portato secondo voi nel calcio che conta? Quella fu una mossa geniale».
Ce la racconti.
«A Perugia parlavano di lui già agli inizi degli anni'90. Allenava una società piccolina (il Pontevecchio, ndr) ma dicevano fosse un fenomeno. Però era giovane. Poi è andato all'Arezzo e io ho continuato a seguirlo, fino a quando nel 2000 ho deciso di portarlo sulla panchina del mio Perugia».
Amore a prima vista?
«Le dico questo: lui è stato il più grande allenatore che ho mai avuto. Bravo, sanguigno, onesto, con lui il Perugia era una grande squadra temuta da tutti. Mi ha portato anche in Coppa Uefa. In serie A ci sono tanti allenatori che neanche gli legano le stringhe».
Gaucci e Cosmi, due caratterini. Non ci dica che non vi siete mai scontrati...».
«Come no».
Per esempio...?
«Cosmi è intelligente perchè si confronta, ascolta. Però quando c'era da fare la formazione, non ci sentiva. Voleva decidere tutto di testa sua, niente consigli».
Bel difetto...
«Io sono sempre stato per il dialogo su tutto».
Non sembrava.
«E invece sì. Tant'è che con Cosmi sono rimasto in splendidi rapporti. L'ho chiamato anche il venerdì sera prima di Roma-Livorno».
E cosa gli ha detto?
«Di stare tranquillo, sereno, di non farsi prendere dalla tensione. Perché tanto il Livorno avrebbe vinto».
Un mago...
«Perché lo sapevo. Con Cosmi le squadre cambiano faccia. Lui mette nel sangue dei giocatori la grinta, il carattere, il furore. Mi fanno ridere quelli che vanno in giro a raccontare che in una squadra contano solo i giocatori e che l'allenatore non sposta nulla. Glielo dico io: un allenatore sposta almeno il 50% dei risultati di una squadra».
Ha le prove?
«Sicuramente. Prove e nomi».
Siamo curiosi.
«Allora. Ingaggiai Fabio Grosso dal Chieti, era svincolato e non c'aveva certo la fila dietro. Cosmi lo prese subito sotto le sue cure, l'ha massacrato di lavoro e guardate ora dov'è arrivato. Il terzino campione del mondo. Lasciatelo fare e vedrete che risultati».
Non l'unico tra l'altro della sua vecchia scuderia.
«Esatto. Perché nel Perugia avevo anche Materazzi, preso dalla C2 e lanciato in orbita sempre da Cosmi. E poi mi sono cresciuto pure Gattuso».
A proposito del suo passato. Lei ha avuto anche Osvaldo Jaconi come allenatore.
«Già, a Catania in serie B. Andò male, lo esonerai dopo poco perché la squadra non girava. O sei un grande allenatore, o sennò fai bene da una parte e poi male dall'altra».
E Lucarelli?
«Lo portai a Perugia che era un ragazzo. Lo presi da, da...una squadra toscana...».
La Cuoiopelli.
«Sì, può essere. Giocava nelle giovanili, aveva carattere, bel fisico, debuttò anche in prima squadra».
Cosa ci dice di Aldo Spinelli?
«Grande presidente, uno che ci capisce di calcio e che come me sa fare le scommesse giuste. Noi ci conosciamo dai tempi del Genoa, lo sento sempre con grande affetto. Ora prendendo Cosmi ha fatto il più grande affare degli ultimi anni. Vedrete che con lui il Livorno si salverà: intanto ha portato 6 punti in due partite, e voglio che si presenti da me chi immaginava un esordio del genere».
Uno dei consiglieri di Spinelli è Ermanno Pieroni, suo dirigente nel Perugia.
«Guardi, Pieroni di calcio sa tutto. Gli chiedi di un giocatore e ti racconta vita, morte e miracoli. Ha una grande intelligenza calcistica, lui e mio figlio Alessandro ci hanno fatto fare grandi affari».
Un giorno lei ha detto: "Per dimenticare le amarezza della vita un tempo c'era l'osteria, ora c'è il calcio". È ancora di questo parere?
«Sì. Il calcio è un mondo che ti affascina e ti travolge».
A lei ha dato anche problemi.
«Roba passata. Il calcio mi piace, ho tanti amici in questa sfera».
Sta parlando come un ex presidente che ha voglia di rientrare a breve nel giro.
«Dice?»
Già, sembra...
«Vedremo. Tanto mica sono gli altri che decidono se torno o no. Decido io e basta. Se mi prende la voglia, chissà...».
Benissimo, tra un pò me ne vado a pranzo. Ma va bene anche a voi a Livorno, ed è tutto merito mio».
Ah sì? Si riferisce a Cosmi?
«Certo. Chi l'ha portato secondo voi nel calcio che conta? Quella fu una mossa geniale».
Ce la racconti.
«A Perugia parlavano di lui già agli inizi degli anni'90. Allenava una società piccolina (il Pontevecchio, ndr) ma dicevano fosse un fenomeno. Però era giovane. Poi è andato all'Arezzo e io ho continuato a seguirlo, fino a quando nel 2000 ho deciso di portarlo sulla panchina del mio Perugia».
Amore a prima vista?
«Le dico questo: lui è stato il più grande allenatore che ho mai avuto. Bravo, sanguigno, onesto, con lui il Perugia era una grande squadra temuta da tutti. Mi ha portato anche in Coppa Uefa. In serie A ci sono tanti allenatori che neanche gli legano le stringhe».
Gaucci e Cosmi, due caratterini. Non ci dica che non vi siete mai scontrati...».
«Come no».
Per esempio...?
«Cosmi è intelligente perchè si confronta, ascolta. Però quando c'era da fare la formazione, non ci sentiva. Voleva decidere tutto di testa sua, niente consigli».
Bel difetto...
«Io sono sempre stato per il dialogo su tutto».
Non sembrava.
«E invece sì. Tant'è che con Cosmi sono rimasto in splendidi rapporti. L'ho chiamato anche il venerdì sera prima di Roma-Livorno».
E cosa gli ha detto?
«Di stare tranquillo, sereno, di non farsi prendere dalla tensione. Perché tanto il Livorno avrebbe vinto».
Un mago...
«Perché lo sapevo. Con Cosmi le squadre cambiano faccia. Lui mette nel sangue dei giocatori la grinta, il carattere, il furore. Mi fanno ridere quelli che vanno in giro a raccontare che in una squadra contano solo i giocatori e che l'allenatore non sposta nulla. Glielo dico io: un allenatore sposta almeno il 50% dei risultati di una squadra».
Ha le prove?
«Sicuramente. Prove e nomi».
Siamo curiosi.
«Allora. Ingaggiai Fabio Grosso dal Chieti, era svincolato e non c'aveva certo la fila dietro. Cosmi lo prese subito sotto le sue cure, l'ha massacrato di lavoro e guardate ora dov'è arrivato. Il terzino campione del mondo. Lasciatelo fare e vedrete che risultati».
Non l'unico tra l'altro della sua vecchia scuderia.
«Esatto. Perché nel Perugia avevo anche Materazzi, preso dalla C2 e lanciato in orbita sempre da Cosmi. E poi mi sono cresciuto pure Gattuso».
A proposito del suo passato. Lei ha avuto anche Osvaldo Jaconi come allenatore.
«Già, a Catania in serie B. Andò male, lo esonerai dopo poco perché la squadra non girava. O sei un grande allenatore, o sennò fai bene da una parte e poi male dall'altra».
E Lucarelli?
«Lo portai a Perugia che era un ragazzo. Lo presi da, da...una squadra toscana...».
La Cuoiopelli.
«Sì, può essere. Giocava nelle giovanili, aveva carattere, bel fisico, debuttò anche in prima squadra».
Cosa ci dice di Aldo Spinelli?
«Grande presidente, uno che ci capisce di calcio e che come me sa fare le scommesse giuste. Noi ci conosciamo dai tempi del Genoa, lo sento sempre con grande affetto. Ora prendendo Cosmi ha fatto il più grande affare degli ultimi anni. Vedrete che con lui il Livorno si salverà: intanto ha portato 6 punti in due partite, e voglio che si presenti da me chi immaginava un esordio del genere».
Uno dei consiglieri di Spinelli è Ermanno Pieroni, suo dirigente nel Perugia.
«Guardi, Pieroni di calcio sa tutto. Gli chiedi di un giocatore e ti racconta vita, morte e miracoli. Ha una grande intelligenza calcistica, lui e mio figlio Alessandro ci hanno fatto fare grandi affari».
Un giorno lei ha detto: "Per dimenticare le amarezza della vita un tempo c'era l'osteria, ora c'è il calcio". È ancora di questo parere?
«Sì. Il calcio è un mondo che ti affascina e ti travolge».
A lei ha dato anche problemi.
«Roba passata. Il calcio mi piace, ho tanti amici in questa sfera».
Sta parlando come un ex presidente che ha voglia di rientrare a breve nel giro.
«Dice?»
Già, sembra...
«Vedremo. Tanto mica sono gli altri che decidono se torno o no. Decido io e basta. Se mi prende la voglia, chissà...».
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