Gioco
I MONDIALI DI SCHERMA
L'Italia vola, ma Montano crolla
Mario Orsini
Dopo il doppio oro di Andrea Baldini, l'argento di Aldo Montano. La scherma labronica, dai Mondiali di scherma in Turchia, porta a casa un'altra medaglia pregiata, stavolta nella sciabola a squadre. Ma non c'è festa, anzi, in pedana va in scena uno psicodramma crudele
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ANTALYA. Dopo il doppio oro di Andrea Baldini, l'argento di Aldo Montano. La scherma labronica, dai Mondiali di scherma in Turchia, porta a casa un'altra medaglia pregiata, stavolta nella sciabola a squadre. Ma non c'è festa, anzi, in pedana va in scena uno psicodramma crudele.
L'argento del campione olimpico di Atene gronda di rabbia e sofferenza. E stride in modo amarissimo col trionfo della scherma italiana e toscana in particolare: i Mondiali infatti si colorano d'azzurro, la storica medaglia d'oro conclusiva delle spadiste issa l'Italia sul gradino più alto del podio e del medagliere finale.
Cos'è successo? Ripercorriamo i fotogrammi finali del dramma di Montano e del quartetto degli sciabolatori. Italia in finale con l'outsider di lusso Romania, e in vantaggio 40-34, cioè a dire una medaglia d'oro già vinta e incartata col fiocchetto. E gran merito va proprio a Montano, che con le stoccate decisive ha portato la squadra in finale e poi ha contribuito a darle il grosso vantaggio.
Ma la beffa atroce è in agguato. Di fronte a Montano c'è Dimitrescu, che l'ha già eliminato (15-14!) dalla gara individuale. Qualche secondo dopo l'avvio dell'assalto decisivo, Montano, forse per una scivolata, non è più lui. A chi lo sta guardando appare menomato, non riesce più a spingere: forse i vecchi acciacchi all'inguine e al gluteo. Oppure è stato un clamoroso passaggio mentale a vuoto, difficile sapere dove sta la verità.
In ogni caso, Dimitrescu si avventa sulla preda. Rimonta fino al 44 pari e po piazza la stoccata d'oro decisiva, del 45-44. Mentre i rumeni esultano follemente, Montano è inebetito, sguardo nel vuoto. La squadra gli fa muro intorno. Lo portano via. Dopo dovranno perfino aiutarlo a scendere dal podio della premiazione.
Spadiste boom. Chi stappa invece insperate bottiglie di champagne sono le ragazze della spada. La ventiquattrenne milanese Nathalie Moellhausen, la genovese Bianca Del Carretto, la romana Francesca Quondamcarlo e la veterana Cristiana Cascioli (spesso ai box) dopo aver matato la Polonia 45-31 alzano le braccia al cielo. Prima del trionfo finale qualche sofferenza. Con la Francia in semifinale (29-28) e la Romania nei quarti (32-31) avevano vinto alla priorità nell'overtime. Per la spada italiana è un trionfo storico. L'unica altra medaglia d'oro mondiale conquistata dall'Italia, in un secolo di gare, risale al lontano 1994 e su di essa c'è la firma di Laura Chiesa.
Italia superpotenza. Estremamente lusinghiero il bilancio dell'Italia in questi Mondiali turchi, e non era così scontato. L'arrivederci adesso è a Parigi nel novembre 2010, con molta fiducia.
Le soddisfazioni più belle ad Antalya sono venute, come consueto dal fioretto. L'autentico mattatore è stato Andrea Baldini. Oro nell'individuale e a squadre. Un doppio successo destinato ad essere scritto a caratteri cubitali nei libri di scherma che contano. Il quarto oro è quello della squadra femminile di fioretto. Alla vigilia avevano dalla loro parte tutti i favori del pronostico e li hanno rispettati. Forse, ma stiamo dicendo quasi un'eresia, un pochino sottotono è apparsa l'immensa Valentina Vezzali. In gran spolvero invece le altre tre: Granbassi, Di Francisca e la giovanissima Arianna Errigo. Proprio sulla monzese il maestro Paolo Paoletti alla vigilia della partenza del mondiale, quando ce la fece conoscere, ci disse: «Questa fiorettista ha potenzialità per lasciare il segno nei prossimi 10-15 anni».
Dopo lo choc. Torniamo infine al dramma della sciabola, che rischia di farci perdere in Montano un campione quasi ritrovato. Fino al momento del crac, Montano era stato il migliore del quartetto azzurro. Con Cina (45-44) nei quarti e Russia (45-43) in semifinale aveva tolto le castagne dal fuoco. La priorità è recuperare un grande atleta, stavolta più sul piano psicologico.
L'argento del campione olimpico di Atene gronda di rabbia e sofferenza. E stride in modo amarissimo col trionfo della scherma italiana e toscana in particolare: i Mondiali infatti si colorano d'azzurro, la storica medaglia d'oro conclusiva delle spadiste issa l'Italia sul gradino più alto del podio e del medagliere finale.
Cos'è successo? Ripercorriamo i fotogrammi finali del dramma di Montano e del quartetto degli sciabolatori. Italia in finale con l'outsider di lusso Romania, e in vantaggio 40-34, cioè a dire una medaglia d'oro già vinta e incartata col fiocchetto. E gran merito va proprio a Montano, che con le stoccate decisive ha portato la squadra in finale e poi ha contribuito a darle il grosso vantaggio.
Ma la beffa atroce è in agguato. Di fronte a Montano c'è Dimitrescu, che l'ha già eliminato (15-14!) dalla gara individuale. Qualche secondo dopo l'avvio dell'assalto decisivo, Montano, forse per una scivolata, non è più lui. A chi lo sta guardando appare menomato, non riesce più a spingere: forse i vecchi acciacchi all'inguine e al gluteo. Oppure è stato un clamoroso passaggio mentale a vuoto, difficile sapere dove sta la verità.
In ogni caso, Dimitrescu si avventa sulla preda. Rimonta fino al 44 pari e po piazza la stoccata d'oro decisiva, del 45-44. Mentre i rumeni esultano follemente, Montano è inebetito, sguardo nel vuoto. La squadra gli fa muro intorno. Lo portano via. Dopo dovranno perfino aiutarlo a scendere dal podio della premiazione.
Spadiste boom. Chi stappa invece insperate bottiglie di champagne sono le ragazze della spada. La ventiquattrenne milanese Nathalie Moellhausen, la genovese Bianca Del Carretto, la romana Francesca Quondamcarlo e la veterana Cristiana Cascioli (spesso ai box) dopo aver matato la Polonia 45-31 alzano le braccia al cielo. Prima del trionfo finale qualche sofferenza. Con la Francia in semifinale (29-28) e la Romania nei quarti (32-31) avevano vinto alla priorità nell'overtime. Per la spada italiana è un trionfo storico. L'unica altra medaglia d'oro mondiale conquistata dall'Italia, in un secolo di gare, risale al lontano 1994 e su di essa c'è la firma di Laura Chiesa.
Italia superpotenza. Estremamente lusinghiero il bilancio dell'Italia in questi Mondiali turchi, e non era così scontato. L'arrivederci adesso è a Parigi nel novembre 2010, con molta fiducia.
Le soddisfazioni più belle ad Antalya sono venute, come consueto dal fioretto. L'autentico mattatore è stato Andrea Baldini. Oro nell'individuale e a squadre. Un doppio successo destinato ad essere scritto a caratteri cubitali nei libri di scherma che contano. Il quarto oro è quello della squadra femminile di fioretto. Alla vigilia avevano dalla loro parte tutti i favori del pronostico e li hanno rispettati. Forse, ma stiamo dicendo quasi un'eresia, un pochino sottotono è apparsa l'immensa Valentina Vezzali. In gran spolvero invece le altre tre: Granbassi, Di Francisca e la giovanissima Arianna Errigo. Proprio sulla monzese il maestro Paolo Paoletti alla vigilia della partenza del mondiale, quando ce la fece conoscere, ci disse: «Questa fiorettista ha potenzialità per lasciare il segno nei prossimi 10-15 anni».
Dopo lo choc. Torniamo infine al dramma della sciabola, che rischia di farci perdere in Montano un campione quasi ritrovato. Fino al momento del crac, Montano era stato il migliore del quartetto azzurro. Con Cina (45-44) nei quarti e Russia (45-43) in semifinale aveva tolto le castagne dal fuoco. La priorità è recuperare un grande atleta, stavolta più sul piano psicologico.
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