Gioco
LIVORNO SPORT
Il ricordo di Mario e i cori contro Moggi
dal nostro inviato
"Per sempre nei nostri cuori: ciao Mario". Gli ultrà della Nord sono gli ultimi a entrare nel formaggino riservato alla curva ospite, ma come arrivano si fanno subito notare. Appendono gli striscioni "I livornesi" e "Fedayn", poi accendono un fumogeno e ricordano, con un lenzuolo bianco e a voce, Mario Bianchi, storico barista dello stadio, scomparso proprio alla vigilia della trasferta emiliana. Più tardi viene srotolato un altro striscione, ancora su fondo bianco. "Un grande uomo, un'eterna bandiera. Ciao Mario sarai sempre con noi".
2 MINUTI DI LETTURA
BOLOGNA. "Per sempre nei nostri cuori: ciao Mario". Gli ultrà della Nord sono gli ultimi a entrare nel formaggino riservato alla curva ospite, ma come arrivano si fanno subito notare. Appendono gli striscioni "I livornesi" e "Fedayn", poi accendono un fumogeno e ricordano, con un lenzuolo bianco e a voce, Mario Bianchi, storico barista dello stadio, scomparso proprio alla vigilia della trasferta emiliana. Più tardi viene srotolato un altro striscione, ancora su fondo bianco. "Un grande uomo, un'eterna bandiera. Ciao Mario sarai sempre con noi".
Sono circa trecento i tifosi saliti al Dall'Ara. "Milano amaranto" è il primo striscione che si fa notare quando ancora gli spalti sono deserti. Poi arrivano i due pullman ufficiali, club Rondina e club Porto-Corrado Nastasio, ma anche gli ultrà della curva Nord hanno messo in cantiere un viaggio organizzato. Poi ci sono diverse macchine private. Tutti partiti col cuore gonfio di speranza e una richiesta precisa: "11 leoni". 11 leoni come è scritto nel vessillo che un tifoso solitario ha appeso a una ringhiera. La curva rossoblù, intanto, grida per due volte a ugole spiegate "noi non siamo amici di Moggi". Messaggio chiaro per la società e per la presidente Francesca Menarini, offesa anche in prima persona. Una maglia gigante col numero 8 ricorda Giacomo Bulgarelli, bandiera pulita di un calcio d'altri tempi e la cosa fa a pugni con la maleducazione del presente.
Partita sonnacchiosa, poche emozioni, ma al 35' la testa di Portanova svetta e gonfia la rete. Poi arriva il clamoroso legno dell'ex Vigiani. E nella ripresa, quando ti aspetti una reazione, ecco la pugnalata di Di Vaio. La curva chiude le ugole, è la fine di ogni speranza.
Sono circa trecento i tifosi saliti al Dall'Ara. "Milano amaranto" è il primo striscione che si fa notare quando ancora gli spalti sono deserti. Poi arrivano i due pullman ufficiali, club Rondina e club Porto-Corrado Nastasio, ma anche gli ultrà della curva Nord hanno messo in cantiere un viaggio organizzato. Poi ci sono diverse macchine private. Tutti partiti col cuore gonfio di speranza e una richiesta precisa: "11 leoni". 11 leoni come è scritto nel vessillo che un tifoso solitario ha appeso a una ringhiera. La curva rossoblù, intanto, grida per due volte a ugole spiegate "noi non siamo amici di Moggi". Messaggio chiaro per la società e per la presidente Francesca Menarini, offesa anche in prima persona. Una maglia gigante col numero 8 ricorda Giacomo Bulgarelli, bandiera pulita di un calcio d'altri tempi e la cosa fa a pugni con la maleducazione del presente.
Partita sonnacchiosa, poche emozioni, ma al 35' la testa di Portanova svetta e gonfia la rete. Poi arriva il clamoroso legno dell'ex Vigiani. E nella ripresa, quando ti aspetti una reazione, ecco la pugnalata di Di Vaio. La curva chiude le ugole, è la fine di ogni speranza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google