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«Guai fare le barricate, sarebbe la fine»
Il Moro di Livorno viaggia a vele spiegate in direzione Torino. Ed anche se il capoluogo piemontese non ha il mare, imitando la celebre imbarcazione Moro di Venezia che gareggiava nella Coppa America degli anni'90, anche quello labronico di scoglio solca il campo a tutta velocità in allenamento
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LIVORNO. Il Moro di Livorno viaggia a vele spiegate in direzione Torino. Ed anche se il capoluogo piemontese non ha il mare, imitando la celebre imbarcazione Moro di Venezia che gareggiava nella Coppa America degli anni'90, anche quello labronico di scoglio solca il campo a tutta velocità in allenamento.
Passate appena tre giornate di campionato, l'omonimo Davide Moro infatti si è già trasformato in uno dei simboli del Livorno versione 2009-2010: faccia grintosa, spalle quadrate, tanta corsa a centrocampo e un pizzico di qualità che non guasta. La prestazione dell'ex empolese contro il Milan è stata ancora una volta preziosa ed ha contribuito a quel punto insperato messo da parte in cascina. Carburante utile alla classifica ma soprattutto al morale degli amaranto, chiamati ad una nuova impresa domani sul campo della primatista Juventus. «Il pareggio con il Milan non ci ha fatto montare la testa - sottolinea un Moro più pragmatico che mai - Il gruppo è rimasto molto equilibrato e ci stiamo preparando anche per l'appuntamento con i bianconeri. Un'altra 'grande' ed un altro impegno difficile, anche se in serie A non esistono mai gare facili neanche sui campi considerati di minore importanza».
Innegabile però che il segno X contro i diavoli rossoneri abbia fornito una bella iniezione di fiducia ai ragazzi di Russo e Ruotolo. «Quella contro Ronaldinho e soci è stata una buona prestazione collettiva, sotto tutti i punti di vista. Abbiamo approcciato con la giusta aggressività, chiuso tutti gli spazi: dovrà servire da modello per tutte le sfide future, non solo quella contro la Juve», ribadisce il numero 21.
La corazzata allenata da Ferrara però arriverà all'anticipo con gli strascichi lasciati dall'impegno di Champions con il Bordeaux: un po' di stanchezza, qualche più che potenziale assente (Melo, Cannavaro, Thiago), il forfait dell'uomo del momento Diego. Tutte insidie della stessa natura di quelle preoccupazioni che rischiano allo stesso tempo di minare la performance amaranto: «La Juve rimane un insieme di campioni - taglia corto Moro - Non dobbiamo preoccuparci di chi ci sarà o meno tra le loro file. Pensare a giocarcela a viso aperto, senza fare calcoli difensivi o credere di riservare energie per il turno infrasettimanale ravvicinato che ci aspetta a Bologna. Se andassimo all'Olimpico con la testa allo scontro salvezza successivo, allora potremmo risparmiarci anche la trasferta perché avremmo già perso in partenza».
Invece il Livorno intende seguire l'esempio di Moro in un'escalation verso il miglioramento. Il 27enne è partito dallo sprazzo di gara vissuto all'esordio con il Cagliari (19'), passando per l'intero secondo tempo di Napoli sino alla promozione e lo start da titolare per due terzi di gara (70') sabato scorso.
Passate appena tre giornate di campionato, l'omonimo Davide Moro infatti si è già trasformato in uno dei simboli del Livorno versione 2009-2010: faccia grintosa, spalle quadrate, tanta corsa a centrocampo e un pizzico di qualità che non guasta. La prestazione dell'ex empolese contro il Milan è stata ancora una volta preziosa ed ha contribuito a quel punto insperato messo da parte in cascina. Carburante utile alla classifica ma soprattutto al morale degli amaranto, chiamati ad una nuova impresa domani sul campo della primatista Juventus. «Il pareggio con il Milan non ci ha fatto montare la testa - sottolinea un Moro più pragmatico che mai - Il gruppo è rimasto molto equilibrato e ci stiamo preparando anche per l'appuntamento con i bianconeri. Un'altra 'grande' ed un altro impegno difficile, anche se in serie A non esistono mai gare facili neanche sui campi considerati di minore importanza».
Innegabile però che il segno X contro i diavoli rossoneri abbia fornito una bella iniezione di fiducia ai ragazzi di Russo e Ruotolo. «Quella contro Ronaldinho e soci è stata una buona prestazione collettiva, sotto tutti i punti di vista. Abbiamo approcciato con la giusta aggressività, chiuso tutti gli spazi: dovrà servire da modello per tutte le sfide future, non solo quella contro la Juve», ribadisce il numero 21.
La corazzata allenata da Ferrara però arriverà all'anticipo con gli strascichi lasciati dall'impegno di Champions con il Bordeaux: un po' di stanchezza, qualche più che potenziale assente (Melo, Cannavaro, Thiago), il forfait dell'uomo del momento Diego. Tutte insidie della stessa natura di quelle preoccupazioni che rischiano allo stesso tempo di minare la performance amaranto: «La Juve rimane un insieme di campioni - taglia corto Moro - Non dobbiamo preoccuparci di chi ci sarà o meno tra le loro file. Pensare a giocarcela a viso aperto, senza fare calcoli difensivi o credere di riservare energie per il turno infrasettimanale ravvicinato che ci aspetta a Bologna. Se andassimo all'Olimpico con la testa allo scontro salvezza successivo, allora potremmo risparmiarci anche la trasferta perché avremmo già perso in partenza».
Invece il Livorno intende seguire l'esempio di Moro in un'escalation verso il miglioramento. Il 27enne è partito dallo sprazzo di gara vissuto all'esordio con il Cagliari (19'), passando per l'intero secondo tempo di Napoli sino alla promozione e lo start da titolare per due terzi di gara (70') sabato scorso.
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