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LIVORNO SPORT
È un bebè il segreto del "nuovo" Pulzetti
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Nico Pulzetti cerca di fermare la fuga da PatoIn ritiro si vedeva che qualcosa era cambiato. Un giorno sì e l'altro pure Nico Pulzetti sembrava in partenza, ora alla Lazio, ora al Chievo, ora all'Atalanta. Lui se ne infischiava, sul campo lavorava come un mulo ed era sempre tra i più brillanti
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LIVORNO. In ritiro si vedeva che qualcosa era cambiato. Un giorno sì e l'altro pure Nico Pulzetti sembrava in partenza, ora alla Lazio, ora al Chievo, ora all'Atalanta. Lui se ne infischiava, sul campo lavorava come un mulo ed era sempre tra i più brillanti.
Niente valigia. Adesso Pulzetti svela la verità: «Prima di andare in ritiro avevo detto ai dirigenti che la mia intenzione era restare a Livorno. È vero, ho letto di tante trattative, ma quella di cambiare maglia sarebbe stata una scelta non mia ma della società. I dirigenti possono confermarlo».
Feeling coi tifosi. Eppure il feeling tra Pulzetti e una parte della tifoseria ha vissuto anche dei momenti critici. «I problemi sono stati due. 1) Dopo il primo anno, molti si aspettavano di più da me e in effetti posso capirli. 2) Era saltata fuori la notizia che volevo andare alla Lazio, cosa che giuro di non aver mai detto. Col tempo spero e penso che tutta si sia chiarito, con la gente di Livorno ho un buon rapporto e non mi sembra di essere uno che si tira mai indietro».
La svolta? Il figlio. Dicevamo del "nuovo" Pulzetti. «La svolta - confida Nico - è stata sicuramente la nascita di mio figlio. Mi ha dato una grande serenità mentale, e quando stai bene con la testa allora gira alla perfezione anche il fisico. Ci tengo a far bene qui, ho un contratto fino al 2013 e in questa stagione vorrei dimostrare che Pulzetti vale più di quanto si è visto nelle ultime due stagioni».
Schemi e grinta. Questo nuovo modulo col centrocampo a rombo sembra disegnato su misura per Pulzetti. Perché può dare una mano in mezzo ma può anche inserirsi da dietro, sapendo di avere comunque le spalle coperte da Raimondi. «Lo scorso anno con Acori ho fatto di tutto, anche il terzino sinistro. Per carità, mi adeguo a seconda di ciò che serve, ma è chiaro che la mia posizione preferita è da esterno di centrocampo».
Ma in una squadra come il Livorno gli schemi sono relativi. Perché tanto puoi vincere o giocartela alla pari solo se ci metti dieci volte più grinta e cattiveria del tuo avversario: «È vero, e in questa ottica l'arrivo di Lucarelli ci ha dato una marcia in più. Cristiano è un trascinatore, in campo lo guardi e capisci che da qualche parte devi trovare energie che pensavi di non avere. Adesso siamo più cattivi dello scorso anno. Soprattutto c'è grande voglia di combattere in questo gruppo e si è visto bene anche col Milan».
Niente valigia. Adesso Pulzetti svela la verità: «Prima di andare in ritiro avevo detto ai dirigenti che la mia intenzione era restare a Livorno. È vero, ho letto di tante trattative, ma quella di cambiare maglia sarebbe stata una scelta non mia ma della società. I dirigenti possono confermarlo».
Feeling coi tifosi. Eppure il feeling tra Pulzetti e una parte della tifoseria ha vissuto anche dei momenti critici. «I problemi sono stati due. 1) Dopo il primo anno, molti si aspettavano di più da me e in effetti posso capirli. 2) Era saltata fuori la notizia che volevo andare alla Lazio, cosa che giuro di non aver mai detto. Col tempo spero e penso che tutta si sia chiarito, con la gente di Livorno ho un buon rapporto e non mi sembra di essere uno che si tira mai indietro».
La svolta? Il figlio. Dicevamo del "nuovo" Pulzetti. «La svolta - confida Nico - è stata sicuramente la nascita di mio figlio. Mi ha dato una grande serenità mentale, e quando stai bene con la testa allora gira alla perfezione anche il fisico. Ci tengo a far bene qui, ho un contratto fino al 2013 e in questa stagione vorrei dimostrare che Pulzetti vale più di quanto si è visto nelle ultime due stagioni».
Schemi e grinta. Questo nuovo modulo col centrocampo a rombo sembra disegnato su misura per Pulzetti. Perché può dare una mano in mezzo ma può anche inserirsi da dietro, sapendo di avere comunque le spalle coperte da Raimondi. «Lo scorso anno con Acori ho fatto di tutto, anche il terzino sinistro. Per carità, mi adeguo a seconda di ciò che serve, ma è chiaro che la mia posizione preferita è da esterno di centrocampo».
Ma in una squadra come il Livorno gli schemi sono relativi. Perché tanto puoi vincere o giocartela alla pari solo se ci metti dieci volte più grinta e cattiveria del tuo avversario: «È vero, e in questa ottica l'arrivo di Lucarelli ci ha dato una marcia in più. Cristiano è un trascinatore, in campo lo guardi e capisci che da qualche parte devi trovare energie che pensavi di non avere. Adesso siamo più cattivi dello scorso anno. Soprattutto c'è grande voglia di combattere in questo gruppo e si è visto bene anche col Milan».
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