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Moro, il destino scritto nel cognome

Andrea Puccini
<strong>MISTER GRINTA. </strong>Davide Moro
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MISTER GRINTA. Davide Moro

Avere un cognome come Moro nella città che trova il proprio simbolo nell'analogo monumento ed aver abitato praticamente da sempre a Livorno, nonostante l'anagrafe racconti di una nascita a Taranto il 2 gennaio di 27 anni fa, devono essere stati segni inequivocabili del destino

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LIVORNO. Avere un cognome come Moro nella città che trova il proprio simbolo nell'analogo monumento ed aver abitato praticamente da sempre a Livorno, nonostante l'anagrafe racconti di una nascita a Taranto il 2 gennaio di 27 anni fa, devono essere stati segni inequivocabili del destino.
Nel firmamento delle stelle del calcio era quindi scritto che prima o poi Davide Moro, centrocampista prelevato dall'Empoli a metà agosto, finisse con il vestire la maglia amaranto. Seppur arrivato alla società di via Indipendenza con la formula del prestito con diritto di riscatto della metà del suo cartellino, il centrocampista si è subito messo in evidenza nel gruppo. Con sé, Moro ha portato un bel carico di grinta ed esperienza, quest'ultima qualità sviluppata lungo la militanza decennale con i cugini toscani dove prima è sbocciato nel settore giovanile e poi è stato valorizzato sino a toccare due stagioni di serie A in 5 anni complessivi di professionismo (con 132 presenze e 3 reti) all'Empoli.

«Mi sono subito messo a disposizione del mister, più che felice di poter giocare finalmente con la maglia della mia città - confessa il giocatore, ex anche di Sangiovannese in C2 e Varese in C1 ad inizio carriera - Il ko Napoli? Di solito non commento le mie prestazioni personali, anche se posso affermare di essere già al top visto che sono arrivato qui dopo aver iniziato regolarmente la preparazione ed aver giocato pure due uscite ufficiali con l'Empoli».
Una conferma ulteriore che il piccolo guaio alla caviglia patito in preparazione è definitivamente alle spalle. Idem per il primo stop di squadra della stagione. Russo e Ruotolo l'hanno gettato nella mischia ad inizio ripresa per supplire alle carenze di uno spento Bergvold ma il numero 21 amaranto è un jolly disponibile e pronto a mille usi tattici: come interno a destra e sinistra o al centro.

Una flessibilità che gli aveva permesso di rompere il ghiaccio già al debutto in casa, davanti all'amato pubblico del Picchi, pur soltanto per un assaggio fugace nei 10' finali. «Esordire con il Livorno ha avuto un sapore particolare perché è questa maglia ad essere altrettanto speciale per me - confessa Moro - Per questo, sono fiducioso che questo collettivo farà sempre meglio con il passare delle giornate. Il punto in classifica dopo le prime due giornate non è certo una tragedia. Anzi, adesso approfitteremo della sosta del torneo per ricaricare le pile. E questa amichevole in Turchia sarà sicuramente utile per conservare il ritmo partita».
All'orizzonte c'è infatti un avversario tutt'altro che qualunque: «Il Milan sarà arrabbiato ma anche se non lo fosse stato, non avremmo certo potuto snobbare l'appuntamento - chiude Moro - In serie A non ci sono turni facili ma la storia insegna anche che Davide può stendere Golia. La chiave però sta nell'approccio mentale: se la testa è ok, l'impresa è sempre dietro l'angolo».

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