Il Tirreno

Livorno

LO CHOC AMARANTO

Ho dato l'anima, ora dovevo andare

Alessandro Bernini
Tirrenia: l’abbraccio finale con Bergvold
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Tirrenia: l’abbraccio finale con Bergvold

Tarda mattinata. Alessandro Diamanti esce di casa, davanti ad Acquaviva il sole è una palla di fuoco. «Non immagini neanche quello che provo. Ho il groppo in gola. Lo so, ho scelto io di andare al West Ham perché è un'avventura che mi cambia la vita, ma adesso che devo lasciare Livorno ci sto male»

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LIVORNO. Tarda mattinata. Alessandro Diamanti esce di casa, davanti ad Acquaviva il sole è una palla di fuoco. «Non immagini neanche quello che provo. Ho il groppo in gola. Lo so, ho scelto io di andare al West Ham perché è un'avventura che mi cambia la vita, ma adesso che devo lasciare Livorno ci sto male».

Partiamo col parlare della trattativa?
«Ok, parliamone».

Avevi detto che saresti andato via solo per una grande squadra.
«Infatti ho detto no al Parma che mi dava gli stessi soldi del West Ham: un contratto da 5 anni con contratto base di un milione. Secondo te andavo via da Livorno per giocara nel Parma? Figuriamoci...».

Il West Ham invece?
«Il West Ham ha il fascino di Londra e di un campionato come la Premier. E poi credo sia un'esperienza unica e irripetibile per la mia famiglia, questa è una scelta che ho preso insieme a mia moglie».

Scelta convinta?
«La scelta più difficile della mia vita».

Spinelli ha detto che hai pianto davanti a Spinelli, supplicandolo di lasciarti andare.
«Mai pianto davanti a Spinelli. Visto come si era messa la trattativa, gli ho solo detto di lasciarmi andare perché questa era una grande occasione per me».

È vero che Spinelli ti ha offerto un aumento a 800mila euro all'anno?
«Sì. Peccato che me lo abbia chiesto quando c'era già l'accordo col West Ham. A quel punto il presidente aveva bisogno dell'alibi».

L'alibi?
«Dicendo che io ho rifiutato 800mila euro, scarica su di me tutte le colpe della cessione. Ma io lo lascio fare. Ti dico di più, lo ringrazio perché mi ha comunque dato la possibilità di venire a Livorno quando non ero nessuno».

Comunque lo scorso anno l'hai firmato tu un contratto da 350mila euro l'anno...
«È vero, ma lo scorso anno il presidente per me chiedeva 3-4 milioni di euro, quest'anno 10. Il rapporto tra il mio stipendio e il mio valore dato da Spinelli sul mercato era di 1 a 30. Portatemi un altro esempio del genere in Italia».

Facciamo un rewind virtuale. Se la società ti avesse proposto un sostanzioso aumento già a luglio o primi di agosto, che avresti fatto?
«Ero già andato dal presidente a sondare il terreno. Sai cosa mi ha risposto? Di ripassare più avanti perché ancora non mi aveva mai visto sull'almanacco. Lui è fatto così, lo so, ma sinceramente c'ero rimasto male».

Sabato col Cagliari è stata la tua ultima partita in amaranto. Sincero: lo sapevi già?
«No, anche se la trattativa tra il West Ham e i dirigenti del Livorno era partita già da una settimana. Però le sensazioni erano strane, sentivo che poteva essere l'addio. Soprattutto mi è venuto il magone quando sono entrato in campo per il riscaldamento, e dalla curva si è alzato il coro "Diamanti che fa gol la nord esulta". Io ho sempre vissuto e giocato per queste emozioni».

Già, emozioni. Ne hai provate di forti a Livorno.
«Grandissime. Mi viene sempre i brividi quando ripenso ai playoff. Prima la partita col Grosseto, poi quella con il Brescia. Ti ricordi lo stadio? Una bolgia... Che bellezza».

Bilancio dei due anni?
«A livello personale, splendido. Credo di aver dato tanto e di aver ricevuto tanto. Non ho mai fatto giuramenti di fedeltà eterna, sapevo che di fronte a un'offerta importante per me avrei vacillato. Però in campo ho dato l'anima, ogni partita, ogni allenamento, perché la maglia me la sono sempre sentita addosso e perché la gente mi ha sempre voluto bene».

Addio Livorno?
«No, chi mi conosce lo sa. Appena mi lasciano qualche giorno di libertà, torno subito. E poi ho già visto delle case, tra qualche anno penso di venire anche a vivere qua».

E allora potevi restarci...
«Lo so. Ma questo era un treno che forse non sarebbe più passato. Ripeto, Londra è una opportunità per me e anche per la mia famiglia. Ma non mi sento un traditore, assolutamente, e spero che la gente si tenga nel cuore un bel ricordo di Diamanti».

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di Redazione web