Gioco
BASKET
Women, il bello delle donne
Renzo Marmugi
◗
Piero Bottoni con due giovani giocatrici a destra: Marjorje CarpreauxLa guerra di Piero si combatte con una palla a spicchi, non con il fucile. È la guerra simbolica di un uomo, Piero Bottoni, innamorato del basket femminile dietro la passione delle figlie Benedetta e Lavinia che per prime in famiglia alzarono gli occhi a trezerocinque
5 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. La guerra di Piero si combatte con una palla a spicchi, non con il fucile. È la guerra simbolica di un uomo, Piero Bottoni, innamorato del basket femminile dietro la passione delle figlie Benedetta e Lavinia che per prime in famiglia alzarono gli occhi a trezerocinque. L'imprenditore livornese si affacciò alla pallacanestro in gonnella dodici anni fa, all'inizio come braccio destro di Sergio Baldacci («un uomo rimasto al timone per 24 anni di seguito, meriterebbe un monumento»), poi nelle ultime sei stagioni da solo.
E ora rilancia la sfida.
Le Women si apprestano a giocare il loro secondo campionato di A1. È soddisfatto Piero Bottoni della creatura uscita dall'ultimo mercato?
«Sì, la squadra è fatta e secondo noi fatta anche bene nel rapporto qualità/prezzo delle giocatrici. Mi sembra che tutte le ragazze abbiano capito il momento generale di crisi e quindi dopo un periodo nel quale si pensava di dover ridimensionare la squadra siamo riusciti a tagliare un po' gli ingaggi. E il risultato è buono».
Ha qualche rimpianto?
«No, abbiamo centrato tutti gli obiettivi. Dal play alle lunghe straniere, fino alle italiane che volevamo prendere e a quelle - come Alessandra Balestra - che era nostra intenzione confermare. Vujovic e Willis sono acquisti importanti: volevano rimanere fortemente in Italia e quindi hanno accettato grossi ridimensionamenti. Vujovic ha il fidanzato che gioca a Montecatini (Carrizo), Willis è da quattro anni nel nostro paese e aveva piacere di restarci. Meglio così».
Vi è dispiaciuto non riconfermare la stella Kathrin Gaither?
«L'avremmo voluta tenere, ma lei ha 36 anni e un ingaggio notevole. Sarebbe rimasta come quarta straniera e usata con minutaggi diversi rispetto all'anno scorso, dove invece si era dovuta spremere per condurci alla salvezza. Una proposta di rinnovo c'è stata, però non ci siamo incontrati».
Che effetto fa essere la prima squadra di basket a Livorno?
«Una premessa: nel settore maschile ci sono stato e vedere che la società è scomparsa mi ha provocato un grande dispiacere. A certi livelli come Women ora siamo rimasti soli, quindi è l'occasione per imporci all'attenzione della città. L'anno scorso abbiamo avuto una punta di 700 spettatori nei playout contro Pozzuoli, ci piacerebbe che quel numero diventasse una costante. Nella stagione 2008-'09 per colpa dei risultati non siamo riusciti a lanciare completamente il basket femminile come fenomeno. Speriamo di farcela ora con le vittorie, il modo migliore per richiamare il pubblico e fidelizzarlo».
Giocherete al PalaMacchia e non al PalaLivorno. Perché?
«È la scelta più calibrata alla nostra dimensione e anche per avere un ambiente più caldo».
Obiettivi delle Women?
«Non ce li diamo. Venezia, Taranto e Schio sembrano avere qualcosa in più, ma con tutte le altre ce la giocheremo alla pari. I playoff sicuramente, poi se la fortuna ci ridarà quello che ci non ha mai regalato in questi anni speriamo di poter diventare la squadra rivelazione».
La giocatrice sorpresa del campionato?
«La nostra Marjorie Carpreaux. Tecnicamente è conosciutissima, ma arriva qui con l'etichetta di un carattere difficile. I suoi propositi sono più che buoni e siccome non stare bene a Livorno è praticamente impossibile, se devo scommettere su un nome dico Carpreaux. È stata la prima scelta mia e di Cinzia Piazza, il coach, il nostro mercato è cominciato da lei».
Cinzia Piazza riconfermata head coach: è l'unica donna di serie A1.
«Ritenevamo che fosse arrivato il suo momento, anche se non sarà facile allenare quattro straniere di valore e una squadra senza gerarchie interne precise. Le mie esperienze con gli allenatori del basket femminile sono state devastanti: a questi livelli servono lealtà, non dividere i minuti in campo col bilancino e non cercare alleanze di spogliatoio con le giocatrici più forti. Non sarà semplice il lavoro di Cinzia, praticamente al debutto dopo essere subentrata in corsa nel finale dell'ultima stagione, ma la società crede in lei e nelle sue capacità di gestione del gruppo. Nella conduzione della partita, poi, non ha assolutamente problemi».
Avete riportato a Livorno anche Stefano Ranuzzi.
«Sì, ed è un ritorno concordato con Cinzia Piazza. Secondo me Ranuzzi è un tecnico bravo e sottovalutato. L'abbiamo preso per il settore giovanile, ma darà un contributo anche in senso generale».
Mariani e Buccianti sono i simboli di Livorno nelle Women. Com'è lo stato di salute del vivaio?
«Abbiamo tre ragazzine del 1992 - Diene, Tringali e Giari, l'unica livornese - nel roster della prima squadra, poi altre cinque classe '93 le prenderemo da fuori. Amato, che c'era già, Luciani da La Spezia e Miccoli da Lecce, società con cui abbiamo un rapporto preferenziale. Il settore giovanile, bisogna essere onesti, è stato un po' trascurato. Mia figlia Benedetta con un lavoro molto capillare ha portato al minibasket 50 bambine, un risultato eccezionale che però darà frutti solo più avanti. Le prime giocatrici interessanti targate Livorno sono il gruppo 1995».
Ha un appello da fare alla città?
«Veniteci a vedere. A questi livelli ne vale la pena. Con la A1 femminile ci si può divertire e anche affezionare».
E alle istituzioni?
«Dopo il calcio siamo la seconda realtà dello sport cittadino. Io mi ritengo un presidente appassionato, però non posso fare tutto da solo. Livorno è in serie A1, fra le prime dodici piazze del basket femminile italiano, vediamo se pubblico e istituzioni risponderanno ai nostri sforzi. Comunque c'è bisogno di tempo per radicare la mentalità e di soldi per andare in Europa. Se vuoi fare le coppe servono dodici-giocatrici-dodici e un budget importante».
Ha chiesto al sindaco una mano per lo sponsor?
«Al momento mi aiutano imprenditori esterni, anche se il nome sulle maglie è un problema importante. Alessandro Cosimi ora deve risolvere la grana e le pendenze economiche di Basket Livorno, la sua testa è focalizzata lì, poi potrà pensare a noi e agli altri sport minori. Come vedo il futuro della pallacanestro maschile di vertice? Bisogna cambiare rotta, fare il contrario di sempre. Prima trovare i soldi e poi partire giocando a un livello che le risorse economiche ti permettono. Un esempio: cerchiamo venti imprenditori da 20mila euro ciascuno costruendo una struttura solida, che parta con certi requisiti. Se il programma è serio anche trovare un presidente non sarebbe difficile. E se hai credibilità, poi, anche i giocatori vengono volentieri. Questo anno sabbatico può essere utile».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
