Il Tirreno

Livorno

Una società di B dilettanti in arrivo

Renzo Marmugi
Piero Bottoni e (a sinistra) Massimo Faraoni, giemme della Virtus Bologna
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Piero Bottoni e (a sinistra) Massimo Faraoni, giemme della Virtus Bologna

Ma l'operazione deve essere fatta entro il 7 luglio

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LIVORNO. Sotto le macerie qualcosa si muove. A Livorno c'è chi si è messo a scandagliare il terreno delle società in difficoltà disposte a cambiare sede in B dilettanti (quella che una volta si chiamava B2) e Piero Bottoni - che l'anno scorso aveva fatto un'operazione di scambio di titoli con La Spezia - è stato investito in quanto persona che conosce la materia. I tempi sono stretti, entro il 7 luglio secondo i regolamenti federali. Il costruttore edile e patron delle Women ammette il suo coinvolgimento.
«Ma si tratta - puntualizza - solo di un aiuto anche attraverso un commercialista esperto in materia, lo stesso che nell'estate 2008 aveva seguito l'iter per la mia società femminile. Di opportunità dovrebbero essercene un paio, la prima dentro le macroregioni previste dalla Fip, un'altra addirittura in Toscana, però io nomi per correttezza non ne faccio».
Un po' di sana privacy per non creare allarmismi è giustificata, ma la società in questione potrebbe essere Arezzo. Il problema è che qui siamo di fronte ad associazione sportive e non a srl, dunque con bilanci meno facili da verificare e da scandagliare, però sembra che l'amministrazione comunale stia spingendo verso quella direzione. «Una cosa è certa - prosegue Piero Bottoni - per gestire una società di basket ci vogliono soldi e passione, e qui al momento mi sembra ci sia poco di entrambe. Lo so, la B dilettanti per questa piazza non è un sogno, ma realisticamente penso che oggi Livorno non possa permettersi di più».
Massimo Faraoni, tornato dietro la scrivania della Virtus Bologna in qualità di general manager, dipinge un quadro di estremo realismo. «Il Don Bosco per arrivare in A2 partì dalla C1 - dice al telefono dal capoluogo emiliano - sia pure spalleggiato da investimenti importanti della famiglia D'Alesio. I tempi sono cambiati, nello sport oggi bisogna tenere quello che ci possiamo permettere, partire da energie economiche sicure creando una società limpida, trasparente, senza debiti, capace di ricreare entusiasmo e simpatia. Requisiti che sicuramente possono far avvicinare anche qualche imprenditore cittadino. Il costo di una B dilettanti? 300-350mila euro per un programma di media fascia, anche se magari ci sono realtà come Empoli e Castelfiorentino che possono permettersi budget superiori. Bisogna creare un progetto e pian piano fortificarlo. La Scavolini Pesaro dopo il fallimento ripartì dalla B1 e oggi è in serie A, la stessa Caserta ha ricominciato dalla B e ora è ai vertici. Da livornese e operatore della pallacanestro garantisco la massima disponibilità ad aiutare la mia città attraverso consigli e un supporto tecnico-sportivo. Ormai in Basket Livorno non ci credeva più nessuno, dispiace che sia finita così ma da dirigente di società dico che a volte ripartire dal basso con un progetto trasparente è meglio che prolungare l'agonia...».
Anche Andrea Forti conferma la recessione in corso. Fa il procuratore e dice che di euro in giro ce ne sono pochi: anche i giocatori dovranno prendere atto della realtà. Nel girone tosco-sardo-laziale lui pensa che i budget più ricchi potrebbero essere a Scauri e Anagni.

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di Redazione web