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Livorno s'è desta

Alessandro Bernini
Livorno s'è desta

Eravamo intristiti. Assuefatti a una serie A considerata come un diritto e non come una conquista infinita. Figuriamoci se ci esaltava la B. Avevamo perso quel senso di appartenenza all'amaranto che era figlio delle tante sconfitte. Una volta toccato il cielo, non ce lo siamo neanche gustato.

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Eravamo intristiti. Assuefatti a una serie A considerata come un diritto e non come una conquista infinita. Figuriamoci se ci esaltava la B. Avevamo perso quel senso di appartenenza all'amaranto che era figlio delle tante sconfitte. Una volta toccato il cielo, non ce lo siamo neanche gustato.

Troppe certezze. E con la pancia piena, non riesci più neanche ad essere lucido. Se perdi è colpa di Spinelli che non si fruga, di Filippini che è troppo basso, di Tavano che fa gol però non attacca i morsi ai difensori.

Serviva una finale come questa per tirare fuori la città dal letargo. Adesso però bisogna ruggire. Ricordate le ultime promozioni? Siamo saliti dalla C1 alla B vincendo la penultima giornata a Treviso con l'infinito Protti, poi quella in casa con l'Alzano (5 maggio 2002) fu una festa scontata. Poi siamo saliti dalla B alla A vincendo a Piacenza, e via con un'altra festa all'ultima giornata al Picchi col Palermo. Feste organizzate: tavola apparecchiata, menù ricco, festoni ovunque.

Stasera non sarà così. Stasera è una finale vera, da affrontare e vincere in campo ma anche fuori. Non ce la siamo mai giocata una finale così al Picchi, dentro il nostro stadio. Alle 21 di stasera usciranno dal sottopassaggio: il Brescia in 11, il Livorno in 12. È proprio quell'uomo in più che ha la classe e la forza dentro per segnare il gol decisivo: perché, se vuole, è uno che non molla mai. Aiutiamoli a farci tornare in A.

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