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Il furgoncino rosso che portava nelle Americhe il profumo delle cose lucchesi
«Una brezza che mi porta il suono delle nostre campane e il profumo delle nostre campagne. Finalmente sono felice in terra straniera». Così scriveva Mario Fontana dal Brasile nell'aprile 1951. Aveva appena letto “Il Messaggero di Lucca”, mensile nato quattro mesi prima nella sua città d'origine, da dove era emigrato come tanti concittadini. Fontana si era subito abbonato, dopo aver ricevuto gratis la prima copia. Volle scrivere immediatamente alla redazione, che pubblicò la sua bellissima lettera. E quelle di molti altri, ugualmente piene di gioia e commozione. Da qui nasce la straordinaria avventura del “Messaggero di Lucca”. Pionieristico, innovativo, quasi un social network ante litteram che per 37 anni, dal 1950 al 1987, raccontò Lucca ai suoi figli sparsi per il mondo e parlò di loro ai lucchesi rimasti in patria. Un giornale che costituì effettivamente un ponte ideale tra i lucchesi di ogni continente: 374 i numeri usciti, oltre 10mila abbonati, 50 i Paesi in cui era diffuso. E fu riconosciuto come pubblicazione di rilievo tra la stampa italiana nel mondo.A ripercorrerne la storia è Elena Marchetti nel libro “Sul filo delle parole. L'emigrazione come risorsa nelle pagine del Messaggero di Lucca”, edito dall'associazione “Lucchesi nel mondo” per i tipi di Maria Pacini Fazzi. Il volume sarà presentato oggi (venerdì 12 settembre) alle 17 nell'auditorium della Fondazione Banca del Monte in piazza San Martino, che ha finanziato la pubblicazione insieme alla Camera di Commercio. Al termine nella sede dei “Lucchesi” , al castello di Porta San Pietro sulle Mura, verrà inaugurata la mostra dedicata al mensile con documenti e foto provenienti dall'archivio, conservato dalla stessa associazione.
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