Il Tirreno

Livorno

Occupazione lampo degli operai Eaton

Occupazione lampo degli operai Eaton

I lavoratori scavalcano il muro ed entrano nella fabbrica «La politica rispetti gli impegni presi»

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MASSA - Era nell’aria da giorni l’azione eclatante degli operai della Eaton. E ieri c’è stata: i lavoratori hanno occupato ieri la loro ex fabbrica. Un’occupazione lampo, durata poco più di un’ora, un gesto simbolico per fare capire a tutti che la pazienza dei 298 cassintegrati è ormai al limite.

Il blitz è partito attorno alle 15. Gli operai, un centinaio, si sono radunati davanti ai cancelli e poi hanno scavalcato il muro di recinzione dello stabilimento. Con loro i segretari di Fim, Fiom, Uilm (a sottolineare che non si trattava di un’iniziativa spontanea, ma appoggiata dal sindacato). Nessuno li ha ostacolati, carabinieri e polizia arrivati poco più tardi si sono limitati a osservare la pacifica invasione senza intervenire. Poi, sono stati aperti i cancelli: la fabbrica è stata riconquistata. Anche se soltanto simbolicamente. «Perchè questo gesto? Perchè c’è qualche imprenditore che da tempo già entra in questa fabbrica, a prendere misure e visionare i capannoni per un possibile investimento. Bene, allora entriamo anche noi. Per ricordare a tutti che ogni progetto, ogni passaggio di proprietà, ogni piano industriale su quest’area deve prevedere nuova occupazione per noi operai. Rivogliamo un lavoro», spiega Alessio Castelli, storico sindacalista della Eaton.

Più tardi è arrivato il sindaco Alessandro Volpi, informato dell’occupazione mentre era diretto in Regione. Subito c’è stato un vivace scambio di battute con i segretari dei metalmeccanici Marco Battistini, Luisa Pietrini, Michele Folloni. «Perchè non mi avete avvertito prima, perchè non avete aspettato?» ha chiesto alterato il sindaco. «Il tempo è scaduto, sappiamo che la Regione non risponde più sulla vertenza da settimane. È giusto farci sentire», è stata la risposta. Poi, una breve assemblea all’esterno della fabbrica. In cui Volpi ha ribadito il suo impegno a portare avanti il piano per l’acquisto delle aree tramite il consorzio Zona e la successiva industrializzazione. «Mantengo la parola data, state tranquilli, e spero che la Regione faccia altrettanto. Al momento non c’è nulla che ci faccia pensare che Firenze si è disimpegnata. Se così sarà reagiremo», ha detto. «Sindaco, non ce l’abbiamo con te. Se così fosse, saremmo venuti a protestare sotto il municipio. Ma chiediamo che ognuno faccia la sua parte», gli ha replicato Giovacchino Pitanti, un’altra delle anime dei lavoratori Eaton.

Dietro la protesta, nuovi allarmi. In primis le avances della Inglom di Emilio Ricci che ha intavolato trattative con Eaton per l’acquisto dell’area. Se l’azienda dell’ex presidente di Assindustria raggiungesse un accordo tra privato e privato con la multinazionale, scavalcando il percorso messo a punto da istituzioni e sindacati (che prevede l’acquisto dell’area da parte della Zia e poi la successiva re-industrializzazione) i lavoratori non avrebbero più alcuna garanzia di essere inseriti in un progetto di ri-occupazione. Ed è questo che temono più di tutto in questo momento.

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di Redazione web