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Livorno

L’intervista

Livorno, le emozioni di Regazzetti: «Grazie alla città per il suo affetto, i Lucarelli sono stati come due genitori»

di Alessandro Lazzerini

	Samuele Regazzetti, in maglia amaranto (foto Stick)
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Samuele Regazzetti, in maglia amaranto (foto Stick)

Il classe 2004 ha dovuto affrontare un’operazione delicata per superare la malattia, sono stati giorni complicati: ««Diciamo che ora il peggio è passato, sono in fase di guarigione. Sto bene, riesco a fare un po’ di tutto»

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LIVORNO. La paura improvvisa, poi il coraggio. A soli 22 anni Samuele Regazzetti ha dovuto affrontare l’ostacolo più duro, scoperto all’improvviso, ma non è mai rimasto solo. Dopo l’operazione per superare la malattia e l’abbraccio di tutta Livorno, Samuele si racconta con una genuinità emozionante.

Samuele, come stai?

«Diciamo che ora il peggio è passato, sono in fase di guarigione. Sto bene, riesco a fare un po’ di tutto».

Sono stati giorni complicati…

«Più che altro è stato tutto così improvviso che non ho neanche avuto il tempo di realizzare cosa stava succedendo. Poi beh, a 20 anni pensi a tutto fuorché a queste cose».

Cristiano Lucarelli ha detto che dall’ultimo esame di giovedì sono arrivate buone notizie.

«Sì vero, ho fatto una tac per vedere se altri organi erano rimasti interessati, ma l’esito è stato negativo».

Sempre Cristiano ha detto "Ciò che mi ha commosso, da allenatore e da tifoso, è che abbia voluto allenarsi e giocare fino al giorno prima dell’operazione".

«Appena ho saputo del problema, ho parlato con lui. E ha fatto un gesto che mi resterà per tutta la vita».

Ce lo puoi raccontare?

«È venuto e mi ha chiesto: "Samuele, te la senti di giocare?". Cioè, ha fatto scegliere a me se giocare oppure no. In quel momento, per me è stato qualcosa di eccezionale. Sia perché ho sentito una fiducia enorme del mister nei miei confronti e sia perché dovendo pensare al campo potevo tenere la testa occupata».

Venerdì sera eri allo stadio e sei stato il primo pensiero per tutti, dai compagni ai tifosi. Partiamo dai compagni.

«Non mi aspettavo mai una cosa del genere. Dopo il primo gol di Malagrida, vedere che tutti andavano alla panchina per alzare la mia maglia, mi ha commosso. È stato bellissimo. Siamo un gruppo nuovo ma c’è un affetto dentro il nostro spogliatoio che è un tesoro dal valore inestimabile. Tutti i compagni, fin dal primo giorno, si sono resi disponibili per qualunque mia necessità. Così come la società e la dirigenza. Non mi sono mai sentito solo».

Visto lo striscione in Curva Nord e sentito il coro?

«Avevo la pelle d’oca. Quando una curva storica e conosciuta ovunque come quella del Livorno ti dedica uno striscione e un coro, beh, credo sia una cosa meravigliosa. Ecco, se posso, ci terrei davvero tanto a ringraziare i ragazzi della Curva e tutti quelli che in questi giorni mi hanno scritto o mi hanno fermato per darmi un gesto di conforto».

Cosa ti lascia questa grande dimostrazione d’affetto?

«Questo affetto di tutta la città mi sta dando davvero una grande forza. Faccio anche fatica a trovare le parole, anche perché parliamo di Livorno, una piazza importante e con tifosi storici. La mia grande speranza è quella di ricambiare questo affetto sul campo prima possibile».

Tra l’altro il tuo cartellino è del Livorno. Qui c’è il tuo presente ma anche il tuo futuro.

«Sì, il cartellino è del Livorno e ho due anni di contratto. Sarebbe il top poter giocare ancora qui. Tra l’altro, da calciatore, entrare in campo e vedere tutto quel tifo è un qualcosa di bellissimo. Noi giochiamo sempre in 12».

Probabilmente in questi giorni hai potuto vivere sia Cristiano che Alessandro Lucarelli, non solo da allenatore e dirigente, ma anche come uomini. Cosa ti resta di ciò che ti hanno detto?

«È vero. I miei erano a tre ore da casa, quindi il mister e il direttore sono stati un po’ come i miei genitori. Ho conosciuto le persone al di là dei ruoli che hanno e posso garantire che sono due uomini con la U maiuscola. Tutta Livorno deve andare fiera di essere rappresentata da un allenatore e da un direttore così».

Dicevi della tua famiglia.

«Eh, anche per loro è stato un brutto colpo. La settimana dell’intervento comunque i miei genitori sono venuti qui a Livorno, poi è venuta anche la mia ragazza e due miei grandi amici che si sono anche presentati a Livorno a sorpresa».

Parlando di calcio, venerdì ti sei visto una partita davvero fantastica.

«Da tifoso neutro, dico che è stata una partita bellissima. Da giocatore del Livorno è chiaro che dico che ci sono state cose ottime e cose un po’ meno buone. Ma non è mai facile andare sotto in casa e poi andarla a riprendere. Dico di più: se non prendiamo gol in pieno recupero e il primo tempo finisce 2-1 per noi, diventa tutta un’altra storia».

Ti piace questo Livorno?

«Secondo me abbiamo un grande potenziale. Ma a volte, come ci dice anche il mister, non ci crediamo abbastanza. Ci lavoriamo, sono ottimista».

Samuele, i prossimi passi?

«Vediamo settimana per settimana. È chiaro che prima va risolto bene il problema, comunque ti dico la verità: io non vedo l’ora di tornare in campo».

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