Livorno, chiesti oltre 30 anni di reclusione per lo spaccio e le fucilate in centro
È quanto auspica la procura nel processo dopo l’inchiesta “Penny black” dei carabinieri. Le decisioni del giudice nelle prossime settimane
LIVORNO. Sei anni e quattro mesi di reclusione per Mourad Fraiji, cinque anni e undici mesi per Ahmed Nebli e cinque anni e otto mesi per Desuer Demiri. Sono alcune delle richieste di condanna formulate dalla pubblico ministero Ezia Mancusi nell’ambito del rito abbreviato del processo nato dall’inchiesta “Penny Black”, la maxi-operazione dei carabinieri scattata il 16 dicembre dell’anno scorso, che aveva portato a nove arresti e a un totale di 18 indagati, con 17 richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla procura. Al centro dell’indagine un presunto giro di spaccio di cocaina, hashish e altre sostanze stupefacenti nel quale, secondo l’accusa, non sarebbero mancati episodi di rapina, estorsione e violenza, con tanto di fucilate in pieno centro, in piazza della Repubblica.
Le richieste
Le richieste di applicazione della pena riguardano sette imputati che hanno scelto il rito abbreviato, che in caso di condanna prevede lo sconto automatico di un terzo del quantum. Oltre a Fraiji – 31 anni, residente a Livorno, originario di Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza, e accusato di spaccio e rapina – Nebli (trentunenne tunisino, per lui le ipotesi di spaccio e porto abusivo di armi) e Demiri (stessa età, albanese, imputato per spaccio, estorsione e rapina) la pubblico ministero ha chiesto quattro anni e due mesi per il trentaduenne tunisino Salim Sghaier, difeso dall’avvocata Barbara Luceri, e altrettanti per il connazionale ventottenne Mohamed Amine Laama, assistito dal legale Luciano Picchi, chiamati in causa per delle cessioni di droga. Per il ventinovenne dominicano Yahiron Alberto Rosado la richiesta è invece di due anni e otto mesi, mentre per il livornese Mattia Romiti, di 31, la pena sollecitata è di tre anni. Si tratta delle richieste dell’accusa, sulle quali nelle prossime settimane dovrà pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari: non sono dunque condanne di primo grado. Diversi imputati – come il ventiduenne tunisino Alaa Yahyaoui, difeso dall’avvocato Edoardo Gabriele Castagnola – hanno scelto di patteggiare, altri – è il caso del cinquantacinquenne napoletano Pasquale Zilo – la cosiddetta “messa alla prova”, con i lavori di pubblica utilità per estinguere il reato. Un ventiseienne livornese per il quale era stato disposto l’arresto per rapina, evasione, porto abusivo di oggetti atti a offendere e spaccio di cocaina, hashish e ketamina è invece detenuto in Spagna. È il ventiseienne ex studente dell’Ipsia Orlando Sami El Faitouri, assistito da Luciano Picchi.
L’inchiesta
L’operazione “Penny Black” aveva portato alla luce, secondo la ricostruzione dei carabinieri, una rete di spaccio attiva sul territorio livornese e in altre zone della provincia. Le indagini – condotte dai militari della compagnia di Cecina, comandata dal capitano Domenico Grieco, con la collaborazione dei colleghi del capoluogo – erano partite da un arresto avvenuto il 20 settembre del 2023 a Rosignano. Da quell’episodio erano stati sviluppati alcuni accertamenti, anche attraverso le intercettazioni disposte dalla procura, arrivando a ricostruire il presunto giro di stupefacenti. Nel corso dell’indagine – durata oltre un anno, tra il 2023 e il 2024 – erano stati sequestrati più di 40 chili di droga, per un valore potenziale sul mercato di circa 400mila euro. Fra gli episodi contestati figuravano anche presunte aggressioni e richieste estorsive nei confronti di persone che non avrebbero saldato i debiti contratti per acquistare le sostanze illecite: «Ti porto nel bosco e ti faccio mangià dai cinghiali», sarebbe stata la minacciata rivolta a una di loro.
Gli spari in centro
Tra gli episodi emersi durante le indagini c’è anche quello che, secondo gli investigatori, avrebbe avuto origine da una lite per uno sgarbo nei confronti della moglie di Nebli. Nella notte tra il 25 e il 26 aprile del 2024, dopo un alterco, il giovane sarebbe andato a recuperare un fucile a casa di un amico, per poi sparare in piazza della Repubblica, poco prima delle 2. Nessuno è rimasto ferito. La vicenda, pur ricostruita nell’ambito dell’inchiesta, non sarebbe direttamente collegata allo spaccio.
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