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Dopo 70 anni si spegne l’insegna Barnini: «I negozi in centro, la Barcas e il Livorno» – Quel no a due imprenditori fiorentini

di Flavio Lombardi

	Davide Barnini
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Davide Barnini

La decisione di Davide, figlio del fondatore Mario: «Il lavoro c’è, ma vado in pensione»

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LIVORNO. A fine novembre in via Magenta, a Livorno, si spegnerà un’insegna che per Livorno significa molto più di un negozio di abbigliamento.

Con la liquidazione della merce e la chiusura definitiva, Davide Barnini mette il punto a una storia familiare cominciata quasi settant’anni fa e passata attraverso negozi, marchi, intuizioni commerciali e generazioni di clienti. Non è una resa al mercato, né il risultato di una crisi: è una scelta dettata dall’arrivo della pensione e dall’assenza di un vero ricambio familiare.

Davide ha 62 anni e dietro il bancone ci è entrato a 18. «Il mondo è cambiato rispetto agli anni Ottanta e Novanta – racconta – ma quando hai clienti che ti conoscono e aziende importanti con cui ti interfacci, il lavoro non manca. Noi avevamo costruito una clientela e scelto i marchi giusti».

La figlia Virginia, però, ha altri progetti e non se la sente di assumersi da sola un impegno che richiede presenza totale. «O ci sei dalla mattina alla sera oppure non puoi farlo soltanto per dare una mano».

Due imprenditori fiorentini, intenzionati ad aprire anche a Livorno, avevano proposto di rilevare l’attività mantenendo il nome Barnini. Davide ha detto no. «Avevano ottime referenze, ma non li conoscevo abbastanza. Non me la sono sentita di guadagnare su un nome che la mia famiglia ha costruito con decenni di lavoro. Barnini, come insegna e marchio, finisce con me».

Il pensiero torna così al padre Mario, scomparso nel marzo dello scorso anno a 87 anni dopo una lunga malattia. Fu lui a dare forma a tutto. Prima cinque anni da ambulante insieme al padre, poi nel 1958 l’apertura della prima attività accanto alle scuole Benci.

Si partiva dai tessuti venduti al metro, poi arrivò la confezione per uomo, donna e bambino. Da lì Barnini costruì un piccolo universo commerciale cittadino.

Con il fratello Roberto aprì una bottega in via Buontalenti; sulla via Maggi, lato piazza Cavour, nacque Pole Pole, nome preso dallo swahili e imparato durante un viaggio in Kenya. Più tardi quel negozio diventò Jeans West, riconoscibile per l’insegna con i tre mustang bianco, rosso e verde e per la jeanseria Benetton, quando l’azienda veneta era ancora agli inizi e Mario aveva rapporti diretti con quel mondo ed era amico personale dei componenti di una famiglia che diventerà una potenza imprenditoriale nel tessile e non solo.

All’alba degli anni Sessanta era arrivata anche l’intuizione Barcas, marchio nato insieme a Cassuto in via di Popogna e destinato in seguito a legarsi alla Libertas come sponsor.

Mario uscì poi dalla società per concentrarsi sul commercio al dettaglio. In famiglia, però, le attività erano diverse: la moglie Gina Baldasseroni aveva un negozio da donna in piazza Cavour, con vetrine anche su via Ernesto Rossi, a Palazzo Fremura.

Gina era la sorella di Gino Baldasseroni, ala destra del Livorno con due presenze in serie B nel 1951. Il legame con l’amaranto non rimase soltanto familiare. Nel 1982 Mario entrò come dirigente del Livorno e visse la retrocessione in C2 del 5 giugno 1983. Ma il calcio preferì presto viverlo da tifoso. «Certe dinamiche gli piacevano sempre meno – ricorda Davide – e decise di farsi da parte».

Non smise però di andare allo stadio: abbonamento in tribuna, campionato dopo campionato, fino alla delusione seguita all’era Spinelli, quando la sua presenza al Picchi diventò più sporadica. Intanto il nome Barnini aveva trovato sempre più il suo punto di riferimento per tutti quelli che volevano bei capi a prezzi giusti nell’attività di via Novelli con affaccio sugli Scali Olandesi, portata avanti da Mario insieme ai figli Luca e Davide. Era un negozio con uomo, donna e sartoria interna. Nel 2015 quella sede chiuse e l’anno successivo partì la nuova esperienza in via Magenta. Luca rimase ancora per un anno, poi andò in pensione; Davide ha proseguito con la moglie Francesca. Ora restano gli ultimi giorni di vendita e i saluti.

«Grazie a tutta la clientela, si quella storica che quella occasionale. In tanti ci chiedono perché chiudiamo, poi capiscono che dopo 43 anni di lavoro è giusto andare in pensione». Dopo una vita regolata dagli orari del negozio, Davide avrà finalmente tempo per passioni e progetti rimasti in sospeso. Quando la serranda di via Magenta scenderà per l’ultima volta, a chiudersi non sarà soltanto un’attività, ma una lunga pagina del commercio livornese, scritta dalla famiglia Barnini.

Confineremo tutto nella memoria cittadina con un sentimento di nostalgia delle cose belle destinate a non esserci più. 
 

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