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Livorno

Il processo

Livorno, tragedia alla Depositi Costieri Neri: l’orologio va indietro di otto anni e mezzo

di Stefano Taglione
Una scena dell'incidente e i due operai uccisi dall'esplosione
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Una scena dell'incidente e i due operai uccisi dall'esplosione

Nell’esperimento giudiziale di sabato 10 ottobre per ricostruire la dinamica stessi furgone e “canal jet” del giorno dell'esplosione. Lunedì 12 nuova udienza in tribunale per fare luce sull’omicidio colposo dei due operai della Labromare Lorenzo Mazzoni e Nunzio Viola

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LIVORNO. Dopo l’esperimento giudiziale di sabato 10 ottobre – con il giudice Andrea Guarini che, per quanto possibile dopo otto anni e mezzo, ha voluto ricreare lo stesso scenario della tragedia costata la vita al venticinquenne Lorenzo Mazzoni e al collega Nunzio Viola, di 65 anni – riprende stamani il processo sull’esplosione alla Neri Depositi Costieri per fare luce sulla morte dei due operai della Labromare. Tredici sono gli imputati per omicidio colposo. Lunedì 12 ottobre in tribunale sarà ascoltato un testimone che illustrerà i modelli organizzativi dell’azienda per la quale lavoravano entrambe le vittime. Altre udienze sono previste a fine ottobre (cinque), con l’obiettivo di chiudere l’istruttoria dibattimentale entro fine anno e procedere, nel 2027, alle discussioni e infine alla sentenza.

La tragedia

La mattina del 28 marzo 2018 i due lavoratori stavano eseguendo un intervento di svuotamento di una cisterna all’interno del perimetro industriale della zona nord labronica. L’operazione prevedeva il collegamento di un autospurgo (detto “canal jet”) al serbatoio per aspirare i residui di acetato di etile, un solvente organico altamente infiammabile e pericoloso. Secondo le relazioni tecniche della procura (l’inchiesta è coordinata dalla pubblico ministero Sabrina Carmazzi), la sostanza liquida sarebbe evaporata saturando l’aria di vapori miscelati all’ossigeno. La deflagrazione sarebbe stata provocata da una scintilla scoccata per l’accumulo di cariche elettrostatiche nate sul tratto finale del tubo rigido di aspirazione in plastica. Durante le fasi istruttorie, la polizia scientifica della questura labronica ha repertato ed esaminato nei magazzini della ditta un tubo di plastica rigida lungo circa tre metri, dotato di raccordi, filettatura e ghiere metalliche, ritenuto analogo a quello utilizzato nella zona del bacino dove avvenne lo scoppio.

L’esperimento giudiziale

Oltre 30 persone hanno preso parte al sopralluogo in porto di sabato scorso, durato dalle 9 alle 13 circa. Il giudice – utilizzando lo stesso furgone e il medesimo “canal jet” del giorno della tragedia – ha voluto calarsi nella realtà di quella maledetta mattina per capire esattamente la dinamica che ha portato alla deflagrazione che ha ucciso i due dipendenti della Labromare. L’esperimento, non potendo essere fatto sulla cisterna che allora aveva collassato, ha riguardato quella immediatamente accanto, con caratteristiche analoghe. Si è trattato di uno degli ultimi atti dell’istruttoria dibattimentale.

Tredici gli imputati

Tredici sono le persone imputate per il reato di omicidio colposo. Fra loro figurano i vertici e i quadri delle due società coinvolte nella catena dell’appalto di lavoro. Per i Depositi Costieri Neri – assistita per la responsabilità amministrativa dal legale Sergio Spagnolo – figurano i gestori dello stabilimento Piero Neri (81 anni, difeso dagli avvocati Paola Severino e Damiano Vaudo) e Tito Neri (83, assistito da Vaudo ed Elisa Scaroina), insieme ai dirigenti dell’epoca: Antonio Saltarelli (65 anni, responsabile del servizio di prevenzione e protezione e difeso dai legali Lorenza Musetti e Marco Talini), Francesco Volpi (58, direttore dello stabilimento, anch’egli assistito da Vaudo) e Giampiero Taddei (61, responsabile tecnico degli impianti e della sicurezza, difeso dal legale Roberto Nuti). Per quanto riguarda la Labromare – ditta appaltatrice di cui le due vittime erano dipendenti, assistita per la responsabilità amministrativa dal legale Leonardo Cammarata – sono a processo i membri del consiglio di amministrazione Corrado Neri (57 anni, assistito da Laura Formichini), l’altro Corrado Neri (di 51, stessa legale), Alberto Cattaruzza (60 anni, veneziano, difeso da Rita Pironti) e il genovese Giacomo Gavarone (45, assistito da Giovanni Scopesi). Insieme a loro i responsabili operativi: il cinquantaduenne Emiliano Coluccia (a capo del servizio di prevenzione e protezione, difeso dal legale Gabriele Rondanina), Massimo Nicosia (53 anni, direttore generale, assistito da Formichini e Stefano Del Corso), Riccardo Figaro (62, direttore tecnico operativo della divisione terra, assistito da Formichini e Vinicio Vannucci) e Riccardo Mannucci (stessa età, capo servizi terra, difeso dall’avvocato Leonardo Biagi). Nel procedimento penale si è costituita parte civile l’Anmil (l’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro). 

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