Livorno, in Comune si litiga sull'acquisto del palazzo in porto della Spil
L'immobile è stato aggiudicato all'asta all'imprenditore Palumbo
LIVORNO. C’è un palazzo nel cuore del porto mediceo che sta facendo litigare il mondo della politica. Assessori, dirigenti di partito, lo stesso partito che governa la città, il Pd. È il palazzo bianco che si affaccia su via Calafati, nel cuore del porto turistico. Molti livornesi lo conoscono come l’ex sede di Spil, che ha le finestre sopra a uno dei ristoranti più famosi della città.
Un immobile-gioiello, e in un punto strategico, che nei mesi scorsi è finito all’asta insieme a tutti i beni della società, schiacciata sotto al peso del parcheggio Odeon.
Tra luglio e agosto se l’è aggiudicato provvisoriamente un privato, che oggi si scopre essere un big del porto, l’imprenditore Andrea Palumbo. Lo stesso che da Spil, in era Cinque Stelle, aveva preso i terreni d’oro della Paduletta, poi passati nelle mani del gruppo Neri. Palumbo per il palazzo di via Calafati ha messo sul piatto un’offerta da un milione e 610mila euro, quindi circa 350mila euro in più rispetto al valore a base d’asta, che nel frattempo era sceso a un milione e 234mila euro.
A inizio settembre, però, il Comune – che della Spil in liquidazione è socio al 65 per cento – ha deciso di manifestare formalmente il proprio preliminare interesse all’esercizio del diritto di prelazione del bene. Detto in altre parole: si è messo in moto per provare ad acquistare lui stesso il palazzo e sottrarlo così alla procedura.
Finché non è scoppiato il caso politico. Tutto interno alla squadra di governo.
Cosa sta succedendo? Il Comune avrà tempo ancora un mese, fino a inizio novembre, per decidere se esercitare l’inedita prelazione. Servono tutti gli approfondimenti tecnici del caso per valutare la fattibilità dell’operazione.
Pochi giorni fa in giunta è arrivato un primo rapporto critico degli uffici che ha convinto l’amministrazione a richiedere anche un parere alla Corte dei Conti. Niente è insomma ancora deciso.
Ma prima che tecnico, il problema è diventato politico. Giovedì il segretario del Partito democratico, Alberto Brilli, ha bussato all’ufficio dell’assessora al bilancio, Viola Ferroni (anche lei in quota Pd), che da quando ha ricevuto la delega segue da vicino l’infinita partita di Spil, che ha radici almeno nel mandato Cosimi.
L’incontro non è stato esattamente idilliaco, per usare un eufemismo, e la stessa sera l’assessora ha scritto un messaggio sulla chat di sindaco e assessori per informare i colleghi di quanto avvenuto e per chiedere un chiarimento politico urgente, il giorno successivo. Il messaggio, qui edulcorato, suonava più o meno così: Brilli mi ha detto che se questa partita arriva in consiglio comunale ci saranno problemi con i voti e vuole vederci chiaro. ..
Ne parlavano in parecchi ieri in municipio. Il passaggio non è passato inosservato, anche perché ieri mattina sindaco e assessori si sono riuniti e il faccia a faccia è andato avanti anche nel pomeriggio. C’erano tutti, chi in presenza chi in collegamento. Come Rocco Garufo (commercio) e Silvia Viviani (urbanistica) che sono i più vicini alla linea della segreteria comunale del partito.
Nel pomeriggio la riunione si è allargata e questa volta hanno partecipato anche il segretario del Pd Brilli e il capogruppo in consiglio comunale, Piero Tomei. È forse la prima volta che accade da quando è stato eletto Salvetti, o almeno è la prima volta che si viene a sapere.
Nessuno lo dirà ufficialmente in questi termini, ma di fatto il vertice del Pd ha chiesto di frenare sull’acquisto del palazzo. Questione anche di opportunità politica. Il partito teme che l’operazione non venga compresa dalla città, che l’eventuale acquisizione, spendendo più di 1,6 milioni di euro, finisca per inasprire il dibattito già teso, per gli orti urbani di via Goito. Chiede semmai di dare gambe, da qui al 2029, a interventi come la desigillazione dei suoli, citati anche nell’ultima direzione del Pd. Insomma, ci sono altre priorità. Dall’altra parte, nell’amministrazione hanno sempre detto in passato che acquisire l’immobile di via Calafati consentirebbe di non lasciare un pezzo di patrimonio pubblico in mano ai privati e di trasferirvi uffici e archivi comunali che altrimenti starebbero in spazi in affitto, per i quali quindi l’ente deve pagare.
Già un anno fa, quando il bene era all’asta ma non si parlava della prelazione, dal municipio risposero che si stava valutando «se acquistarlo per farne sede di uffici e mantenerlo così a patrimonio pubblico».
Contattata ieri pomeriggio dal Tirreno, Ferroni ha risposto così: «Questa procedura ha le radici nel febbraio scorso, quando abbiamo introdotto la possibilità per i soci pubblici di Spil di esercitare la prelazione sui beni all’asta. Per quanto riguarda il palazzo di via Calafati, stiamo facendo tutte le verifiche interne necessarie. Abbiamo richiesto anche un parere alla Corte dei conti, per fugare ogni dubbio sull’eventuale acquisto da parte del Comune e a quel punto aprire un confronto politico nella maggioranza». «È da specificare – ha aggiunto – che l’operazione sarebbe a costo zero per il bilancio, perché con l’eventuale acquisto di quell’immobile potremmo lasciare altre sedi che oggi sono in affitto, usando quei risparmi per pagare il mutuo e tenere allo stesso tempo il bene».
Diplomatico e telegrafico Brilli: «L’importante è sempre operare nell’interesse generale, cosa che questa amministrazione comunale ha sempre fatto e che quindi sono sicuro continuerà a fare».
Le fibrillazioni politiche in questa seconda metà del secondo mandato iniziano però a farsi sentire.
Sta a guardare da lontano l’imprenditore Palumbo, che in caso di rinuncia alla prelazione da parte del Comune, potrà formalizzare l’acquisto del palazzo. Un altro privato aveva partecipato all’asta, ma il nome non è venuto fuori.
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