Livorno saluta la questora Giusy Stellino: «Cercheremo di essere alla sua altezza»
La numero uno di via Fiume in pensione dal primo ottobre: «Ho amato questa città». In futuro forse (di nuovo) l’università: «Mi piacerebbe iscrivermi a informatica, l’intelligenza artificiale andrebbe gestita dai Governi, gli esperti dicono si nutra anche della rabbia sui social e rischia di essere pericoloso. Ai cittadini raccomando: chiamate sempre il 112»
LIVORNO. L’impegno nella lotta alle truffe agli anziani era una delle sue priorità e dopo tre anni e mezzo in questura il segno lo ha lasciato. Fra arresti alla stazione, dove i malviventi tornavano col bottino per salire sui treni, denunce e incontri di sensibilizzazione con la popolazione, questi odiosi reati, che mai purtroppo potranno essere azzerati, sono stati perseguiti e soprattutto in diversi casi prevenuti.
Ma Giusy Stellino, a Livorno, non rimarrà nella memoria di molti solamente per i risultati ottenuti sul campo dai suoi poliziotti. Lo resterà anche per l’umanità, per le qualità non solo professionali, ma anche personali. Il suo vicario, Michele Morra, è in città da appena una settimana e già ne è rimasto colpito: «Stamani (martedì 29 settembre ndr) – racconta – eravamo in chiesa a celebrare San Michele Arcangelo (patrono della polizia di Stato) e una signora si è rivolta alla questura dicendo che pur non avendola mai conosciuta la stimava moltissimo. Io posso solo dirle grazie per ciò che fatto in polizia e che noi cercheremo di essere alla sua altezza».
Fra pochi giorni la numero uno di via Fiume va in pensione. Tornerà nella sua Sardegna, ma di tanto in tanto anche a Livorno, «un posto di cui mi sono innamorata, è speciale». «Una città che vuole molta sicurezza, ma che ha anche tanta sicurezza – le sue parole – noi abbiamo cercato di fare del nostro meglio, ho lavorato con persone straordinarie, e anche se i numeri ci dicono che determinati reati sono in calo, ed è così, poi c'è la percezione del cittadino al quale dobbiamo dare risposte. Due anni fa mi era capitato di leggere sul Tirreno di una persona che lanciava dei cartelli per strada: bene, sono andata a verificare e in quelle ore nessuno ha mai chiamato il 112 per avvertirci. Avevamo anche una volante là vicino per un posto di controllo e saremmo potuti andare a verificare. Ai cittadini dico: telefonate sempre al numero di emergenza. Io stessa ricevo molti messaggi, ma l’importante è allertare la centrale per un rapido intervento delle forze dell’ordine. E c'è anche YouPol: un’app che consente di effettuare segnalazioni anonime e non, inviando anche foto o video, e che ci sta aiutando molto. La Squadra mobile ha effettuato molti arresti grazie a questa piattaforma».
Stellino ha in mente varie cose in vista del minor carico lavorativo alle porte. «Mi piacerebbe iscrivermi nuovamente all’università – rivela – in comunicazione o informatica. E perché no anche fare un corso di cucina». L'intelligenza artificiale come un fenomeno che «deve essere governato, rischia altrimenti di creare problemi. Esperti mi dicono che si nutre anche dell’odio e della rabbia che dilagano sui social e questo può essere pericoloso».
In questura, durante i suoi tre anni e mezzo, i reparti sono stati rinforzati, anche i commissariati periferici. «Vedo molti giovani, vogliosi di lavorare bene – prosegue – e in futuro ne entreranno ancora, non solo in polizia, ma anche grazie ai concorsi per le altre forze dell'ordine e nell'esercito. Vorrei che i ragazzi conoscessero meglio queste opportunità».
Poi ritorna sul suo operato in città e provincia: «Abbiamo cercato di dare il meglio – sottolinea – effettuando molti servizi di pattugliamento del territorio nelle zone più problematiche. Quando dico che le segnalazioni al 112 sono importanti, lo sostengo anche perché da queste noi poi geolocalizziamo le aree dove c’è più richiesta e orientiamo i servizi delle nostre pattuglie. È importante».
Infine, gli anziani, le persone fragili che devono essere salvaguardate. Al pari delle donne vittime di violenza «che ancora oggi talvolta non hanno il coraggio di denunciare». «Noi dobbiamo infonderglielo – conclude – come dobbiamo cercare di rendere più pronti gli anziani quando si trovano di fronte certe persone senza scrupoli, alla porta come al telefono. Tanto abbiamo fatto, molto però si deve ancora fare. Gli incontri con la popolazione, in questo senso, sono fondamentali».
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