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Livorno, sugli orti urbani l'accordo non c'è: come è andato l'incontro tra Frangerini e il comitato in Comune

di Flavio Lombardi

	Il tavolo in sala giunta (foto Stick)
Il tavolo in sala giunta (foto Stick)

Il sindaco Salvetti ha chiesto all’imprenditore un solo cantiere ma il Comitato ha detto “no”: «Siamo ancora al rapporto 80-20 di dieci anni fa deciso da Nogarin»

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LIVORNO. Oltre due ore e mezzo di riunione in sala giunta non sono bastate a partorire un accordo. Però almeno hanno messo, per la prima volta, tutti i protagonisti degli Orti urbani di via Goito uno davanti all’altro. Da una parte il Comune, con il sindaco Luca Salvetti e l’assessora all’Urbanistica Silvia Viviani. Dall’altra sei rappresentanti del comitato, guidati da Giovanni Ceraolo. Di fronte Stefano Frangerini, insieme ai figli Chiara e Matteo. Un tavolo dalle 15 a oltre le 17.30, chiuso senza soluzione condivisa ma con una proposta nuova del Comune e l’impegno a rivedersi dopo l’assemblea degli Orti.

Distanze

Le distanze restano. Salvetti parla di «clima di dialogo e confronto assolutamente positivo». Il comitato continua a mettere davanti a tutto il consumo di suolo zero. «Siamo venuti al tavolo con una nostra proposta, non semplicemente per ascoltare», chiarisce subito Ceraolo. Frangerini dice di essere «convinto che si possano trovare soluzioni condivisibili usando il buon senso».

Il primo nodo è cosa fare delle capacità edificatorie previste dal Piano operativo. Gli Orti hanno formalizzato la loro proposta: trasferire gli indici in un’altra area già urbanizzata, magari degradata e da bonificare, e trasformare tutti i sei ettari di via Goito in un parco naturalistico pubblico. «A noi degli orti in quanto tali non interessa – ribadisce Ceraolo – vogliamo che quell’area resti il più possibile com’è, diventi pubblica e sia fruibile da tutti».

È qui che il confronto si ferma. Il Comune considera questa soluzione, almeno oggi, non percorribile per ragioni tecniche e politiche. Il Piano operativo resta il punto di partenza: l’amministrazione rivendica di averlo già modificato abbassando gli indici edificatori da 6.100 a 4.500 metri quadrati e prevedendo che l’80 per cento dell’area passi al pubblico. Ed è sul restante 20 per cento che si concentra lo scontro.

La proposta

La novità uscita dalla sala giunta è questa. Il Comune propone di comprimere ancora l’impronta del futuro intervento, concentrando il cantiere e l’edificato verso il margine dell’area, in zona via Da Verrazzano, fino all’ipotesi di un unico cantiere (e unico palazzo?), meno invasivo. L’obiettivo è lasciare il parco quanto più possibile intatto e naturale, affidandone la fruizione a usi temporanei e al coinvolgimento dei cittadini. «Quel parco non lo vogliamo cambiare, rivoluzionare o disgregare», insiste Salvetti, annunciando un sopralluogo ufficiale per verificare ciò che va salvaguardato.

C’è poi un secondo tassello: usare i finanziamenti destinati alla sistemazione dell’80 per cento pubblico per “desigillare” un’altra parte della città. Il sindaco indica la Rotonda d’Ardenza, dove una porzione oggi pavimentata potrebbe lasciare spazio all’avanzamento del bosco, oppure un’area soggetta a rischio idrogeologico o segnata dalle alluvioni. L’idea è compensare: minimo consumo di suolo in via Goito e nuova permeabilità altrove, per un saldo verde positivo.

Frangerini su questo apre. «Ci siamo resi disponibili a compensare con gli oneri di urbanizzazione, depavimentando altre aree», spiega. Ma ogni ipotesi, puntualizza, andrà verificata sul piano giuridico ed economico. L’imprenditore difende il proprio progetto: edifici alimentati da fonti rinnovabili, zero emissioni di CO2 da combustibili fossili, giardini pensili, raccolta delle acque piovane e coperture vegetali capaci di rallentare il drenaggio e mitigare le isole di calore.

Ma il comitato non arretra. Per Ceraolo la compensazione fuori da via Goito non risolve il problema principale. «La base resta il Piano operativo: 20 per cento di edificazione e 80 di verde. Nulla cambia». La controproposta del Comune verrà portata in assemblea, ma il giudizio a caldo è netto: «Per costruire bisogna comunque spianare una parte di quell’area e abbattere decine di alberi. Siamo coerenti, nessun passo indietro». La linea, per ora, non cambia.

Prima dell’incontro

Il tavolo nasce dall’accelerazione degli ultimi giorni. Il 17 settembre il consiglio comunale ha approvato la mozione che impegnava sindaco e giunta ad aprire un confronto istituzionale, eliminando però dal testo il riferimento alla salvaguardia “integrale” dei sei ettari. Due giorni dopo il prefetto Giancarlo Dionisi ha ricevuto una delegazione degli Orti, dopo avere rinviato il Cosp inizialmente convocato sulla vicenda. Il comitato aveva aperto all’uscita volontaria in cambio della garanzia dell’intera area a verde pubblico. Intanto alcune recinzioni sono state rimosse e diversi appezzamenti risultano in fase di dismissione.

Ieri, la Prefettura è tornata in gioco prima della riunione in Comune. Alle 8.30 infatti, Frangerini è stato ricevuto da Dionisi. «Il prefetto condivide un percorso di dialogo e confronto che possibilmente eviti la liberazione forzata delle aree», racconta l’imprenditore. Frangerini concorda, ma ricorda il limite: «Ci sono scadenze da rispettare. L’area deve essere resa libera dall’Istituto vendite giudiziarie in qualità di custode». Se non avvenisse volontariamente, resterebbe l’ordinanza del tribunale e il rischio di assistere a modalità diverse. «Nessuno vuole arrivare a quel punto, noi per primi».

È il doppio binario della vicenda: confronto politico-urbanistico e calendario giudiziario. Frangerini si è aggiudicato i terreni per 1,16 milioni di euro e tra fine ottobre e i primi giorni di novembre dovrà decidere se completare l’acquisto versando il saldo. Fino ad allora, si lavora sulla mediazione.

I nodi restano

Salvetti tiene fermi i tre riferimenti: difesa della pianificazione urbanistica, acquisizione pubblica della maggiore quantità possibile di verde e ricerca di una soluzione che eviti tensioni. «Siamo i capi storici del no alle azioni muscolari e del sì al dialogo», dice citando Chiccaia e Torre della Cigna. Ricorda di avere già ottenuto l’80 per cento a parco, cantieri meno invasivi e ancora più compatti ai margini.

Il comitato ha un’altra visione. Nel 2017, con Nogarin, ricorda Ceraolo, il rapporto era 20-80 e «siamo ancora lì». Per gli Orti il salto vero per un buon esito, esisterà solo se nessuna nuova costruzione toccherà via Goito. Per il Comune sta nel comprimere ulteriormente l’edificato e compensare altrove il suolo consumato. Per Frangerini la sintesi può passare da un progetto edilizio ecologico e da opere di rinaturalizzazione concordate.

Così, dopo due ore e mezzo, tutti si alzano senza una “quadra”, ma senza rompere il tavolo. Il prossimo passaggio sarà l’assemblea degli Orti urbani, in data da decidere, per valutare la proposta. Poi, si fisserà un nuovo incontro. Salvetti intanto vuole visitare via Goito; vedere alberi, percorsi e spazi da preservare. Il terreno, fisicamente e politicamente, resta uguale. Le distanze anche. La differenza, è che adesso le tre parti hanno iniziato a discuterne nella stessa stanza. Senza forzature né rotture. Il dialogo rimane aperto.


 

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