Livorno, riapre la discoteca Calafuria: sul Romito giovani costretti a camminare al buio tra parcheggi lontani e rischi
Viaggio dopo la ripartenza della discoteca da 25 anni simbolo delle estati livornesi. I ragazzi accendono le torce dello smartphone per farsi notare dagli automobilisti. E c’è chi organizza dei “buffet alcolici” sulla carrozzeria delle macchine prima di entrare nel locale
LIVORNO. La Torre di Calafuria svetta maestosa nel buio, mentre poco più sotto la musica fa vibrare la notte. Sulla terrazza, i ragazzi ballano, alcuni con il bicchiere in mano, altri stretti in piccoli gruppi. Il dj è alla consolle, le luci tagliano il buio, le paillette dei vestiti restituiscono lampi quando qualcuno passa davanti all’ingresso. Dopo quasi un anno e mezzo di stop (imposto), la discoteca è tornata a essere un punto di incontro per i giovani livornesi. Ma arrivare a Calafuria, soprattutto per chi non riesce a trovare posto nelle immediate vicinanze del locale, è un’altra storia.
È sabato sera e la discoteca inizia a riempirsi proprio mentre la città si prepara a dormire. I pochi spazi per parcheggiare intorno al locale sono già occupati: auto e motorini si susseguono lungo l’Aurelia, in una distesa di carrozzerie che si perde nel buio. I ragazzi arrivano a gruppi, scendono dalle macchine, si sistemano i vestiti, ridono. Poi guardano verso il locale e iniziano a camminare. Sono diverse centinaia di metri, a volte anche di più, da percorrere a piedi lungo una delle strade più belle e, allo stesso tempo, più insidiose della costa livornese.
C’è chi lascia l’auto nello spiazzo davanti al Castello del Boccale. C’è chi prosegue ancora oltre il ponte, all’altezza delle Vaschine e anche oltre, nella speranza di trovare uno spazio dove infilare la macchina per poi tornare indietro, a piedi. Il problema è che qui il buio non è soltanto il fascino del Romito: è anche un fattore di rischio. Sull’Aurelia le auto continuano a passare e i gruppetti di ragazzi compaiono all’improvviso nel cono di luce dei fari. Qualcuno accende la torcia del cellulare e la tiene puntata verso la strada per farsi vedere. È un piccolo gesto, istintivo, che racconta però quanto poco sia protetto quel percorso. In alcuni tratti non c’è altro che il parapetto, come sul ponte di Calafuria, a separare i pedoni dal traffico.
E così la strada diventa un percorso a ostacoli per tutti. Per i ragazzi che camminano nel buio e per chi è al volante e se li ritrova davanti all’improvviso. C’è chi frena bruscamente. Chi alza gli abbaglianti. Chi rallenta fino quasi a fermarsi. E c’è anche chi, pur di conquistare un posto dall’altra parte della carreggiata, tenta un’inversione in un punto dove la doppia striscia continua dovrebbe rendere chiarissima la risposta alla domanda: non si può.
Il paradosso del Romito è tutto qui. La notte è bellissima, ma per viverla bisogna attraversare una strada che di notte non perdona distrazioni.
E c’è un altro rito che prende forma lungo l’Aurelia. Qualcuno trasforma la carrozzeria della propria auto in un piccolo bancone vista mare. Bottiglie di superalcolici, bicchieri di plastica, ghiaccio, soda o una bibita gassata per allungare il drink. Una bevuta improvvisata prima di entrare in pista. Due chiacchiere appoggiati alla macchina, il mare nero davanti con le onde che si infrangono rumorose contro gli scogli, poi tutti verso la discoteca.
Dentro, invece, le regole sono un’altra cosa. Gli steward controllano con attenzione i documenti. I ragazzi entrano uno alla volta, mentre la musica continua a risuonare. La pista si anima. La torre resta là fuori, gigantesca e silenziosa, quasi fosse il fondale naturale di una scenografia costruita per la notte.
È il grande ritorno di Calafuria, la discoteca gestita dalla Posh Srl e dall’imprenditore Simone Gonnelli, che da 25 anni rappresenta uno dei luoghi simbolo delle estati livornesi. Un ritorno che, almeno per ora, non coincide con le folle che avevano trasformato il Romito in un caso di ordine pubblico. La memoria corre infatti alla primavera del 2025, quando il Ponte del 25 aprile portò sul Romito una quantità di giovani tale da congestionare l’Aurelia. Auto e scooter parcheggiati ovunque, ragazzi riversati lungo la strada, difficoltà per la circolazione e quella terrazza stracolma di giovani. Una situazione che spinse il prefetto Giancarlo Dionisi a intervenire, fissando a 196 persone il limite massimo per la discoteca.
Poi, nell’agosto dello stesso anno, arrivò un ulteriore stop: la commissione comunale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo confermò il limite delle 196 presenze e dispose il divieto di svolgere l’attività di discoteca all’esterno, sulla terrazza, fino all’ottemperanza delle prescrizioni. È servito tempo. Quasi un anno e mezzo di stop, due stagioni estive praticamente perdute e un nuovo passaggio davanti alla commissione. Fino al parere positivo che ha consentito alla discoteca di riaprire e di tornare, con una capienza aumentata a 600 persone, a fare quello che qui si fa da un quarto di secolo: portare la musica sulla costa e i giovani sotto la Torre di Calafuria. Ed è proprio osservando questa normalità che il problema del Romito torna evidente. Perché se dentro il locale gli ingressi vengono controllati e la serata si svolge nel rispetto delle regole, fuori rimane una domanda che riguarda tutti: come arrivano e come tornano a casa i ragazzi? La notte è tornata a Calafuria. Ma per raggiungerla, ancora oggi, bisogna attraversare quel pezzo di Aurelia che sembra quasi una frontiera: da una parte la festa, dall’altra una strada trafficata. E in mezzo, a piedi, ci sono loro: i ragazzi. Camminano verso la musica, nel buio.
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