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Beni culturali

Livorno, rinasce il "Torrino" a Villa Letizia: i lavori agli stessi restauratori della Cupola del Brunelleschi – Progetto e costi

di Flavio Lombardi

	Il Torrino di Villa Letizia, oggetto del restauro
Il Torrino di Villa Letizia, oggetto del restauro

La prossima settimana il sopralluogo per l’allestimento del cantiere che riporterà la struttura all’antico splendore: lavori per 650mila euro

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LIVORNO. «Finalmente». Luca Salvetti parte da qui, da una parola che racconta quanto sia stato lungo il percorso per arrivare al recupero della torre-belvedere della Ceschina. «La novità è che il lavoro di ristrutturazione della torre della Ceschina è stato aggiudicato alla Cooperativa Archeologia di Firenze – spiega il sindaco –. La prossima settimana faranno il primo sopralluogo per impostare il cantiere e quindi poi si partirà molto velocemente».

E poi la rivendicazione: «Questo è un altro intervento che ha avuto mille ostacoli, ma noi li superiamo di volta in volta. In alcune occasioni, occorre poco tempo, altre volte di più, però alla fine #lifacciamotutti».

L’intervento vale complessivamente 650mila euro e finisce nelle mani di una realtà fiorentina specializzata nel restauro dei beni culturali. Salvetti la presenta così: «È una ditta che ha lavorato anche sulla cupola del Brunelleschi e su interventi di quel livello, quindi sono “abbastanza” titolati». Un profilo importante per un lavoro che, più che una normale ristrutturazione, sarà un’operazione di chirurgia conservativa su ciò che resta di uno dei manufatti più riconoscibili del parco della Ceschina.

Il Torrino arriva al cantiere in condizioni drammatiche. Il Tirreno ha già raccontato le fasi del collasso della struttura, già ingabbiata da ponteggi da quasi vent’anni. La parte rivolta verso il mare era stata ulteriormente mutilata, con archi, murature e colonne precipitati. Un nuovo colpo dopo quello decisivo del 2019, quando il solaio superiore in longherine di ferro con le voltine in laterizio crollò trascinando con sé gran parte dei prospetti del primo piano, soprattutto sui lati nord e ovest. Il piano terra e il solaio interpiano non sono crollati, anche se presentano lesioni importanti.

È quel passaggio a spiegare perché i tempi si siano allungati tanto. «C’era stato il progetto – ricorda il sindaco – poi, mentre stava per iniziare, c’è stato l’ulteriore crollo. A quel punto la Soprintendenza aveva bloccato tutto e voleva un nuovo progetto. Il progetto è stato fatto, è stato messo a bando di gara e siamo arrivati all’aggiudicazione». Il nuovo piano nasce dunque su una rovina da mettere in sicurezza, smontare in parte e poi ricomporre recuperando quanto più materiale originale possibile.

Il progetto prevede restauro conservativo e consolidamento delle parti rimaste in opera, ricostruzione per anastilosi di quelle crollate.

Ogni elemento recuperabile dovrà tornare, per quanto possibile, nel punto e nella funzione originari. Si partirà dal calo controllato delle macerie ancora appoggiate sui ponteggi e sui solai. Colonnini in pietra, cornici, modanature, capitelli e decorazioni verranno selezionati, catalogati, messi al sicuro, restaurati e ricollocati.

Gli elementi ancora in piedi ma instabili saranno valutati uno a uno, smontando quelli a rischio e consolidando sul posto ciò che potrà restare.

Il manufatto originario era una piccola architettura a pianta quadrata, alta circa dieci metri e sviluppata su due livelli più la terrazza-belvedere. Al piano terreno piccoli ambienti, al livello superiore quattro fronti scanditi dalle trifore con archi a tutto sesto sostenuti da colonnine in pietra. In alto il parapetto della terrazza, cornici, fregi floreali in stucco e quattro vasi ornamentali in marmo agli angoli.

All’interno una scala a chiocciola collegava i livelli; la copertura era realizzata con travi di ferro e voltine in laterizio e pavimentata in cotto.

Di questa immagine oggi resta solo una parte. Il cantiere procederà dal basso verso l’alto. Saranno consolidate le murature del piano terra, riparata con interventi “cuci e scuci” la lesione della parete nord, rinforzati i solai voltati e stabilizzato il fronte est ancora esistente. Poi si passerà alla ricostruzione del piano superiore con mattoni pieni, riproponendo cantonali e cortine murarie, e soprattutto le trifore: i colonnini e i capitelli sopravvissuti ai crolli verranno restaurati, ancorati e reinseriti nella nuova muratura. Lo stesso vale per cornici e modanature.

Anche la copertura tornerà com’era. Il progetto prevede un nuovo solaio con la stessa geometria e la stessa tipologia costruttiva del precedente, quindi longherine e voltine in laterizio, integrato con impermeabilizzazione e smaltimento delle acque meteoriche. In cima verranno ricollocati gli elementi decorativi, compresi i vasi agli angoli. Gli intonaci saranno rifatti a calce, riprendendo aspetto e decorazioni originarie; torneranno infissi e persiane nella tipologia storica. Verrà inoltre rimossa e bonificata la vecchia canna fumaria in cemento-amianto nell’angolo sud-est e sarà restaurata e ricollocata la scala metallica interna.

Un capitolo a parte riguarda i ponteggi, montati nel 2006 e diventati quasi una seconda pelle del Torrino. I crolli li hanno deformati e caricati di macerie, ma hanno anche contribuito a trattenere parte degli elementi precipitati. Ora saranno utilizzati nella prima fase per il recupero controllato dei materiali; poi le porzioni danneggiate verranno smontate e sostituite con una nuova struttura di servizio.

È il passaggio decisivo per un monumento che per anni è stato il simbolo di un recupero sempre annunciato e mai partito.

Stavolta, però, c’è l’impresa, c’è l’aggiudicazione e il primo sopralluogo tecnico è già fissato. «Finalmente», non lo dice solo Salvetti. Lo dice una città intera che presto tornerà a vedere recuperato un suo gioiello troppo a lungo lasciato andare e che si riprenderà la sua storia.


 

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