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Morta nel crollo del balcone a Livorno: scattano le verifiche su palazzi, scuole ed edifici pubblici - Il piano

di Martina Trivigno

	Il balcone crollato in via Bonomo 
Il balcone crollato in via Bonomo 

Dopo la tragedia in cui ha perso la vita Roberta Celli, il prefetto Dionisi convoca una riunione tecnica per mettere a punto un piano anti-crolli: «Negli anni la città ci ha mandato segnali seri e ripetuti»

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LIVORNO. La tragedia di via Bonomo ha lasciato una ferita che Livorno non può permettersi di archiviare come un episodio isolato. Quel balcone crollato all’improvviso il 14 agosto e poi la morte di Roberta Celli, 56 anni, professoressa del Liceo Cecioni, hanno trasformato una giornata d’estate in un dolore troppo grande. E ora una task force – che si riunirà per la prima volta il 9 settembre alle 17 a Palazzo del governo – è pronta a scendere in campo.

Il prefetto Giancarlo Dionisi ha convocato ieri una riunione tecnica con Comune e Provincia, vigili del fuoco, Genio civile, Ordini e Collegi professionali, associazioni degli amministratori condominiali e rappresentanti della proprietà edilizia. Da qui, la costituzione di un gruppo tecnico permanente per prevenire i rischi connessi allo stato di conservazione del patrimonio edilizio, coordinato dalla Prefettura e formato da tutti i soggetti presenti al tavolo. L’obiettivo è smettere di inseguire le emergenze e costruire, passo dopo passo, un sistema stabile di prevenzione. Il primo compito del nuovo gruppo sarà predisporre un modello per una mappatura progressiva delle situazioni che meritano maggiore attenzione. Non nascerà, dunque, una lista dei “palazzi pericolosi”, si costruirà invece uno strumento conoscitivo capace di individuare diversi livelli di priorità, considerando l’epoca e la tipologia costruttiva degli edifici, lo stato manutentivo conosciuto, la presenza di balconi e cornicioni affacciati su spazi pubblici, eventuali precedenti segnalazioni o distacchi e, soprattutto, l’esposizione delle persone. In altre parole, conoscere per prevenire, prima che sia un cedimento a imporre l'attenzione. Anche perché – spiegano dalla Prefettura – circa il 70 per cento degli edifici presenti in città risale a prima del 1960. Un dato che non significa affatto che un edificio datato sia automaticamente pericoloso, ma che rende ancora più importante conoscere la storia delle costruzioni, gli interventi eseguiti e le condizioni nelle quali si trovano oggi.

Allo stesso tempo partirà una ricognizione degli episodi che si sono verificati fino a oggi a partire dal 1° gennaio 2021, anno in cui Shu Baojiao, la titolare del bar Biondi di via delle Sorgenti, perse la vita a 46 anni a causa del crollo di un capitello di un palazzo di via Buontalenti, che la colpì in testa. In pratica, Comune, vigili del fuoco e gli altri soggetti interessati dovranno incrociare i dati disponibili per ricostruire non soltanto gli interventi e le segnalazioni, ma anche le eventuali ordinanze e diffide. Il punto decisivo sarà verificare che cosa sia accaduto dopo: se le opere di messa in sicurezza siano state eseguite e se le situazioni di rischio siano state realmente superate. È qui che prende forma quella che il prefetto ha definito, nella sostanza, una “cartella clinica dell'edificio”: una memoria organizzata che conservi segnalazioni, distacchi, interventi, ordinanze, diffide e lavori eseguiti. E accanto alla mappatura generale sarà definita una corsia immediata per le situazioni che presentano evidenti elementi di criticità, con una procedura semplice e univoca per raccogliere le segnalazioni di cittadini, amministratori, proprietari, professionisti e operatori presenti sul territorio.

Il sistema dovrà stabilire con chiarezza chi riceve una segnalazione, chi effettua la prima valutazione, quando occorre un approfondimento tecnico, quando esiste un’urgenza tale da richiedere l'intervento dei vigili del fuoco e, infine, chi deve controllare che le misure prescritte siano state davvero realizzate. «La città negli anni ci ha mandato segnali seri e ripetuti e credo che oggi tutti dobbiamo interrogarci sulla nostra parte di responsabilità – conclude il prefetto –. Le eventuali responsabilità penali per quanto accaduto in via Bonomo saranno accertate esclusivamente dalla magistratura e su questo non può esservi alcuna sovrapposizione. Esiste però un’altra responsabilità, istituzionale, amministrativa, professionale e civica, che riguarda tutti noi: le istituzioni, i proprietari, gli amministratori di condominio, i professionisti e gli stessi cittadini. Quando una comunità riceve ripetutamente segnali di rischio, abbiamo il dovere di riconoscerli e di non ignorarli». È questa la sfida della nuova task force: trasformare la memoria degli incidenti in conoscenza, la conoscenza in prevenzione e la prevenzione in tutela delle persone. 


 

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