Livorno, addio a Romano Bulleri: era il “re” degli allibratori
Aveva il “picchetto” al Caprilli e in molti altri ippodromi. La sua storia è intrecciata a una delle Teste di Modì
LIVORNO. Era il “re” degli allibratori: «Prendeva le scommesse in tutti gli ippodromi della Toscana, era famoso in tutta Italia e quando le corse erano in contemporanea io andavo a dargli una mano al “picchetto”», racconta l’amico Giovanni Ghezzani.
Livorno piange Romano Bulleri, anima di Borgo, morto ieri a 89 anni. Abitava in via Verdi. Era un’autorità negli ippodromi, non ultimo al Caprilli, dove col suo banchino raccoglieva le scommesse sulle competizioni dei cavalli. Appassionato d'arte e sposato da 42 anni con Maria Grazia Coppola, il suo funerale sarà celebrato martedì 18 agosto alle 10 al cimitero dei Lupi.
A ricordarlo è la figlia Benedetta Bulleri, 32 anni da pochi giorni, al quale proprio a fine luglio ha regalato l’ultimo nipote. «Mio padre era una persona buona – racconta – e di un’umanità incredibile. Aiutava tutti, non si peritava a dare una mano a chi gliela chiedeva, alle persone che avevano bisogno».
Autentico intenditore d’arte, collezionava quadri d’autore, di Renato Natali e Mario Madiai ad esempio. Nel corso della sua vita ha acquistato e poi rivenduto anche una Testa di Modì, scolpita da Angelo Froglia. Nel settembre del 2010, una delle teste, comparse su Ebay al prezzo di 200.000 euro e addirittura ne possedeva una nella sua collezione privata di Hammamet, In Tunisia, Bettino Craxi. Lo rivela l’amico Ghezzani: «Sì, ce l’ha avuta lui per parecchio tempo – commenta – proprio perché era un grandissimo appassionato d’arte. Nel suo lavoro di allibratore, parliamo di un mondo non certo facile, era molto rispettato. Non era semplice riuscire a emergere in quell’ambiente, assai difficile, ma lui ci è riuscito. Era presente, oltre che a Livorno, anche gli ippodromi di San Rossore, Firenze e Montecatini Terme ad esempio. Io gli andavo a dare una mano perché di sicuro non si poteva sdoppiare quando lo stesso giorno si correvano più corse».
In Borgo, ricorda la figlia Benedetta, «ha fatto anche il “cenciaio”, vendeva il rame». Del padre sottolinea anche «l’abilità fra i fornelli». «Era un cuoco eccezionale – specifica – e sapeva cucinare benissimo il pesce, praticamente ogni piatto. Ai Bagni Lido, che frequentava insieme a me, arrivava sempre con le “pentolate” di riso nero o acciughe fritte. Cucinava per tutti, per noi familiari e i suoi amici».
Un’altra sua passione erano le carte. Era un grande giocatore: «In molti in queste ore – prosegue la figlia – mi stanno dicendo che non riuscivano mai a strappargli il “Settebello”. Mio babbo era una persona ironica, con la battuta sempre pronta. Viveva per il nipote, mio figlio, da 20 giorni gliene ho regalato un altro e per fortuna ha fatto in tempo a conoscerlo. Sono molto contento. Mio padre mi mancherà moltissimo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
