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Livorno, arrestati con quattro chili di droga in frigo e nella cassaforte


	La droga sequestrata
La droga sequestrata

Le chiavi del “forziere” custodite in un bar: sequestrati tre chili di hashish e uno di cocaina

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LIVORNO. La droga era nascosta tra il frigorifero e una cassaforte, ma le chiavi erano custodite nel bar, insieme a un’agenda con i conti dell’attività di spaccio (e i nomi dei clienti). È così che la guardia di finanza ha scoperto una presunta base logistica per il traffico di stupefacenti nel cuore della città, arrestando due persone e denunciandone una terza.

L’operazione è partita da un controllo all'interno di un bar nella zona di piazza della Repubblica. Durante la perquisizione i militari hanno sequestrato un panetto di hashish, un’agenda ritenuta utilizzata per annotare i crediti legati allo spaccio e alcune chiavi, poi risultate appartenere a una cassaforte.

Gli approfondimenti si sono quindi spostati nell’abitazione del gestore del locale, un tunisino con precedenti penali analoghi. Grazie anche al fiuto delle unità cinofile, i finanzieri hanno però scoperto che il grosso dello stupefacente non era custodito in casa sua, ma nell’appartamento di un vicino, dove sarebbe stata organizzata una vera e propria base operativa dalla quale rifornire l’attività di spaccio. Questo in modo tale – secondo l’accusa – da eludere le verifiche degli investigatori, in quanto il dirimpettaio era incensurato.

Nel corso della perquisizione sono stati sequestrati circa un chilo di cocaina (si trovava nella cassaforte) e tre di hashish (nei frigoriferi), oltre a bilance di precisione e materiale utilizzato per il confezionamento delle dosi. Una parte della droga era stata nascosta all'interno del frigorifero domestico, mentre il resto era custodito in una cassaforte le cui chiavi erano state trovate nel bar durante il primo controllo.

Al termine dell’operazione il gestore del locale e l’inquilino dell’appartamento, un italiano, sono stati arrestati con l’accusa di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti e accompagnati al carcere delle Sughere. Un terzo uomo, anch’egli tunisino, è stato denunciato perché ritenuto coinvolto nell’attività illecita.

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