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Villa dei poeti: a Livorno tra corsari e nobili. E' la storia dal tempo dei Granduchi

di Francesca Suggi
Villa dei poeti: a Livorno tra corsari e nobili. E' la storia dal tempo dei Granduchi

Antignano e la dimora d’epoca “nascosta” nel verde dove le statue raccontano. La proprietà: «Erano le scuderie degli ultimi Medici: qui scorre sangue blu»

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LIVORNO Dal salone al secondo piano si intravedono le teste di Dante e Petrarca. I loro volti guardano l’orizzonte. Sono i mezzi busti in marmo, 4 insieme a Boccaccio e Angiolieri inseriti in altrettanti “oblò” che caratterizzano e danno il nome alla monumentale Villa dei Poeti di Antignano. E si alternano, quasi un gioco di marmi e maestosità, con le statue delle 4 Stagioni inserite nella facciata all’altezza del primo piano. Infatti, di nomi ne ha due (anche Villa delle 4 Stagioni) la dimora settecentesca di via Fratelli del Conte usata come scuderia dal Granducato degli ultimi Medici. «È la nostra casa di famiglia, abitiamo qui dal 1974 quando mio padre, il comandante Alberto Francesconi, si congedò dalla Marina Militare», così Chiara Maria Francesconi. La villa di famiglia e la sua storicità è raccontata nella “schedatura ville storiche urbane e suburbane volume 2” all’interno del Piano operativo del Comune, datato 30 giugno 2025 coordinato, tra gli altri dall’architetta Camilla Cerrina Feroni.

La storia in vendita

Francesconi abita in quel tesoro antignanese circondato da oltre 2mila metri quadri di parco e alberi, sconosciuto ai più, col suo compagno Mario Ciano e i due bassotti Aldo e Isotta: la villa, col suo carico di storia e storie di famiglie nobiliari molto importanti tra cui i Cordero-Taglierani è in vendita per 1 milione e 590mila euro. Le arcate del pian terreno, coi soffitti a mattoncino, la stanza del glicine della nonna, il grande caminetto, la museale sala da pranzo con ceramiche antichissime. E ancora il ritratto dell’avo Claudio Cordero, notaio e amministratore dei beni di famiglia dà il benvenuto in quei frammenti di ’700 ancora sparsi per casa: vien da immaginarsela ai tempi. Le carrozze che arrivavano, gli ospiti che scendevano. “Originariamente arricchivano la facciata anche i busti dei Filosofi, temporaneamente depositati in giardino”, si legge nei documenti comunali. Così è: oggi nel bellissimo parco, a dare il benvenuto agli ospiti ci sono proprio “i filosofi”.

Nello studio al primo piano mensole fitte di libri «anche seicenteschi», afferma la proprietà. Volumi che raccontano la grande storia della famiglia che la abita. Oggi base a Livorno, ma un ponte con Pescia, Lucca, i Cordero (conti di Vonzo e signori di Cocconato) di Parma con radici alle nobile casata piemontese. Addirittura l’Africa e la Colombia. Un intreccio di nobiltà, medici, farmacisti, corallai. E pirati. Con foto ingiallite dal tempo custodite nell’album d’epoca, di famiglia: solo a toccarlo sembra di romperne la storia.

Una scala porta, poi, su. Altro mosaico storico. Una spinetta del ’700 sembra risuonare quelle melodie che magari fecero incontrare i nonni materni Marta Cordero e Roberto Taglierani. «Il mio bisonno da parte di madre era primario all’ospedale di Pescia, uno dei primi radiologi», afferma Francesconi, che insieme al compagno si occupano di forniture navali. Lo fanno da sei generazioni per Anchorage, a Stagno.

«In questa sala studio - continua - ci sono tutti gli scritti della famiglia Cordero».

Intorno fiorisce lo sconfinato amore per l’arte dei Francesconi-Ciano. Si sale: statue, addirittura una porta monumentale che divide le scale da altre stanze viene direttamente dallo storico Palazzo Cordero di Parma. Dentro, fuori. Una dependance, un parco che unisce le 2 strade, via fratelli del Conte con via Zeme.

Tra nobili e corsari

«Quello è uno stemma corsaro legato alle origini della famiglia di mio nonno materno», così Francesconi. È nello studio che sgorgano le radici. Un ponte che collega Livorno con Parma. Col monumentale Palazzo Cordero: la famiglia è storicamente insignita di molteplici titoli nel Regno di Sardegna (i rami principali includono i Marchesi di Pamparato e i marchesi Cordero di Montezemolo). Dei “nostri” Cordero si legge anche nel librone ingiallito dal tempo “Palazzi e casate di Parma” stampato nel 1971 di Lodovico Gambara, Marco Pellegri e Mario De Grazia.

«Nonna Marta Cordero che era del 1903 e nonno Roberto Taglierani s’ incontrarono a Livorno – riavvolge il filo con orgoglio - Nonna arrivava a Livorno da Pescia ai tempi in provincia di Lucca (lo è stata fino al 1927) in carrozza a fare la villeggiatura estiva sia a Livorno che a Viareggio, e nella nostra città incontrò nonno Roberto, era farmacista, la sua famiglia aveva origini corsare, arrivarono come corallai con una flotta di galeoni dall’attuale Dubrovnik – ai tempi Repubblica di Ragusa».

Un tempo il secondo piano era l’appartamento della nonna. «Nonno Roberto si aggiudicò una farmacia a Pescia, anzi due, una per lui ed una per il fratello Giorgio e si trasferirono a Pescia - racconta - Fu il mio bisnonno materno Aurelio Cordero ancora primario capo dell’ospedale di Pescia a celebrare le nozze di Marta e Roberto in casa a Pescia come si era solito fare per qui tempi ed anche noi abbiamo seguito la tradizione. Ricordo nonno Roberto che indossava un borsalino di paglia, fu anche presidente del Pescia calcio a dispetto di mia nonna che odiava il calcio». Un salto nel passato: mamma Mariella Taglierani laureata in farmacia, morto il padre, subentrò nella farmacia di famiglia di Pescia. Per poi rientrare a Livorno nel 1976, a Villa dei poeti. E basta un maxi quadro dell’avo Claudio Cordero, notaio del 1700 che amministrava i beni della grande stirpe, a far presente l’importanza di quella dinastia. «Da parte di babbo Alberto Francesconi le origini sono meno note: durante i bombardamenti di Lucca la casa di famiglia venne bombardata e l’unica cosa che venne recuperata fu un Quadro di Pittore lucchese del ‘700 – Natura Morta con fagiani - ancora presente nella sala dei Glicini, la nostra sala da pranzo». Il nonno paterno Otello Francesconi aveva una fabbrica di mobili in legno a Lucca che poi vendette per trasferirsi in Etiopia. Si arriva ai suoi genitori: «Babbo Alberto e Mamma Mariella li ho sempre visti uscire ogni sera in abito lungo e smoking, babbo è stato un grande velista, ebbe l’occasione di allenarsi con Straulino». E chiude con un grazie ai genitori: «Mamma invece è sempre stata una bellissima, affascinante donna intellettuale: babbo e mamma hanno permesso a mia sorella e a me di vivere in una maniera stupenda».l
 

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