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Livorno, chiuso il “processo Lonzi”: condanne per 29 anni – Tutti i nomi

di Stefano Taglione

	 Alcuni oggetti sequestrati dai carabinieri all’epoca dei fatti
 Alcuni oggetti sequestrati dai carabinieri all’epoca dei fatti

La pena più pesante è stata inflitta al 59enne livornese (residente a Pisa) Andrea Polinti: otto anni di reclusione e settemila euro di multa per un episodio di estorsione ai danni di un uomo

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LIVORNO.  Cade l’associazione per delinquere e vengono ridimensionati diversi episodi contestati dall’accusa, ma il tribunale condanna comunque sei imputati per usura, estorsioni e altri reati legati al presunto sistema di prestiti e recupero crediti finito al centro del “processo Lonzi”. È questa, in estrema sintesi, la sentenza pronunciata dal collegio presieduto dal giudice Ottavio Mosti al termine di uno dei procedimenti più complessi degli ultimi anni in città, nato dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Riccardo Del Vivo nell’ambito dell’omicidio di Alfredo Chimenti, il quarantasettenne ucciso nel 2002 in piazza Mazzini.

La vicenda

Secondo la ricostruzione accusatoria, il presunto sistema – una “costola” del processo per fare luce sul delitto, per il quale gli attuali condannati sono estranei – ruotava attorno alla cessione di gioielli a debito. Le persone in difficoltà economica – spesso affette da ludopatia o escluse dal credito bancario – ricevevano preziosi da rivendere immediatamente ai “Compro oro”, ottenendo liquidità inferiore rispetto al valore che poi avrebbero dovuto restituire agli usurai. Un meccanismo che, stando alle indagini, avrebbe consentito di applicare interessi elevatissimi mascherando i prestiti attraverso le compravendite di oro. Più volte, in aula, è emerso il tema della dipendenza dal gioco d’azzardo. Poi ci sono i casi di estorsione: «Questi due fascicoli – spiega uno degli avvocati degli imputati, Riccardo Melani – emergono da un unico dichiarante, Del Vivo appunto, ma le presunte usure ed estorsioni fanno comunque riferimento a vicende distinte. Parliamo di persone che fra di loro non hanno avuto alcuna condotta in comune».

Le condanne più pesanti

La pena più pesante è stata inflitta al cinquantanovenne livornese (residente a Pisa) Andrea Polinti, considerato dagli investigatori il braccio operativo del gruppo per il recupero dei crediti. Il tribunale lo ha condannato a otto anni di reclusione e settemila euro di multa per un episodio di estorsione ai danni di un uomo. La procura, per lui, aveva chiesto 12 anni e quattro mesi. Cinque anni e mille euro di multa, invece, per Romualdo Monti, sessantenne originario di Pavia. I giudici lo hanno ritenuto responsabile dell’estorsione nei confronti di un uomo. Per un’altra contestazione, relativa a un’altra vittima, il fatto è stato riqualificato come esercizio arbitrario delle proprie ragioni e dichiarato improcedibile per mancanza di querela. La procura aveva chiesto sette anni e mezzo. Condanna anche per Valter Giglioli, 75 anni, nato a Empoli, soprannominato “L’orefice” e indicato dagli investigatori come uno dei fornitori dei preziosi utilizzati nel presunto sistema usurario. Per lui cinque anni e sei mesi di reclusione e 22mila euro di multa. È stato riconosciuto colpevole di più episodi di usura contestati nei due filoni processuali confluiti nel dibattimento. Assolto invece dall’accusa associativa contestata insieme agli altri imputati, dove risultava fra i «promotori», e da altre condotte mosse a suo carico. Nei suoi confronti è stata inoltre disposta l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

Le altre decisioni

Leggermente inferiore la pena inflitta a Bruna Martini, 72 anni, ritenuta dai carabinieri del nucleo investigativo la persona che teneva la contabilità del presunto giro di prestiti. Il collegio l’ha condannata a cinque anni di reclusione e 20mila euro di multa per diversi episodi di usura. I giudici hanno escluso l’aggravante dello stato di bisogno delle persone offese e riconosciuto le attenuanti generiche. Tre anni e sei mesi di reclusione e 15mila euro di multa per Stefano Bendinelli, 62 anni, titolare del “Compro oro” livornese finito al centro dell’inchiesta. È stato riconosciuto colpevole di alcuni episodi di usura, mentre è stato assolto da altri reati perché non ha commesso il fatto. Confiscata inoltre la somma di 65mila euro sottoposta a sequestro durante le indagini. Condanna più contenuta per il cinquantacinquenne Gionata Lonzi, che veniva ritenuto dagli investigatori uno degli elementi centrali del sistema. È stato riconosciuto colpevole di un solo episodio contestato nel procedimento e condannato a due anni e cinquemila euro di multa. Il tribunale gli ha concesso la sospensione condizionale della pena, assolvendolo al contempo da altre contestazioni e dall’accusa associativa.

Il proscioglimento

Prosciolto, invece, Olsi Beshiri, 47 anni e residente a Cascina. Nei suoi confronti il tribunale ha dichiarato di non doversi procedere per i reati contestati, dopo che i fatti erano stati riqualificati come esercizio arbitrario delle proprie ragioni ed è emersa la mancanza della querela delle persone offese. Per lui il pm Niccolò Volpe aveva chiesto sei anni. I giudici hanno inoltre disposto la confisca di denaro, veicoli e altri beni sequestrati nel corso dell’inchiesta, tra cui oltre 11mila euro e un’auto intestati a Bruna Martini, due motorini riconducibili a Gionata Lonzi e i 65mila euro sequestrati a Bendinelli. Armi e munizioni saranno confiscate e distrutte. «I beni vincolati in sequestro probatorio – si legge nel dispositivo – devono essere restituiti ai rispettivi aventi diritto al momento del passaggio in giudicato della sentenza». Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. 

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