Livorno, Sonnino occupato: sdraio, ombrelloni, bombole del gas, fornellini, cibo nella torre dell'800 e nei rimessaggi
Attrezzature da mare e da cucina al "bagno abusivo" giù al porticciolo: violate proprietà privata e interdizioni di sicurezza del Comune sul molo danneggiato
LIVORNO Salire le scale. Varcare la porticina sopraelevata ad arco, ottocentesca, e ritrovarsi davanti a una pila di sdraio da mare accatastate, a occhio saranno una ventina. Sorprendersi nel vedere in un angolo un fornellino da campeggio a tre fuochi; accanto c’è una bombola del gas. E ancora contenitori in plastica con all’interno birre, bottiglie di olio, pasta, piatti e bicchieri di plastica, tavolini, posaceneri, ghiacciaine, cassa d’acqua, scope. E costumi appesi con le mollette a fili tesi per stendere.
Qui, al “primo piano” della torretta del 1885 del porticciolo del Castel Sonnino sembra proprio esserci tutto l’occorrente per cucinare. Per fare balneazione. Per rilassarsi. Tutto dentro a una stanza dal soffitto deteriorato con muri scalcinati. È un “primo allestimento” estivo, di quello che ha tutto l’aspetto di un “piccolo stabilimento balneare abusivo” all’ombra del Castello.
Porticciolo occupato
Oltre al piano superiore della torre spuntano ancora attrezzature “riposte”. Sdraio, ombrelloni, sedie, tende parasole, tavolini, chitarre, tamburelli, barbecue, bombole, scale, tavole da surf, teli, libri (sì, anche quelli sono sistemati su mensole di legno): si trovano anche al pian terreno della torretta merlata completamente fagocitata da scritte, colori, graffiti confusi, a coprire totalmente o quasi storici muri “notificati”, sotto le Belle Arti.
È diventata impercettibile la data di costruzione “1885” dietro alla maxi scritta Sonnino Antifa 1312. Poi il pugno, chiuso, giallo, alto quanto la porta spalancata. E ancora nel rimessaggio delle barche, progettato per altre funzioni, ci sono attrezzature sempre da mare, tabelloni e lavagne con “i punti” per i giochi che si fanno lì durante l’estate» (uno che va per la maggiore, a vedere dai numerosi video social è il percorso di equilibrio “slackline”, la corda da percorrere da parte a parte del molo senza cadere in acqua).
Senza contare l’allestimento di sdraio e tavolini anche sul solaio dello stesso rimessaggio (reggerà il peso delle persone, a lungo andare, visto che è stato costruito per altri scopi?). E poi i barbecue, uno “in muratura” ai piedi della collina e l’altro sul molo (questo è mobile). La domanda sorge spontanea: sono dei proprietari del Castel Sonnino queste attrezzature? La risposta secca e categorica da parte del legale, Lorenzo Mini, che segue la proprietà è «No».
Sos sicurezza
Occupazione delle pertinenze a parte, c’è un chiaro problema di sicurezza: con determinazione dell’aprile 2024 il Comune ha ordinato l'interdizione all'accesso e al transito dell'area demaniale marittima "Porticciolo del Sonnino" per motivi di tutela della pubblica incolumità, dopo gli ingenti ed evidentissimi danni delle mareggiate. Un occhio al molo: la forza delle onde ha distrutto porzioni del braccio nord del molo e letteralmente “inghiottito" parte del camminamento esponendo a rischio crollo l'intera struttura
«Eppure, nonostante l'ordinanza di interdizione, gli occupanti abusivi ignorano completamente i divieti e continuano a transitare sui moli pericolanti, usando il solaio del rimessaggio barche come area ricreativa, spesso trasformato in un vero e proprio campo da calcio sopraelevato», commentano dalla proprietà.
Altro che bagnanti “della domenica”. Quelli del tuffo mordi e fuggi che si godono quel contesto paradisiaco (al quale si accede, comunque, violando la proprietà privata). È una storia vecchia questa, per carità. La proprietà ripristina la rete fronte strada, a tempo zero viene rotta e si ricrea il varco per scendere al porticciolo del Sonnino. A niente servono cartelli, lucchetti, avvisi che segnalano il pericolo caduta massi. E se da sempre viene tollerata la balneazione sui moli di pertinenza demaniale, quando si oltrepassa il limite e si “occupa”, si sfregiano beni storici (tutto il porticciolo, non solo la torre è deturpato da scritte e graffiti) è un’altra storia. È un peccato. È un abuso. È una violazione. E in queste condizioni è un pericolo, come ben ricordano i cartelli comunali sul molo.
Tutto questo, infatti, non ha niente a che vedere col concetto di mare libero. Che deve valere sempre (rispettando le regole). L’occupazione è altra cosa. Con evidenti rischi anche per la sicurezza degli “occupanti” stessi. «Attraverso un varco nella recinzione decine di persone si introducono quotidianamente nell'area, non limitandosi al semplice utilizzo degli spazi esterni, ma occupando stabilmente gli immobili presenti, tra cui un torrino dell'Ottocento, edificio "notificato" e quindi sottoposto alla tutela delle Belle Arti», continua l’avvocato.
Mini si riferisce al porticciolo pertinenziale di Castel Sonnino, già di proprietà di Sidney Sonnino (seppellito a picco sulla scogliera). Il Castello è nel cuore dei livornesi. In origine era una torre di avvistamento, parte del sistema di difesa della costa ideato dai Medici nel 1500. La svolta nel 1895 quando Sonnino, allora Ministro del Tesoro del Regno d’Italia, decise di abitarci, ampliando la struttura e trasformandola in una residenza estiva. Nel 1987 la proprietà passa dagli eredi del barone, all’ingegner Sergio Pucciarini, ex ufficiale della Marina e imprenditore. È ancora della famiglia.
Muri abbattuti e danni
La proprietà fa notare anche un altro aspetto. «Gli occupanti si sono arrogati il diritto di modificare a loro piacimento la struttura degli immobili tutelati: abbattimento di muri, costruzione di manufatti non autorizzati, interventi in ambienti protetti dalle Belle Arti, deturpamento progressivo delle superfici storiche, sradicamento di cancelli e porte che l’ attuale proprietà tenta di ripristinare ma senza successo. Il tutto in spregio non solo alla proprietà privata, ma anche alle normative di tutela del patrimonio storico-artistico». Sono le foto a raccontare la situazione. E quando sui social salta fuori l’argomento “moletto del Sonnino” si crea ogni volta un vivace dibattito tra la platea digitale. Tra chi ne parla come fosse casa propria ( «noi si tiene pulito e si invita tutti a farlo») e altri che fanno riflessioni diverse. Sulla proprietà privata. Sul degrado generato dai murales. E su chi dovrebbe intervenire per fare i lavori ai moletti demaniali danneggiati.
La proprietà respinge ogni responsabilità
«La proprietà ha già intrapreso ogni possibile azione legale: denunce ripetute alle autorità competenti, segnalazioni alle forze dell'ordine, esposti in Procura della Repubblica e finanche in prefettura». Ecco il dietro le quinte di quel che va avanti da tempo al porticciolo del Castel Sonnino, nelle parole della proprietà.
I proprietari lanciano un appello alle istituzioni che si occupano di sicurezza. Di tutela dei beni storici.
Un appello al buonsenso. «Nonostante le reiterate segnalazioni formali, la situazione è immutata, con gli occupanti che continuano indisturbati le loro attività: in ragione della perdurante situazione di occupazione abusiva, nonostante le reiterate denunce alle autorità competenti e la ridetta ordinanza comunale di interdizione alle aree demaniali, decliniamo espressamente ogni responsabilità per eventuali danni a persone o cose derivanti dall'accesso non autorizzato all'area. Si ribadisce che il complesso è proprietà privata, che le strutture demaniali sono oggetto di divieto di transito per motivi di sicurezza pubblica, e che gli immobili storici tutelati non sono in alcun modo destinati né idonei all'uso improprio cui vengono sottoposti».
La posizione è chiara. Ma anche la situazione di occupazione delle pertinenze del moletto è altrettanto evidente.
Sul fronte sicurezza pubblica si torna a parlare della pericolosità dei moli demaniali. Della determinazione 2879 dell’ 8 aprile 2024, con cui il Comune ordina l'interdizione all'accesso e al transito dell'area demaniale marittima "Porticciolo del Sonnino" per motivi di tutela della pubblica incolumità.
«Nonostante l'ordinanza di interdizione, gli occupanti abusivi ignorano completamente i divieti e continuano a transitare sui moli pericolanti usando il solaio del rimessaggio barche come area ricreativa, spesso trasformato in un vero e proprio campo da calcio sopraelevato. Il solaio del rimessaggio imbarcazioni, progettato per ben altre funzioni statiche, viene quindi sistematicamente utilizzato da gruppi numerosi per attività ludico-sportive, con carichi per i quali la struttura non è stata certamente dimensionata».
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