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Arte e riconoscimenti

Livorno, il segno di Schinasi pittore dell’esodo: uno studio dell’università di Firenze

Livorno, il segno di Schinasi pittore dell’esodo: uno studio dell’università di Firenze<br>

A 5 anni dalla morte dell’artista livornese una tesi comparativa con Chagall

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LIVORNO A cinque anni dalla scomparsa di Daniel Schinasi, il pittore livornese fondatore del Neofuturismo, la sua pittura in Italia e nel mondo continua a parlare di lui. Il Museo Nazionale Chagall di Nizza con la sua direttrice Anne Doppffer e il Museo Nazionale Férnan Légér con la direttrice Julie Gutierrez hanno visitato la collezione e gli archivi a Nizza dedicati al pittore livornese indirizzando i ricercatori dei musei verso la sua opera. In questi giorni la Scuola di Specializzazione dei Beni Culturali e Storici dell’Università di Firenze ha presentato le tesi di ricerca e alta specializzazione del corso del prof. Giorgio Bacci.

Giorgio Bacci, storico dell’arte e curatore di importanti mostre, ha curato l’ultima esposizione di Daniel Schinasi, con l’artista presente, organizzata a Livorno, con Luciano Barsotti presidente della Fondazione Livorno e il presidente della Fondazione Piaggio Riccardo Costagliola. Sotto la guida del prof. Bacci è stata data la possibilità alle specializzande del corso di alta specializzazione di mettere mano alle opere della collezione della Fondazione livornese. Margherita Baiocchi si è occupata della catalogazione delle opere appartenenti alla fondazione e in particolare all’Opera di Schinasi in collezione.

Adesso la Scuola di Specializzazione dei Beni Culturali presenta la tesi su Daniel Schinasi e la sua testimonianza pittorica e storica e la comparazione con Marc Chagall. La comparazione riguarda in special modo il disegno che l’artista aveva studiato e approfondito all’accademia di Bicchi e aux Beaux Arts di Montmartre per il nudo, ma anche la ritrattistica degli artisti rinascimentali italiani (Giorgione, Botticelli) con lo studio specifico sulla Contadina siciliana a confronto con la Vecchia di Giorgione.

Guardando la Contadina siciliana Margherita Baiocchi ha rivisto e trattato questa vicinanza con La Vecchia di Giorgione, un confronto ispirato alle influenze anche di James M. Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera e di Palazzo Strozzi ha Firenze. Già Vincenzo Marotta nel 2002 aveva lavorato su Marc Chagall e Daniel Schinasi, facendo emergere punti di contatto tra i due artisti: l’esilio, l’identità ebraica, gli archetipi storici che continuano a interpretare. C’è un parallelo Schinasi - Chagall che porta alla loro dimensione di identità nell’arte, entrambi nei loro ultimi anni presenti sulla Costa Azzurra.

Nell’opera “Il calzolaio dello Shtetel” che accoglie i visitatori nella hall della Fondazione Livorno, c’è un contatto forte con Chagall a livello iconografico su come è stato trattato il ritratto di questo anziano, un ebreo povero dello Shtetl con la sua famiglia che riprendeva il Venditore dei giornali di Chagall. «Forse Daniel - dice Baiocchi - aveva preso ispirazione da quel ritratto, due identità che si sono incontrate, di origini molto diverse uno russo e l’altro sefardita livornese, entità eticamente ciascuna con un proprio sviluppo artistico lungo tutto il ‘900».

Tra le opere catalogate per la tesi, i murales che Daniel Schinasi ha realizzato per numerose stazioni ferroviarie, da S. Maria Novella a Firenze, da Pisa a Cecina a Madrid.

Presente a Firenze per l’evento a rappresentare la famiglia Schinasi e gli archivi, la figlia Sarah regista lirica e la moglie dell’artista, Manuela, oltre a Duccio Bedarida. l


 

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