Livorno, proteste e fumogeni dell’Usb a Collesalvetti al passaggio di un treno con i carri armati
Sit-in dei manifestanti in attesa del convoglio diretto a Palmanova col materiale bellico, che poi è stato deviato sulla linea Vada-Pisa
LIVORNO. Nella giornata dell'11 marzo, come anticipato dal Tirreno nell’edizione cartacea del 12 marzo, il porto di Piombino è stato teatro di un’operazione che ha sollevato forti polemiche tra lavoratori e organizzazioni sindacali. Una nave del ministero della Difesa ha infatti scaricato una grande quantità di materiale bellico: decine di mezzi militari e numerosi container che, secondo le prime informazioni, «potrebbero contenere anche esplosivi», spiega il sindacato Usb. Per questo i sindacalisti hanno allestito un presidio alla stazione di Livorno Calambrone in attesa del passaggio del treno partito da Piombino verso Palmanova, con a bordo il materiale bellico giunto in Toscana, che però da lì non è mai transitato, essendo stato deviato sulla linea merci Vada-Pisa per eludere il sit-in.
«Negli ultimi mesi lo scalo portuale toscano sta assumendo sempre più un ruolo strategico nella movimentazione di materiali militari. Dopo l’installazione del rigassificatore all’interno del porto – infrastruttura già molto contestata perché considerata da molti legata alle dinamiche speculative del mercato energetico – Piombino sembra ora essere diventato un vero e proprio hub logistico anche per il traffico di armi. Questa volta, però – prosegue l'Unione sindacale di base – l’operazione ha coinvolto direttamente anche il mondo del lavoro locale. Parte del materiale scaricato è stata infatti trasferita all’interno dello stabilimento siderurgico della Jsw Steel Italy e successivamente caricata su treni merci per il trasporto ferroviario. Tra le aziende coinvolte figurano anche società di logistica attive nell’area industriale, tra cui Piombino Logistics».
Non appena appresa la notizia, l’Usb ha proclamato uno sciopero immediato per i lavoratori delle aziende interessate dalle operazioni. Secondo il sindacato, l’utilizzo di una fabbrica siderurgica per operazioni legate alla movimentazione di armamenti rappresenta un passaggio grave e inaccettabile. Usb contesta quella che definisce una «militarizzazione degli spazi produttivi», denunciando il coinvolgimento diretto dei lavoratori nelle politiche di riarmo e nelle dinamiche legate ai conflitti internazionali. Critiche anche all’uso della rete ferroviaria per il trasporto del materiale bellico. Per questo motivo il sindacato ha esteso la proclamazione dello sciopero anche ai lavoratori di Mercitalia, società del gruppo Ferrovie dello Stato che gestisce il trasporto merci su rotaia. L’obiettivo dichiarato è permettere ai macchinisti di rifiutarsi di condurre convogli contenenti armamenti.
Nel frattempo, dal 12 marzo, è stato organizzato il presidio di protesta presso la stazione ferroviaria di Livorno Calambrone. I manifestanti intendono contestare il passaggio del convoglio partito da Piombino e diretto verso il Nord Italia. Secondo quanto riportato dagli organizzatori della protesta, il treno dovrebbe raggiungere Palmanova e successivamente il porto di Monfalcone, da dove il materiale potrebbe essere imbarcato verso uno scenario di guerra. Era atteso a Calambrone verso le 15, ma alle 15,40 non risultava ancora transitato.
La mobilitazione si inserisce in un quadro più ampio di preoccupazioni economiche e sociali. L’aumento dei prezzi di carburanti, energia e beni di prima necessità sta infatti riportando al centro del dibattito il tema della sostenibilità economica per lavoratori e imprese. «Le tensioni internazionali, l’instabilità dei mercati energetici e il rincaro delle materie prime stanno alimentando una nuova fase inflattiva che rischia di pesare in modo significativo sull’economia reale. Per un Paese industriale come l’Italia questo significa un aumento dei costi di produzione, pressioni sulle filiere industriali e ulteriori rincari nella logistica e nei trasporti. Tutto ciò avviene mentre il sistema produttivo nazionale è già attraversato da numerose crisi industriali, ristrutturazioni aziendali e processi di dismissione che stanno colpendo diversi settori strategici. In questo contesto, la protesta dei lavoratori di Piombino si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo dell’industria, della logistica e delle infrastrutture in un momento segnato da profondi cambiamenti economici e geopolitici», conclude Usb
