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L’intervista

Vuoi dimagrire? Il primario di Livorno svela l’errore che fanno in tanti – «Boom di richieste, ma fate attenzione»

di Martina Trivigno

	A destra Graziano Di Cianni 
A destra Graziano Di Cianni 

Il medico mette in guardia dall’uso “fai da te” dei farmaci dimagranti: costi alti, rischi sottovalutati e un boom di richieste da chi non ne avrebbe bisogno. Dentro l’intervista spiega cosa sta davvero accadendo e perché può riguardare tutti

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LIVORNO. «Attenzione ai farmaci per dimagrire: non sono scorciatoie, ma terapie da usare sotto stretto controllo medico». Il monito arriva dal primario di Diabetologia dell’ospedale di Livorno, Graziano Di Cianni, in occasione della Giornata mondiale contro l’obesità, martedì 3 marzo: l’Asl Toscana nord ovest promuove un Open day aziendale dedicato alla prevenzione e alla cura dell’obesità e del sovrappeso. Un appuntamento che vuole accendere i riflettori su una patologia in forte crescita e su un fenomeno sempre più diffuso: l’uso improprio dei farmaci per dimagrire.

Dottor Di Cianni, partiamo dall’Open day: che cosa succederà domani?

«L’Open day nasce proprio in occasione della Giornata mondiale contro l’obesità. È un’iniziativa rivolta ai cittadini per offrire valutazioni clinico-nutrizionali, indicazioni sui principi della dietoterapia, educazione al movimento e per far conoscere nel dettaglio il funzionamento dei nostri ambulatori dedicati. L’accesso è esclusivamente su prenotazione: per Livorno occorre scrivere a diabetologia.livorno@uslnordovest.toscana.it. Le prestazioni saranno garantite solo a chi avrà effettuato regolarmente la prenotazione».

Questo Open day sarà anche l’occasione per fare il punto su un cambio di prospettiva importante: l’obesità oggi è riconosciuta come malattia.

«Esatto. Fino a poco tempo fa l’obesità non era considerata una vera e propria patologia. Con la legge dell’ottobre 2025 il Parlamento italiano l’ha finalmente riconosciuta come malattia. È un passaggio culturale fondamentale, tuttavia non è ancora inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea): questo significa che, ad oggi, non esiste un’esenzione specifica per patologia e la visita prevede il pagamento del ticket. È un nodo ancora aperto, che crea disuguaglianze».

Anche sul fronte delle terapie farmacologiche esistono disparità?

«Sì. Le nuove terapie anti-obesità sono farmaci altamente innovativi, ma non tutte le Regioni hanno approvato i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) che ne regolano l’utilizzo. Attualmente solo sei Regioni li hanno formalmente recepiti e in assenza di diabete, questi farmaci sono a carico del cittadino. E stiamo parlando di circa 300 euro al mese, per terapie che durano almeno sei mesi. È evidente che l’accesso è più probabile per chi ha maggiori disponibilità economiche. Questo crea una disparità che non possiamo ignorare».

E qui si inserisce il tema dell’abuso.

«Esattamente. Ed è il punto centrale del nostro appello: questi non sono farmaci per l’aspetto fisico, sono farmaci. Nascono come terapie per il diabete e sono prescrivibili in presenza di determinate condizioni cliniche. Agiscono sullo svuotamento gastrico, riducono la glicemia, intervengono sui centri della fame aumentando il senso di sazietà. In altre parole, sono strumenti terapeutici potenti. Ma come tutti i farmaci hanno effetti collaterali anche importanti e devono essere prescritti e monitorati da specialisti. Personalmente ricevo decine di richieste di prescrizione da persone che non sono obese, che vogliono perdere pochi chili per ragioni puramente estetiche. Questo è un uso improprio che va contrastato».

Quindi molti pensano: “Li pago di tasca mia, quindi non faccio male a nessuno”?

«Ma non è così. Intanto perché le eventuali complicanze poi le cura il sistema sanitario. E poi perché il messaggio culturale è sbagliato: non possiamo pensare che esista una scorciatoia farmacologica per compensare stili di vita scorretti. Si sta creando una situazione socialmente complessa: da un lato modelli di magrezza estrema, basti pensare a certi messaggi mediatici, dall’altro l’illusione che basti una puntura per continuare a mangiare senza regole. È un circolo vizioso pericoloso».

Quindi qual è la prima cura dell’obesità?

«Lo stile di vita. Alimentazione corretta e attività fisica. Il peso corporeo è il risultato di un equilibrio tra calorie introdotte e calorie consumate. Pensare di dimagrire saltando i pasti e poi restando sedentari è un errore. C’è chi non fa colazione, pranza poco o nulla e poi concentra tutto la sera: il nostro organismo non è fatto per funzionare così. Anche quando si utilizzano farmaci, questi devono essere accompagnati da un cambiamento reale delle abitudini. Altrimenti, finita la terapia, il peso torna».

Avete strutturato percorsi pubblici per affrontare l’obesità?

«Sì, e ne siamo orgogliosi. Abbiamo attivato alla Casa della salute di Ardenza un centro multidisciplinare dedicato all’obesità, con dietista, psicologo e altri specialisti. L’accesso avviene tramite impegnativa del medico di medicina generale: questo garantisce una selezione appropriata dei casi. Non seguiamo persone che vogliono perdere due chili: seguiamo pazienti con obesità, anche in assenza di altre patologie correlate. È un progetto integrato, con eventuale accesso anche alla chirurgia bariatrica in collaborazione con Pisa. D’altra parte i numeri sono in crescita: circa un terzo della popolazione ha problemi di peso tra sovrappeso e obesità, e circa una persona su cinque è obesa».

Dove bisogna intervenire con più urgenza?

«Sull’obesità infantile e adolescenziale. È lì che si gioca il futuro della salute. Poi grande attenzione va data alle donne in età fertile che programmano una gravidanza. Ma il tema è anche sociale: cibi ultraprocessati, pasti pronti, ritmi frenetici. È la società del “mordi e fuggi”: compro una vaschetta, la metto nel microonde e ho finito. È diverso dal cucinare pesce e verdure fresche. Eppure la nostra tradizione alimentare ci aiuta: con poco si può mangiare bene. Anche al ristorante si può scegliere con equilibrio. Non serve una vita francescana, serve consapevolezza».

Se dovesse lanciare un messaggio chiaro ai livornesi cosa direbbe?

«Attenzione ai farmaci per dimagrire. Vanno prescritti sotto controllo specialistico, dopo valutazioni cliniche appropriate, e sempre abbinati a dieta ed esercizio fisico. Non sono scorciatoie. Non sono strumenti estetici. Sono terapie per una malattia riconosciuta. Usarle per capriccio o per accelerare un dimagrimento cosmetico è sbagliato e può essere pericoloso. La vera sfida è culturale: riportare al centro la prevenzione, l’educazione alimentare e il movimento. La medicina può aiutare, ma non può sostituire uno stile di vita corretto».

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