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Da Livorno in Cina a costruire navi da crociera: Giulia Chiama nel team di Fincantieri

di Francesca Suggi
Da Livorno in Cina a costruire navi da crociera: Giulia Chiama nel team di Fincantieri

La ex studentessa del Cecioni a Shangai: si occupa della crescita del mercato nei paesi asiatici «A bordo niente casinò, perché illegali, ma sale karaoke e col loro gioco Mahjong»

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LIVORNO Ormai si è abituata a uscire senza borsetta. Non serve. Là a Shangai il contante è quasi sparito, le carte non si usano e si fa tutto con Qr code. Aprire la porta di casa, pagare, prendere i mezzi pubblici. Giulia Chiama, la “nostra” livornese di Fincantieri in Cina, è diventata «livello pro» - ci scherza su - con le bacchette, gira in motorino elettrico e si gode l’incredibile pulizia della metropoli cinese e la sua sicurezza «Qualsiasi tipo di criminalità è quasi allo zero».


Direttamente da Shangai la 36enne cresciuta a Colline, ex studentessa del liceo Cecioni poi a Firenze prima la triennale in Scienze politiche e Relazioni Internazionali, poi la magistrale in Development Economics, racconta la sua vita nel paese dove da anni sta lavorando alla crescita del mercato crocieristico dei paesi asiatici. Ha un contratto di distacco tramite le sua azienda italiana, la Fincantieri, il cui core business è la costruzione di navi da crociera. Di strada ne ha fatta da quando giocata a pallavolo nel Tomei: oggi continua a giocare, a calcio però. «Quattro anni fa abbiamo fondato una squadra di calcio femminile italiana di cui sono la capitana. Sono sempre stata appassionata di calcio, soprattutto negli anni d’oro del Livorno in B e A»,

Si occupa della crescita del mercato crocieristico in Cina. Una bella sfida.

«Sono impiegata a Shanghai: prima di essere trasferita in Cina vivevo a Trieste, dove si trova la sede principale dell’azienda e dove ho lavorato per 3 anni. Fincantieri è leader nel mondo nella costruzione di navi da crociera da decenni ormai, con cantieri in tutta Italia e all’estero, e circa una decina di anni fa ha siglato degli accordi con il governo cinese con l'obiettivo di sviluppare e supportare la crescita dell'industria crocieristica cinese. La collaborazione prevede la creazione di navi da crociera su misura per il mercato cinese e asiatico. È stata creata una Joint Venture tra Fincantieri e la controparte cinese, un team di esperti è stato formato e inviato a Shanghai per supportare la costruzione delle navi, fornendo una piattaforma tecnologica su licenza e supporto tecnico e di progettazione, oltre servizi di consulenza e fornitura di componenti critici per le navi».


Lei che ruolo ricopre?

«Sono planner del Project management team (pianificazione e controllo): il mio compito è garantire il rispetto degli obiettivi programmatici del progetto, monitorando i programmi dei vari dipartimenti tecnici in base al target nave. Dopo le varie esperienze di studio fatte in Cina (il primo scambio nel 2014 con l’università, poi sono tornata nel 2015 e 2016 per corsi di lingua e Business program), il mio obiettivo era quello di tornarci per un’esperienza lavorativa. Dopo 3 anni di lavoro a Trieste sono riuscita ad entrare nel team cinese come assistente del Project manager. Poi il covid. Dopo mille peripezie sono riuscita a partire nel settembre del 2020: i primi anni con la pandemia sono stati molto sfidanti».

Quale è la nuova frontiera del lusso delle navi da crociera che sta costruendo in Cina?

«Il turismo crocieristico in Cina non è cosi sviluppato come in Occidente: le prospettive di crescita sono altissime. Queste due navi sulle quali stiamo lavorando (una consegnata a dicembre 2023 e l’altra in consegna a dicembre del 2026), sono le prime navi da crociera in assoluto a essere costruite in Cina, dedicate al mercato cinese e operate da un nuovo armatore cinese (Adora Cruise). Sono basate su un progetto già esistente, non presentano nessuna tecnologia particolarmente avanzata nella costruzione (come Fincantieri che sta sviluppando una nuova generazione di navi da crociera che si basano su carburanti alternativi come idrogeno, Gnl, tecnologie ibride). Essendo new comers nel mercato il gap tra i maggiori costruttori globali e la Cina è ampio».

A bordo niente casinò, è illegale in Cina.

«Queste navi sono adattate ai gusti e usi cinesi: niente casinò a bordo perché il gioco d’azzardo in Cina è illegale, al contrario ci sono molte sale da gioco di Mahjong (un gioco da tavolo tradizionale cinese), i ristoranti hanno molte più opzioni di cucina locale, ci sono molte sale per il Ktv (karaoke), sono stati incrementati i negozi duty free perché il costo dei prodotti esteri in Cina è molto più alto e all’estero o nei duty free i cinesi fanno molti acquisti. Comunque almeno il settore crocieristico è uno dei pochi in cui noi siamo molto più avanzati della Cina».

Livorno punta al crocierismo. Nel 2026 si parla di 428 navi nel nostro porto. È un turismo che porta soldi o sono turisti mordi e fuggi?

«Io durante gli studi lavoravo come accompagnatrice turistica per i croceristi, portandoli in giro per la Toscana, non per Livorno, perché la nostra città era solo il porto d’approdo. Raramente i turisti si fermavano a visitarla. Sicuramente anche solo l’arrivo di migliaia di persone ogni giorno, sia turisti che membri dell’equipaggio, è un’entrata importante, ma non credo sia ancora sfruttato al massimo. Sto parlando di 10 anni fa, so che le cose sono migliorate: adesso ci sono più servizi e infrastrutture, anche quando torno vedo più turisti in giro per la città. Ma è un settore che ha un grande potenziale e che potrebbe essere sfruttato meglio. A Pisa e Firenze ormai l’overtourism è dilagante e Livorno potrebbe offrire un’alternativa più rilassata, consapevole e appagante se ben organizzato».

Cosa porta di Livorno con sé?

«Mi porto dietro l’apertura al mondo e alle possibilità che offre, alla conoscenza di altre persone e culture. Mi piace raccontare delle origini delle nostra città e delle Leggi Livornine, di cui vado molto fiera. E ovviamente la passione per il mare».

Come vede la sua città da lontano?

«Livorno, ma come il resto d’Italia, la vedo ferma, immobile. Dopo 10 anni che vivo fuori ogni volta che rientro ritrovo tutto come l’ho lasciato, solo con qualche nuovo centro commerciale o supermercato in più. Vedo anche dei miglioramenti e secondo me le nuove generazioni (gen Z) possono portare nuovi cambiamenti se incentivati e vengono date le giuste possibilità».

A Shangai che vita fa? È, come si pensa, una vita frenetica fatta di super tecnologie?

«Sicuramente è una vita fatta di tecnologie che semplificano di molto la quotidianità. Frenetica non direi, sicuramente dinamica. È un paese che offre tantissimo a tutti, indipendentemente dallo “status” economico. La cosa che mi piace di più in assoluto della mia vita qua è la possibilità di viaggiare e scoprire questo paese enorme e ricco di diversità».

Ha imparato il cinese?

«Sì, il cinese ho iniziato a studiarlo la prima volta che sono stata 11 anni fa e da lì ho sempre continuato».

Sicurezza e pulizia?

«La città è molto pulita, per impiegare 1 miliardo e mezzo di persone, la gente fa i lavori più impensabili, come raccogliere le foglie cadute a terra con delle pinze. La sicurezza sarà una delle cose che mi mancherà di più quando lascerò il paese: qualsiasi tipo di criminalità è quasi allo zero, mi sento sicurissima a camminare a qualsiasi ora del giorno e della notte, con addosso qualsiasi indumento. Per le donne è un lusso incredibile. L’elevatissimo numero di telecamere in giro e il fatto che tutto quello che si fa o dove si va sia tracciato su App e telefoni è un buon deterrente. Può sembrare opprimente per qualcuno, ma io in realtà non mi sono mai sentita cosi libera come da quando vivo qua (periodo covid a parte) ».

Ai ragazzi di Livorno cosa consiglia?

«Uscire dal guscio livornese come dal qualsiasi altro guscio. Questo non vuol dire denigrare la propria città pensando che non ci siano opportunità, al contrario fare esperienza fuori, realizzarsi fuori, aprirsi, crescere può essere utile per poi magari riportare le proprie competenze ed esperienze per migliorare la propria città».

Pensa di tornare a casa, in pensione?

«Per come stanno andando le cose di questo passo non mi vedo proprio pensionata. Al momento non c’e’ l’idea di tornare nel breve-medio termine». l
 

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