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Livorno, addio al fantino Saro Pecoraro: vinse il Palio di Siena cinque volte

di Martina Trivigno

	Rosario “Saro” Pecoraro aveva 92 anni: livornese d'adozione, esordì a Siena nel 1955
Rosario “Saro” Pecoraro aveva 92 anni: livornese d'adozione, esordì a Siena nel 1955

Livornese d’adozione era originario della provincia di Palermo. Soprannominato Tristezza, esordì in piazza del Campo nel 1955

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LIVORNO. C’è un rumore che chi ha amato l’ippica non dimentica: quello secco degli zoccoli che graffiano la terra, il fiato corto prima dello scatto, l’attimo sospeso in cui tutto può accadere. Rosario “Saro” Pecoraro, per tutti Tristezza, ha vissuto dentro quel suono per un’intera esistenza. Si è spento a 92 anni, lasciando a Livorno il ricordo di un uomo che con i cavalli aveva intrecciato destino e identità.

Nato a Lercara Friddi, in provincia di Palermo, aveva portato con sé la tenacia della sua terra. Il soprannome – Tristezza – lo accompagnò fin dagli inizi perché in sella sapeva essere risoluto, concreto, capace di aspettare e poi colpire. La sua storia sportiva è legata in modo indissolubile al Palio di Siena, banco di prova severo dove si diventa protagonisti solo se si hanno nervi saldi e visione.

In vent’anni disputò 41 carriere in Piazza del Campo, vincendone cinque: la prima con l’Aquila il 2 luglio 1959, poi la Selva il 2 luglio 1960 e l’Istrice il 2 luglio 1961: tre successi consecutivi che ne consacrarono il talento. Tornò a esultare con la Giraffa nel Palio straordinario del 24 settembre 1967 e con la Lupa il 2 luglio 1973. Vittorie distanti nel tempo, segno di una solidità che andava oltre la stagione fortunata.

Tristezza non era uomo di eccessi. In corsa mostrava freddezza e capacità tattica; fuori, un carattere schivo e sempre misurato. A Siena era rispettato perché conosceva le regole non scritte della Piazza e accettava il verdetto del campo con la stessa compostezza, nella gioia come nella delusione dopo una sconfitta.

Anche il fratello Antonio aveva assaggiato l’emozione del Palio: una sola presenza, il 2 luglio 1963 nell’Aquila su Zaffira. Lo chiamavano Sorriso, a fare da contrappunto al più celebre Tristezza. Due soprannomi opposti, un’unica passione familiare.

Terminata la stagione delle carriere, Pecoraro aveva scelto Livorno come approdo definitivo. Qui aveva fondato la scuderia “Saro Pecoraro”, diventando allenatore professionista e proprietario di cavalli da corsa. All’ippodromo Caprilli continuava a vivere le giornate tra box e pista, punto di riferimento per tanti appassionati. Nel 2010 la Coppa del Mare conquistata con “Perfect Partner” rappresentò una soddisfazione speciale, condivisa con la città che lo aveva accolto. «Ho conosciuto Saro al Caprilli – ricorda il consigliere comunale Enrico Bianchi – e poi è diventato mio paziente, ma ben presto è diventato un amico. Era una persona molto stimata e rispettata da tutti, ci mancherà moltissimo».

Lascia la moglie Eugenia e i figli Cecilia, Andrea e Stefano, anche loro impegnati nel mondo dell’ippica, eredi di una passione coltivata ogni giorno con serietà. La salma sarà esposta fino alle 11,30 di domani(23 febbraio) alla camera del commiato al camposanto della Misericordia.

Livorno saluta così un protagonista di un’epoca intensa, che ha saputo trasformare la fatica della pista in una storia destinata a restare.


 

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