L'iniziativa
Livorno, carrozzine degli atleti disabili vandalizzate: «Gesto che sa di odio e fascismo»
Sono state ammassate una sopra l'altra in un angolo della palestra della Bastia. Il presidente della Toscana disabili sport, Maurizio Melis: «Avevo subito episodi simili un anno fa»
LIVORNO. Un gesto vile, purtroppo l’ennesimo, contro i disabili e lo sport livornese. Giovedì 12 febbraio gli atleti dell’associazione “Toscana disabili sport” hanno trovato le carrozzine da basket, custodite in un angolo della palestra della Bastia, accatastate una sopra l’altra, gettate senza alcuna cura, con le ruote – ovviamente delicatissime – schiacciate sotto il peso delle altre strutture. Il timore è che i danni siano ingenti. La conta definitiva sarà fatta però nei prossimi giorni.
A parlare è il presidente del collettivo, il sessantottene Maurizio Melis. E le sue parole non cercano colpe facili. «Non è responsabilità del sindaco Luca Salvetti, che ha sempre dimostrato attenzione verso il mondo del paralimpismo. Né del gestore dell’impianto: è impensabile pretendere una sorveglianza continua sulle attrezzature». Per il responsabile della onlus, però, non si tratta soltanto dell’azione di «un idiota», dice senza mezzi termini.
«Ci vedo dietro una mentalità – spiega – un clima di odio e disprezzo verso il diverso che si sta diffondendo. Si sta sdoganando la libertà di esprimere tutto questo attraverso gesti che sanno di fascismo, nel senso più consapevole del termine». Non c’è, precisa, alcun riferimento alla politica attuale. «La “Toscana disabili sport” è composta da donne e uomini di ogni credo. Parlo a titolo personale, per quello che percepisco nell’aria». Eppure Livorno, sottolinea, ha sempre dimostrato sensibilità e sostegno verso l’associazione».
Non è la prima volta che accadono episodi del genere. L’anno scorso alcune persone avevano sputato sulle carrozzine, esposto un cartello con la scritta “handicappati di m...” e squarciato alcuni copertoni. «Più che rabbia – confida Melis – proviamo tristezza. È un colpo al lavoro che portiamo avanti da dieci anni, cercando di diffondere lo sport paralimpico come cultura di massa, come messaggio di unità. Il “diverso” non esiste: ognuno di noi è diverso dall’altro». Il danno non è solo materiale. Se le carrozzine risultassero inutilizzabili, gli atleti – molti dei quali si muovono già con la sedia a rotelle – dovranno affrontare ulteriori difficoltà per allenarsi. «Non rendiamo pubblico l’accaduto per chiedere pietà o solidarietà. Siamo abituati a lavorare in silenzio, parlano i risultati sportivi e sociali ottenuti in questi anni». L’obiettivo, ribadisce il presidente, è un altro: «Spingere al dialogo e isolare questi gesti di pubblica stupidità. L’ignoranza va combattuta, l’odio cancellato dalla sensibilità di ognuno». E chiude con le parole che un suo giocatore argentino, Adolfo Berdún, leggeva ricordando i “desaparecidos” della dittatura di Videla: «Nunca más. Mai più».
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