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L'evento

Livorno, la “rete” del centro Askatasuna due giorni in città per un convegno

di Stefano Taglione
L'ex Caserma occupata di via Adriana
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L'ex Caserma occupata di via Adriana

Il dibattito il 21 e il 22 febbraio: potrebbe tenersi all’ex Caserma occupata di via Adriana. È stato annunciato sul sito Infoaut.org: «Primo passaggio di un processo nazionale per rifiutare la guerra»

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LIVORNO. Un convegno contro «la fabbrica della guerra» organizzato in città dalla rete dei centri sociali di cui fa parte anche “Askatasuna”, il collettivo sgomberato dallo spazio occupato che autogestiva da oltre 25 anni a Torino, in corso Regina Margherita. L’appuntamento – sul quale per il momento non vi sono dettagli ulteriori, nemmeno la sede ufficiale, anche se una parte potrebbe trovare ospitalità all’Ex caserma occupata di via Adriana – si terrà dal 21 al 22 febbraio, sabato e domenica.

Parte dal movimento “Blocchiamo tutto”, nei mesi scorsi anche qui organizzato con grande successo dalla rete “Livorno per la Palestina” (di cui fanno parte il sindacato provinciale Usb, il Gruppo autonomo portuali, l'Ex caserma occupata, il collettivo "Scuola di carta" e Azione antifascista Livorno) per il blocco delle navi che trasportavano armi e per dire basta al genocidio a Gaza (i manifestanti in conseguenza del blocco israeliano della Global Sumud Flotilla avevano prima ritardato la partenza di una nave della Moby per Olbia e il giorno dopo occupato la stazione ferroviaria). La decisione della location (e ovviamente del convegno stesso) è precedente alla manifestazione di Torino a sostegno di “Askatasuna”, al termine della quale un ristretto gruppo di partecipanti ha dato vita a una guerriglia urbana, con notevoli danni e il ferimento di alcuni poliziotti.

«A partire dalla condivisione di un presupposto, ossia che il movimento “Blocchiamo Tutto” è stato un ciclo che si è parzialmente chiuso, ma che porta in sé i germi di nuove possibilità, vorremmo guardare in prospettiva alla proposta che possiamo rappresentare – si legge sul sito Infoaut.org, parte della rete di “Askatasuna” –. Ci interroghiamo, a fronte di un’accelerazione di dinamiche, soggetti che hanno acquistato protagonismo, pratiche significative capaci di incidere su un piano generale, quali siano stati gli elementi costituenti di quanto si è sviluppato, quali gli elementi organizzativi, quali gli elementi soggettivi da cogliere, alimentare, potenziare in un processo collettivo che sappia continuare il lavoro verso nuovi spazi che si apriranno e per anticipare tendenze che apriranno nuove contraddizioni da esplorare. Ci interroghiamo se le nostre forme politiche classiche, e le forme politiche classiche in senso generale, siano sufficientemente adeguate e vorremmo puntare alla costruzione di dimensioni che possano agevolare lo scambio, il confronto, l’approfondimento di certi rapporti, la formazione, con chi ha espresso ed esprime una soggettività autonoma nell’ottica di dare gambe a un’infrastruttura, un ecosistema, che permetta di alimentare controsoggettivazione e di aggregare su una proposta che abbia al centro il metodo. In una tendenza irreversibile di guerra e riarmo – si legge ancora – ci chiediamo come dotarsi di strumenti utili perché in ogni ambito e a vari livelli della società possiamo ricercare e promuovere capacità di organizzarsi, lottare e contrapporsi rispetto agli effetti della guerra mondiale (impoverimento, economia di guerra, suprematismo e violenza patriarcale, scarsità di risorse, arruolamento) e continuare a tenere vivi ed esplorare gli orizzonti di alternativa e autonomia che ogni lotta produce».

«Quali proposte organizzative siamo in grado di costruire per attrezzarci e attrezzare la società a rifiutare concretamente la guerra e insieme difendere condizioni di vita dignitose, materialmente e ideologicamente da essa minate? – si chiedono dalla rete che raggruppa i centro sociali –. A fronte di questi elementi abbiamo pensato di strutturare un primo passaggio che abbia l’ambizione di non essere unico e una tantum quanto più di essere un passaggio che allarghi e che dia il via a un processo collettivo, a livello nazionale, senza confini che combacino con strutture organizzate ma che punti alla soggettività e alla formazione, capace di elaborare strumenti e proposte anche laddove non siamo, dove si apre la necessità di un lavoro militante, dove vi sono soggettività capaci di vederne le potenzialità». Il convegno di Livorno, che al momento non prevede una manifestazione per le vie della città, si prefigura insomma come un laboratorio di idee da mettere poi in pratica.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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