Hiv, a Livorno due nuovi casi ogni mese - Il primario Sani: «Centrale la prevenzione»
Il primario di Malattie infettive: virus sempre presente e di grande rilevanza sanitaria. Circa 900 pazienti che lo hanno contratto sono seguiti dal reparto livornese
LIVORNO. «Se qualcuno pensa che l’Hiv sia scomparso, si sbaglia. Ogni mese diagnostichiamo due nuovi casi e il reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Livorno segue in totale 900 pazienti, alcuni anche con Aids. Per questo ricordiamo che la prevenzione è fondamentale». Il primario Spartaco Sani spiega che non bisogna mai dimenticare la pericolosità dell’Hiv, virus che attacca il sistema immunitario, indebolendo le difese dell’organismo.
Lo fa in vista della Giornata mondiale contro l’Aids che ricorre ogni anno il 1° dicembre, appuntamento che richiama l’attenzione su un tema che continua a richiedere consapevolezza e prevenzione. D’altra parte i numeri parlano chiaro: sono 21 – con una media di due al mese – le nuove diagnosi di Hiv registrate quest’anno (fino a oggi) dal reparto di Malattie infettive diretto dal primario Sani. Il profilo più frequente riguarda uomini (16 casi), con un’età di circa 45 anni, eterosessuali (15) e italiani (14). Un dato che si inserisce in un quadro più ampio: dal 2020 a oggi, le nuove diagnosi complessive sono state 129.
«Si tratta di un numero finalmente in calo, dopo il picco rilevato lo scorso anno che aveva portato alla quota record di 34 diagnosi – spiega il direttore Sani con Silvia Costarelli, referente Hiv/Aids delle Malattie infettive degli Spedali Riuniti – . Tuttavia quello era frutto della probabile onda lunga delle chiusure pandemiche che avevano allontanato i cittadini dalle strutture ospedaliere, mentre adesso torniamo a i livelli precedenti al 2020. L’Hiv, nonostante se ne parli molto meno di prima, è un’infezione sempre presente e continua a essere un problema sanitario di grande rilevanza. Le terapie negli anni sono cambiate parecchio e oggi i pazienti con Hiv conducono una vita quasi normale e le stesse donne sieropositive, se adeguatamente seguite, partoriscono bambini perfettamente sani: si tratta di risultati fino a pochi anni fa impensabili. Ma ad essere cambiata nell’ultimo decennio è soprattutto la modalità di trasmissione: oggi, infatti, è una malattia a quasi esclusivo contagio per via sessuale, con la modalità eterosessuale la più frequente. Significa che l’Hiv può di fatto interessare chiunque».
Da qui l’importanza di due aspetti. «Il primo messaggio che lanciamo, soprattutto ai giovani, è quello di usare sempre il preservativo durante i rapporti sessuali: anche perché, di recente, abbiamo visto la ricomparsa di malattie a trasmissione sessuale che erano rarissime, come ad esempio la sifilide – evidenzia il primario Sani – . Il secondo aspetto che vogliamo evidenziare, invece, è che ancora oggi una buona parte dei pazienti giungono tardivamente alla diagnosi quando hanno la malattia conclamata e scoprono contemporaneamente di essere sieropositivi e di avere l’Aids. Dei nuovi casi, un numero significativo è costituito però anche da infezioni recenti: ciò significa che il virus circola attivamente, trasmesso attraverso rapporti sessuali con persone che non sono consapevoli, per molteplici motivi, di essere sieropositivi».
Da qui l’importanza dell’esecuzione del test, soprattutto quando si pensi di aver avuto occasioni di incontro del virus come nel caso di rapporti sessuali non protetti, promiscui, con persone che non si conoscono, storie passate di tossicodipendenza o di rapporti sessuali con persone che avevano avuto storie di dipendenza. «Non si deve avere paura di fare il test – conclude il primario di Malattie infettive – e non solo perché viene garantito con sicurezza l’anonimato, ma perché è utile sia per il paziente, che se scopre di essere sieropositivo precocemente ha un’aspettativa di vita simile alle persona non malate, e per la comunità, avendo la possibilità di non trasmettere la malattia agli altri».
