Crisi degli affidi: a Livorno calano le famiglie che accolgono: «Non serve essere eroi per aiutare, fatevi avanti»
Nel 2019 erano oltre settanta, oggi sono una cinquantina ma le situazioni di bisogno salgono. La responsabile del Centro livornese: «È fondamentale recuperare disponibilità e fiducia»
LIVORNO «Non bisogna essere eroi per fare accoglienza familiare, ci sono una fiducia e una disponibilità verso gli altri da recuperare anche perché le situazioni di bisogno sono in crescita». Irene Pietracaprina scorre i dati tutti livornesi che raccontano la complessità, le nuove esigenze e l’importanza dell’attività del Centro affidi zona livornese. Al 31 dicembre 2024 sono “solo” 50 le famiglie affidatarie. Per 52 minori in affido, ovvero bambini e ragazzi in situazioni complesse. È tutt’altro che una buona notizia come spiega la responsabile del centro: della serie, il bisogno cresce, ma le famiglie che accolgono sono sempre meno.
Appello all’accoglienza
Dal 2019 ad oggi, giusto per fare un quadro del reale: sei anni fa le famiglie che mettevano a disposizione la propria accoglienza per aiutare minori in difficoltà erano oltre settanta. «Dopo il covid le famiglie affidatarie stanno progressivamente diminuendo – spiega - Questa diminuzione non sta a significare che sono minori le situazioni di bisogno. Rispetto alla diminuzione del numero di famiglie affidatarie, le situazioni di bisogno sono più importanti e complesse. Il bisogno di affido c’è, è aumentato ma diminuisce la possibilità di dare questo aiuto attraverso l’accoglienza dei bambini e dei ragazzi in situazioni di bisogno a livello familiare».
Pietracaprina cerca di inquadrare possibili motivazioni. «Uno dei motivi, non l’unico, della diminuzione della disponibilità delle famiglie all’affido è che c’è molta meno apertura, per la complessità del mondo moderno e anche un po’ per il clima generale, il mondo fuori da paura. Siamo più chiusi dentro alle nostre situazioni e alle nostre case e c’è meno fiducia, meno disponibilità e potenzialità ad aiutare».
Dallo stato dell’arte all’appello, delicato e propositivo: «La disponibilità e la fiducia verso gli altri oggi è da recuperare, può essere utile per questo tipo di accoglienza». E aggiunge: «Chiunque può farlo. È una disponibilità che può essere offerta da tutti, ci sono vari modi di fare accoglienza familiare in base alle diverse disponibilità che si danno».
Conoscere l’affido
Dei 52 minori in affido, i dati parlano di 42 bambini e ragazzi nel cosiddetto affido residenziale, che vuol dire quando il minore vive in modo stabile con la famiglia affidataria incontrando periodicamente i suoi familiari. E ancora dei bambini accolti da famiglie, 10 sono nel regime di affido part time, quando il minore trascorre con gli affidatari alcuni giorni la settimana rimanendo a vivere con la sua famiglia. «L'affido familiare è una forma di aiuto che si realizza accogliendo in casa e nella propria vita un bambino o un ragazzo, per il tempo necessario affinché la sua famiglia possa risolvere le sue difficoltà - va avanti- L’accoglienza in famiglia permette al bambino di essere accompagnato nella crescita ricevendo la vicinanza, il sostegno, le cure e l'affetto di cui necessita, mentre la sua famiglia viene supportata per superare i problemi che la coinvolgono». E tra le diverse forma di aiuto ci sono l’ affiancamento e l’accoglienza familiare di neomaggiorenni: «Non è un vero e proprio affido a livello giuridico - spiega - L’affiancamento è una forma di prossimità familiare pensato che offre sostegno temporaneo a famiglie fragili che vivono un periodo di difficoltà». L’ accoglienza familiare di neomaggiorenni prevede l’aiuto di giovani in uscita da un percorso di presa in carico (anche ex minori stranieri non accompagnati) e permette di accompagnare il completamento del percorso di crescita verso l’autonomia di questi ragazzi vulnerabili. Per info sull’affido familiare: 3384909201.
