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Scuola, a Livorno le emozioni entrano in classe: rivoluzione al Micheli-Bolognesi – Cosa cambierà

di Francesca Suggi
Scuola, a Livorno le emozioni entrano in classe: rivoluzione al Micheli-Bolognesi – Cosa cambierà

È l’unico istituto in città tra i 70 selezionati per la sperimentazione del Ministero. La preside: «Approccio integrato essenziale per una crescita equilibrata dei ragazzi»

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LIVORNO. È l’unico istituto a Livorno, e tra i cinque in Toscana, selezionato per partecipare al primo progetto sperimentale nazionale sulle competenze emotive, sociali ed etiche che coinvolgerà 70 scuole, 250 docenti di tutta Italia e oltre 1300 alunni.

Il Micheli-Bolognesi e la sua dirigente Cecilia Semplici sono orgogliosi di esserci, all’interno di questo percorso triennale di formazione gratuita per i docenti che partirà a gennaio (così le attività in aula): dietro c’è la spinta di Indire, ente di ricerca del Ministero dell’Istruzione e del Merito, nel quadro delle cosiddette Avanguardie educative. «È importante il percorso triennale di formazione degli insegnanti coinvolti, su una tematica così importante per il benessere dei nostri alunni: sono previste attività in aula con le classi partecipanti in un percorso importante e in continuità, fino al passaggio alla scuola superiore, di primo o di secondo grado», così la dirigente scolastica. Che scorre il bando che prevede 98 ore di formazione distribuite in tre anni e una costante attività didattica in aula. Rilancia la provveditrice Cristina Grieco: «Questa sperimentazione si inserisce in una serie di iniziative che più soggetti stanno portando avanti per valorizzare la dimensione emotiva dell’apprendimento, tra questi anche Indire che da molti anni, anche quando ero io presidente, sta sviluppando una linea di ricerca sull’educazione all’emotività e all’affettività nelle scuole».

Le classi protagoniste

Protagoniste di questo progetto sperimentale e innovativo una classe terza alle elementari Campana e una classe prima alle medie Pirelli, a cui si aggiungono due classi corrispondenti di controllo sui risultati raggiunti. Lo stesso Ministro Giuseppe Valditara a supporto di queste nuove indicazioni nazionali aveva sottolineato l’importanza di rafforzare l’idea di una scuola che non educa solo alla conoscenza, ma anche al rispetto verso l’altro.

Il percorso triennale

Dall’inglese See learning, ovvero social, emotional and ethical learning. È il nome del progetto che si pone l’obiettivo di valutare l'impatto di questi percorsi formativi attraverso la ricerca scientifica e, in caso di successo, estendere il modello a tutte le scuole del Paese. I docenti delle scuole scelte lavoreranno, anche attraverso attività di mentoring, su temi come gestione delle emozioni, gentilezza, attenzione, empatia, interdipendenza, pensiero sistemico, diversità e inclusione, resilienza e gestione dei conflitti. Si tratta di un programma specifico di apprendimento delle competenze emotive, sociali ed etiche utile all’implementazione della legge 22/2025 sulla valorizzazione delle dimensioni educative non cognitive come parte integrante della formazione.

Il primo anno il programma affronterà il tema “Creare una classe accogliente e resiliente”: 22 ore di formazione che riguarderanno il ruolo della gentilezza e della compassione, il sistema nervoso nella regolazione emotiva, la resilienza e la zona di benessere. Il secondo anno sarà concentrato su “Allenare l’attenzione e gestire le emozioni”: un programma di 38 ore su come allenare l’attenzione, la presenza mentale, la consapevolezza, sulla cautela, sulle emozioni e sui bisogni che ne sono alla base e sulla gestione delle emozioni “difficili”. Il terzo anno il focus si sposterà su “Vivere l’interdipendenza, coltivare il pensiero sistemico”: formazione sull’empatia, l’equità, la diversità e l’inclusione, su come trasformare i conflitti, sull’autocompassione e il dialogo interiore positivo.

La nostra sfida

«Siamo molto soddisfatti di essere stati selezionati – va avanti la dirigente Semplici – Abbiamo deciso di candidarci perché c’è un reale e urgente bisogno di portare nelle nostre classi un programma solido, già sperimentato e convalidato, che consenta l'apprendimento delle competenze emotive, sociali ed etiche in un modo molto pratico e concreto, attraverso un approccio integrato che permetta di affrontare le sfide della vita tanto a livello individuale quanto di relazione. Negli ultimi anni, infatti, il mondo dell’infanzia e quello della preadolescenza sono stati profondamente trasformati da rapidi cambiamenti sociali, culturali e tecnologici e la scuola, in questo scenario, è chiamata non solo a trasmettere saperi, ma anche a educare alla cittadinanza responsabile con un percorso strutturato che favorisca una crescita equilibrata e consapevole». E quindi imparare a gestire le emozioni, i conflitti, la rabbia. In sostanza fornire agli studenti (e ai prof) nel loro percorso scolastico le competenze emotive per affrontare le sfide della vita, tanto a livello individuale quanto di relazione.

La provveditrice

La dirigente dell’Ufficio scolastico Cristina Grieco guarda a questa sperimentazione con grande favore. «La dimensione emotiva ha un ruolo centrale nella formazione integrale dello studente, della persona: deve avere anche un ruolo centrale nel curricolo scolastico non come disciplina a sé stante, ma come qualcosa di trasversale, una metodologia didattica che pervade tutte le discipline». E sottolinea come tutte le ricerche dimostrano quanto gli aspetti affettivi, motivazionali e relazionali siano determinanti per il benessere individuale, per lo star bene a scuola e per la qualità dei processi educativi. «Insistere - ribadisce - sulla consapevolezza emotiva, sulla capacità sia per gli studenti di riconoscere e gestire le emozioni, e sia per i docenti di gestire le dinamiche all’interno della classe e gestire i conflitti che si creano» E parla di sfida: trasformare la didattica, non aggiungere qualcosa in più, ma integrare nelle pratiche quotidiane le competenze emotive. Nel concreto spiega cosa faranno gli studenti coinvolti: «Indire propone un approccio laboratoriale con esperienze condivide, non una trasmissione di contenuti, ma narrazioni, riflessioni comuni che aiutano a lavorare anche su una formazione integrale come cittadini responsabili e consapevoli». E chiude: «Abbiamo, dall’anno scorso, una legge sulle competenze non cognitive, approccio che valorizza la dimensione emotiva, al centro di una rivisitazione delle conoscenze che non possono e non devono più essere solo disciplinari, ma anche personali nell’ottica delle life skills».
 

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